25 maggio 2008
CORPUS DOMINI A
Dt 8,2-3.14b -16a 1Cor 10,16-17 Gv 6,51-58
Per ‘stare a tavola’ con Gesù e nutrirci di Lui abbiamo bisogno di essere già ‘in comunione’.
I bambini, purtroppo, molte volte fanno la prima comunione e la seconda la fanno quando hanno 30 anni, quando si sposano. Nei miei primi anni di sacerdote c’era già questa difficoltà, ma non era per tanti, adesso è per molti.
Però il Signore ci dice che li recupera lui, piano piano, in altre occasioni. Ogni tanto ne recupera qualcuno.
Ma per poter fare bene la comunione bisogna venire qui a celebrarla, a far festa. Ma come si può celebrare qualcosa che non abbiamo vissuto?
Vivere la comunione significa essere insieme con gli altri, non solo con il Signore facendoci qualche volta il segno di croce, ma con il Signore pregando e con la gente vivendo in amicizia, imparando a perdonare, imparando a servire, servire il mondo attraverso i fratelli che abbiamo vicino, ma imparando a consacrare il nostro lavoro non con dei gesti o delle giaculatorie, ma semplicemente lavorando seriamente e rendendoci conto che ogni lavoro è servizio –pensate al servizio di chi pulisce le strade, di chi guida la gente, di chi da buon esempio, pensate al servizio di chi ormai non può più fare niente, ma offre il suo dolore-
Nel pomeriggio di sabato ero all’ospedale: hanno fatto la comunione 15 persone, tutte sedute in carrozzella, più tre erano insieme a me per aiutarmi a rispondere e per aiutare gli altri a stringere la mano, fare coraggio e qualche carezza –è comunione, quella : comunione di chi aiuta gli altri, comunione di chi non può fare altro che offrire al Signore la propria immobilità.
Allora, se c’è comunione abituale, possiamo venire qui a celebrarla.
Capisco che chi non insegna ai bambini vivendo in comunione abitualmente, non insegna ai bambini per esempio a recitare la preghiera del mattino, a consacrare al Signore la giornata andando a dormire facendosi un segno di croce non è in comunione, ed i bambini quando fanno la prima comunione, pensano di fare una festicciola.
Mi dicono che vogliono fare la festa anche quelli che non sono neanche battezzati: mi dicono che quando c’è la festa della prima comunione, anche i compagni fanno la loro festa di ‘quasi prima comunione’.
Hanno ragione i bambini, ma qualcuno glielo deve ben insegnare e forse qualcuno lo deve insegnare anche ai genitori.
Sono parole inutili quelle che dico?
Non penso, perché forse qualcuno lo può riferire ad altri, oppure può farlo vedere.
Simon Weil –una donna profondamente conoscitrice di Gesù Cristo, ma che vedeva nella Chiesa cose che non riusciva a capire, ebrea di religione ufficiale, ma cristiana - dice che il Cristo Gesù si è fatto pane ed allora è commestibile. Ed il pane commestibile si mangia tutti i giorni. Allora vorrebbe vedere i cristiani essere commestibili anche loro perché se credono in Gesù che si fa mangiare, anche loro dovrebbero essere capaci a farsi mangiare. Con una parola più semplice: i cristiani dovrebbere essere al servizio, continuamente!
Scrive dei quaderni, l’anno prima di morire, nel 1942, nel quarto quaderno di diario dice proprio queste cose che sono figure forti: ma non è necessario morderci o farci mordere, è sufficiente ed è soprattutto importante essere capaci di servizio.
San Basilio, uno dei primi grandi cristiani, scrive le sue Regole ampie e nella settima Regola dice che se c’è un falegname grande artista, ma senza legna, come può lavorare? Gesù è un buon falegname, ma noi dobbiamo essere legno che si fa lavorare. Io devo essere un legno abbastanza tenere da farmi lavorare dal Signore. Basilio continua dicendo che noi siamo membra di Gesù, quindi membra scheletriche non servono. Siamo membra che devono essere piene di muscoli, di flessibilità perché lui possa lavorare noi che siamo il segno della sua presenza.
Nel 304 circa quando stavano per finire le persecuzioni dei primi cristiani ad Abilene –paesino vicino a Cartagine- un gruppo di cristiani in tempo di persecuzione si è fatto pescare mentre celebrava l’eucarestia.
Era domenica. Le guardie li hanno presi e portati di fronte la giudice che ha chiesto loro perché si riunivano. "Ci riuniamo perché abbiamo bisogno del Signore" –Dominus, dicevano perché parlavano latino-
"Non potete più fare così, altrimenti vi togliamo la vita".
"Senza Dominus non possiamo vivere" –fu la loro risposta- "Senza il giorno del Signore noi non possiamo vivere!"
Un lungo processo concluso con il taglio della testa.
Senza il giorno del Signore non potevano vivere, mentre con la testa tagliata hanno potuto vivere nell’eternita!
Bisogna essere coraggiosi, bisogna saper vivere veramente la realtà del Corpo di Cristo che viene in noi per poterci dire: "Io sono vivo, ma sono anche visibile"
Gesù Cristo è visibile: io guardo la vostra faccia e vedo la faccia di Gesù –siete sorridenti, siete seri, siete impegnati, siete biondi, siete bianchi, siete calvi, non importa:
E’ un Gesù con tanti aspetti, ma è un Gesù che continua a lavorare per poter essere pasta nutriente per tutti coloro che vogliono ricevere del buon esempio.
Coraggio!!