8 giugno 2008
X Domenica del Tempo Ordinario A
Os 6,3-6 Rm 4,18-25 Mt 9,9-13
Noi vediamo la gente in faccia e non siamo capaci a leggere il cuore, magari intravediamo qualcosa sul carattere, ma nel viso non si legge la storia, bisogna interrogarli, praticarli, qualche volta bisogna con fiducia ascoltarli abbondantemente.
Ci sono persone in attesa –chissà quanti di noi lo sono- per poter dare un senso alla propria vita.
Ci sono delle persone scoraggiate che non attendono più niente: è un disastro perché non attendere vuol dire non sperare, non rendersi conto di vivere –vivere vuol dire andare avanti, possedere il tempo; invece le persone scoraggiate lasciano che il tempo passi.
Vi sono invece delle persone che vengono illuminate, perché hanno cercato, perché c’è qualcuno che le avvicina, perché c’è qualcuno che passa. Pensate a Matteo, quell’uomo di cui il vangelo parla –è lui stesso in questo caso, però gli altri evangelisti, Luca e Marco, raccontano la stessa situazione, però lo chiamano Levi nel raccontare questo episodio –forse per non mettere troppo in evidenza che è uno di loro.
Non sappiamo se Matteo era uno che "aspettava" o se "era scoraggiato". Quello che sappiamo è che era uno che si interessava di scrivere i nomi di quelli che pagavano la tassa all’ufficio dei Romani. Era uno di quella ‘gentaglia’ che partecipava al popolo ebraico ma che viveva per il popolo romano –collabrazionisti, oggi li chiameremo- e viveva seduto al suo banco. I nostri pittori si divertono a rappresentarlo qualche volta in una specie di osteria con una luce che parte da Gesù e arriva al volto. Chi si intende di arte sa quanti e quali sono i quadri che lo rappresentano. Questo però è sicuro: Gesù gli dice: "Ho bisogno di te. Seguimi" Lui avrà fatto le sue obiezioni? In qualche quadro è rappresentato Matteo che fa un segno. "Io?"
E’ un illuminato, che fosse scoraggiato o che fosse in attesa, di fatto in quel momento ‘luce’ E allora capisce che Gesù è passato di lì, non per caso.
Tutti gli avvenimenti della nostra vita sono così: non sono un caso! Lui lo sa. Per me è un caso, capitano degli incontri, capitano delle persone che vengono, si avvicinano molto a te, poi piano piano, quasi insensibilmente se ne vanno. Chissà perché. Ritorneranno. Sono momenti di illuminazione perché ti fanno capire come, perché, a qual fine tu puoi interpretare le cose che capitano. Di fatto il Signore ti vuole parlare.
Pensate un pochino a lui: "Seguimi" e lui è andato con Gesù. Ha fatto una festa, voleva cambiare mestiere: aveva in mano una penna –non so di che uccello- e la usava per scrivere. Non la butta via, continuerà a scrivere per prendere appunti. Tra i 12 non sappiamo quanti sapessero scrivere, per cui lui che sa scrivere, certamente, prende degli appunti e poi è proprio quello che agli altri suggerirà certe frasi fisse che Gesù ha detto, ha ripetuto. Sapeva scrivere e si è messo a disposizione e ha scritto: è uno dei 4 evangelisti. Qualcuno dice che è il primo e nei libri del vangelo è sempre il primo. Qualcuno dice che il primo è stato un altro. Qualcuno dice che lui ha scritto in ebraico e gli altri in greco, per cui lui successivamente è stato tradotto. Questioni di storia. Di fatto lui ha scritto: quella penna che gli serviva per tradire il suo popolo gli è poi servita per convincere anche noi, fino ad oggi. Chissà se lui lo pensava.
Quella penna ha scritto i nostri nomi – ha scritto il nome di Gesù- ma poi ha detto "seguimi" a tutti noi. Non era necessario seguirlo lasciando il nostro mestiere, la nostra famiglia. Ci dice "Seguimi" proprio nel tuo lavoro, nella tua famiglia, proprio dimostrando che se capisci che il Signore ha bisogno di te, tu sei una persona illuminata.
Qualcuno quando si sente dire ‘illuminato’ si entusiasma, qualcuno dice: "Io?" Ma non scoraggiamoci, mettiamoci veramente al seguito e sappiamo che le nostre azioni grandi sono importanti, ma quelle piccole sono ancora più importanti, proprio perché il Signore vuole che ci convinciamo che lui è presente, che ci trasforma dal di dentro.
C’è uno dei Padri della Chiesa- Giustino, era un filosofo che a un certo punto si è sentito chiamare – che racconta che ha incontrato uno per la strada che gli ha detto "Lascia stare tutto, adesso segui il Cristo Gesù" Lui conosceva Gesù come un pensatore e si è messo a scrivere proprio in difesa dei cristiani delle ‘apologie’ (cioè lettere alle autorità romane perché comprendessero il cristianesimo). Alla fine della sua prima apologia, al capitolo 66, dice "Il Cristo Gesù ha preso del pane e del vino, li ha trasformati in se stesso e poi ha detto di mangiarli anche noi, perché lui vuole metabolizzarsi in noi". Tutti sapete cos’è il metabolismo –è il nostro modo di assorbire i cibi e di trasformali pian piano in sangue, in carne, in ossa- Gesù ha voluto metabolizzarsi in noi –la parola è greca- cioè alimentare noi facendo in modo di diventare il nostro nutrimento, perché nutrendoci di lui noi potessimo diventare lui stesso.
Una parola sola, ma sapeste quante verità si possono ricavare applicando questa parola –metabilizzare il Cristo perché noi potessimo vivere di lui: Lui è l’amore di Dio? Bene, noi dobbiamo essere l’amore di Dio. Lui è l’ascolto del Padre verso l’umanità? E noi dobbiamo diventare capaci ad ascoltare il Padre e gli altri. Lui è la misericordia? Noi dobbiamo diventare gente che accetta la misericordia, per poter vivere la misericordia.
Che bello: noi siamo fatti per portare in Dio la nostra natura affinché nella nostra natura ci fosse poi la natura di Dio.
Quell’uomo, Matteo, che ha voluto fare una festa, alla festa a chiamato i suoi compagni, i suoi colleghi di lavoro, quelli che insieme a lui tradivano il popolo e hanno fatto festa. Gli altri hanno visto. Allora i seguaci della Legge, quelli che erano perfetti nel sapere la Legge a memoria, si stupiscono dicendo: "Quel Gesù dice tante cose belle e poi mangia e beve insieme ai peccatori" Sì, Gesù ha partecipato a quella festa e gli altri si scandalizzano, ma propri mentre si scandalizzano Gesù ha detto "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati" E allora Gesù è contento di magiare insieme a coloro che sono peccatori perché uno di quelli diventerà il suo apostolo, il suo diffusore delle parole, l’avvocato che si presenterà a tutti dicendo: "Ascoltate quello che lui dice" e il Signore dice: "Siete ammalati? Venite da me e io vi guarirò"
Qui siamo all’inizio del vangelo- alla fine ce lo spiegherà: tutti questi ammalati si nutriranno di me che divento medicina, che metabolizzandomi in loro diventeranno miei rappresentanti.
Siamo capaci ad essere nutriti di Gesù e presentare poi Gesù?
Non scoraggiamoci, non mettiamo i nostri difetti in evidenza; mettiamoli un po’ da parte; il Signore li conosce e diciamogli: "Nutrimi perché io possa togliermi i miei difetti. Fa in modo che io possa veramente seguire te".
Concludo con una favoletta che ho trovato scritta proprio a proposito di questo:
C’era un semaforo che un certo giorno ha deciso di accendere tutte e tre le sue lampade di azzurro. Gli automobilisti si fermano stupiti; poi vanno avanti lo stesso. Dall’altra parte gli automobilisti fanno lo stesso. I pedoni cercano di andare tra una macchina e l’altra e la situazione diventa proprio impossibile. Arriva un vigile e va a controllare la scatola del semaforo; pensa che si sia guastato e lo spegne. Con il semaforo spento, gli automobilisti e i pedoni sanno come comportarsi: bisogna dare la precedenza a coloro che provengono da destra e bisogna lasciare passare i pedoni. La situazione ritorna in poco tempo alla normalità. Alla fine viene chiesto al semaforo perché si fosse comportato così. "Non hanno capito niente! Io ho acceso la luce che manda in alto: l’azzurro, verso il cielo. Se si fossero messi a volare avrebbero trovato la strada tutta libera"
Favoletta. Ovviamente, però mi viene voglia di dire: Noi siamo capaci qualche volta di volare? Siamo capaci invece di vedere che possiamo passare di fermarci, ma non per la strada, nella strada della vita, cercando di fermarci di fronte al male, cercando di prendere gli altri per mano e dire "Guardiamo in alto: se Dio ha voluto avvicinarsi a noi seguiamo anche noi la strada del Signore".
Ma noi siamo capaci veramente di seguire la via di Gesù che ci dice di andare in alto?