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11 maggio 2008
PENTECOSTE A
At 2,1-11 1Cor 12,3b-7.12-13 Gv 20,19-23

IL DONO DELLO SPIRITO

Gesù era in terra, faceva vedere ancora se stesso con il suo fisico e fa dei ‘gesti’ –misteriosi perché contengono la realtà di Dio, ma visibili e sensibili perché noi comprendiamo solo le cose che riusciamo a toccare, a vedere, a gustare.

Ecco allora che Gesù celebra un sacramento – il sacramento della Chiesa: la Chiesa è il sacramento che racchiude tutti gli altri sacramenti –sono sette i ‘riti sacramentali’, ma è uno il sacramento voluto da Gesù, cioè la rappresentazione efficace della presenza di Dio.

Gesù ‘alita’ su di loro, passa il suo respiro.

Qualcosa di simile c’è già nella prima pagina della Bibbia.

Creato l’uomo –Adamo- alitò su Adamo’: passa il suo respiro (anche se Dio creatore non ha il respiro, ma è un’espressione) e Adamo ha ricevuto questa aria di Dio, questo alito di Dio, questo respiro di Dio.

Nella Bibbia dell’Antico Testamento non si parla ancora dello Spirito Santo, non si parla ancora di una Persona distinta dal Padre - che è Dio e lo stesso Dio del Padre - però ci sono già dei segni: dona il suo spirito.

Gesù lo spiega in modo tale che noi possiamo aprire la nostra intelligenza per domandarci: "Se Dio viene in me, io cosa devo fare?"

Lo Spirito viene in noi: l’ha dato alla sua Chiesa, dopo aver detto "Io sono stato mandato dal Padre. Ed io mando voi!"

Così, ciascuno di noi deve essere capace a respirare il suo respiro –quello spirituale, quello che riguarda Dio, che si esprime con le parole, con l’esempio, sugli altri; ognuno di noi dovrebbe essere legato agli altri proprio con il respiro di Dio che ha ricevuto e che deve dare.

Capite cosa vuol dire parlare le parole di Dio? Capite cosa vuol dire aver sentito – con il sentimento, con l’affetto, con l’entusiasmo, qualche volta, con tristezza qualche altra volta, con l’esperienza del silenzio di Dio, altre volte - ma averlo ricevuto dentro diventando capaci di dire: "Tu mi vuoi bene se vieni ad abitare dentro di me".

Gesù me lo dice chiaramente –Il Padre mi ha mandato a voi perché voi vi sentiate amati da Dio Padre, perché voi a vostra volta siate capaci a dirlo ad altri "Il Padre ti vuol bene".

Cosa vuol dire che Dio ci vuole bene, che ci protegge? Vuol dire: Ti auguro che tu lo senta, perché Dio ti vuole bene, Dio ti protegge – non ti protegge sempre nelle singole situazioni della vita, nelle singole tentazioni: se ce la facciamo, non si fa sentire, ma se non ce la facciamo viene in nostro aiuto.

Ho ricevuto una lettera che mi chiedeva come fosse possibile che Madre Teresa, che non ha più sentito Dio negli ultimi tempi della sua vita, sia diventata santa?

Ma è santa proprio per questo, non per le sue tante opere che sono finite – adesso le sue opere le fanno altri- ma perché ha voluto sentirsi amata da Dio e quando non ha più sentito, quando non era più entusiasta, quando è rimasta al buio completo, ha continuato a fare le opere dicendo "Il Signore mi vuole bene anche se non si fa sentire"

 

Volete un esempio?

 

Tra i Padri del deserto ce ne è uno che si è sentito chiedere da un discepolo: Il Signore qualche volta non si fa sentire. Perché? Vale più quando io lavoro con entusiasmo o quando lavoro nella tristezza? Gli è stato dato una risposta semplice: Le piante hanno radice, rami, foglie e poi i frutti; ma i frutti vengono fuori soltanto quando la stagione è inoltrata e sempre dopo i fiori. A volte i fiori spariscono, ma ad ogni fiore dovrebbe corrispondere un frutto. Così opera il Signore, purchè ci sia sempre la radice che tira su la linfa, purchè ci siano sempre le foglie che respirano e poi i fiori e poi i frutti. Ci vogliono l’uno e l’altro –fiori e frutti: se tu sei radicato nel Signore sentirai l’entusiasmo, la gioia, sentirai di essere amato da Dio perché qualcuno te lo dice, perché le pagine della Scrittura te lo ripetono, perché tu qualche volta ti entusiasmi anche. Poi fai i frutti: ma fai molti frutti o pochi frutti secondo quello che sai estrarre dalla radice –a volte i frutti sono grossi e vistosi, a volte sono piccolissimi e nascosti- Il frutto completo è l’eternità.

 

Nelle letture del mio breviario oggi ho letto una pagina di un grande teologo dei primi tempi –Ireneo- il quale dice: Lo Spirito Santo viene in noi per riposare e per abituarsi a vivere con gli uomini, anche quando non si crede in lui. Per merito tuo lui si ferma nel mondo umano. Già San Pietro aveva accennato a questa verità nella prima lettera al capitolo 4, ma Ireneo ce lo ripete dicendo che da questo derivano tanti frutti, tante santità, tanta sicurezza.

 

Oggi celebriamo lo Spirito Santo che viene in terra. Non viene a passeggiare sulle pietre o sull’erba, ma viene in terra a passeggiare nel mondo umano attraverso ciascuno di noi.

Cosa siamo capaci a fare?

Tu che cosa sei capace a fare?

Signore, grazie. Questo dono che tu mi hai dato io lo uso a tuo vantaggio. Se sono nell’ombra –se l’ombra è causata dalla nebbia - io penso che il sole c’è sopra la nebbia.

Molte volte siamo nell’ombra, nella freddezza; molte volte leggiamo il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Gloria al Padre e lo facciamo con freddezza, forse con la testa piena di altre realtà, di altri fantasmi.

Dio non è un fantasma.

Dio è l’abitatore delle nostre anime che ci chiede di prestargli le mani, la bocca, la buona volontà.