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15 giugno2008
XI Domenica del Tempo Ordinario C
Es 19,2-6 Rm 5,6-11 Mt 9,36-10,8

SOLO IL PRETE PREDICA?

Avete notato quante enumerazioni ci sono nel Vangelo di oggi? Contavo con le dita: dodici i nomi dei discepoli più vicini a lui, quelli che egli "invia"; sei gli incarichi dati ad essi nell’inviarli. Sei o, meglio, uno più cinque. Uno è il principale, la "testa" che deve durare, potremmo definirlo il "titolo" di tutto un insieme di compiti: Predicate che il Regno di Dio è vicino.

Il senso dei numeri.

Il Regno di Dio è vicino. Predicatelo. Entrateci e fateci entrare gli altri. Come?

Per poterlo predicare, per poterlo far capire, per poterlo far credere anche contro le apparenze, cominciate a dirlo ed a farlo vedere. Ed ecco gli altri cinque incarichi che Gesù presenta adattandosi alle esigenze dei tempi e conferendo anche poteri eccezionali: guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, scacciate i demoni, gratuitamente dateGesù sta insegnando che il modo di predicare che il Regno di Dio è vicino è quello di operare il bene con le persone. Per aiutare gli altri ad entrare nel Regno di Dio ed arrivare a Dio bisogna passare attraverso la loro umanità, così come Dio ha voluto passare attraverso l’umanità di Maria per arrivare sino a noi.

Non è facile capire questo, sembra quasi che ci sia un contrasto tra l’invito a predicare il Regno di Dio – concetto essenzialmente spirituale – ed il come farlo, operando all’esterno, sull’uomo. Ma non è così. Il concetto del Regno di Dio va approfondito dentro, ma non va tenuto per sé. Va subito portato fuori, predicandolo con le parole e soprattutto con le opere. Capite come sono legate le due manifestazioni del Regno? Dentro e fuori. Credere e predicare, questo vuol dire aprire la porta a Dio che viene in terra.

Perché non ancora nel mondo intero?

Può essere difficile capire il punto del Vangelo in cui Gesù, quando manda i suoi dodici a predicare, dice: - Non andate dai pagani. Praticamente chiede loro di non uscire dalla Palestina. Eppure sappiamo che essi hanno predicato non solo in Palestina, ma che sono andati in Siria, in Grecia, sono arrivati a Roma, si sono irradiati in tutto il mondo allora sconosciuto. Subito addirittura chiede di non andare neppure in tutta la Palestina. Infatti dice anche: Non andate dai Samaritani. Perché? La risposta è semplice. Gesù sta formando i suoi discepoli. Questi non sono ancora i veri viaggi apostolici.

In Luca troviamo un episodio simile in cui vengono inviati in settantadue, senza soldi, senza ricambi, senza bisaccia, con un solo paio di calzari… Sono esperimenti brevi, saggi, esercitazioni. Non si può andare a predicare Gesù Cristo in teoria, bisogna averlo esperimentato, averci creduto, aver fatto qualcosa personalmente. Per far esperimentare che cosa vuol dire "Il Regno di Dio è vicino" devono esperimentarlo essi stessi. Devono fare anche qualche miracolo che supplisca alla loro ignoranza, alla loro incapacità. Alla fine, prima di salire al cielo, li manderà a tutti, ai pagani, a chi aveva ancora il cuore non contrito; darà loro lo Spirito Santo. Ma prima devono esercitarsi, devono imparare bene, devono riempire il proprio cuore della pienezza della fede, devono esercitare l’AMORE. Gesù sta proprio insegnando ai suoi ed a noi di mostrare il Regno di Dio manifestandolo, con l’operare la misericordia.

Una favoletta semplice, per capire meglio. Un amico di Dio riceve da Dio stesso il libro della sua Parola, per farsi aiutare. Ma quest’uomo non ha quasi mai tempo per leggerlo; lo porta con sé, inizia, ma deve fermarsi e posarlo in continuazione. C’è sempre qualcuno da aiutare, o consolare, qualcuno cui far compagnia. Deve dedicarsi agli altri e non riesce a dedicarsi a quel libro eppure a lui così prezioso … Finché un giorno lo perde. Il suo cuore già stanco non regge al dolore. Muore. Arriva dal Signore che gli chiede: Dov’è il tuo libro? – Signore non l’ho più, l’ho perso. – Portate qui il suo libro – dice il Signore agli angeli. Ed ecco che gli si fa incontro una folla di persone, che lo abbracciano. Sono le persone che lui ha consolato, aiutato, cui ha dedicato il suo tempo … Quello è il tuo LIBRO - dice il Signore. Hai perso quello scritto con l’inchiostro ma hai letto sempre quanto hai scritto nell’Umanità. Hai voluto bene, hai saputo ascoltare, hai aiutato. Quello è il LIBRO, il libro del cuore umano. E’ questo che ti serve per l’eternità.

Capite cosa vuol dire poter davvero fare quello che qui gli apostoli hanno ricevuto come incarico? Seguire il Signore vuol dire essere capaci ad insegnare alla gente la direzione giusta per entrare nel Regno, conoscendo e imitando Gesù.

Sacerdoti o ministri?

All’inizio della messa abbiamo pregato: « O Padre, che hai fatto di noi un popolo profetico e sacerdotale ».

Nella prima lettura Dio addirittura dice agli israeliti, attraverso Mosè: Voi sarete per me un regno di sacerdoti. Noi sappiamo che i sacerdoti dell’Antico Testamento costituivano una casta molto separata. Dio chiama "sacerdotale" tutto il popolo. Cosa vuol dire?

L’unico SACERDOTE è Gesù Cristo che è morto offrendo se stesso ed offrendo tutta l’umanità. E’ lui che ha fatto l’unica offerta valida. E’ lui l’unico mediatore tra l’umanità e la divinità. Morendo, ha lasciato il suo SACERDOZIO alla CHIESA. Il Padre ha mandato me, io mando voi. Tutti. Io mando VOI, TUTTI.

Il Corpo di Cristo, oggi, siamo tutti noi e se facciamo qualcosa di bene è lui che continua a farlo. Le nostre parole, se le diciamo insieme a lui, sono la sua parola che continua. Ecco perché siamo popolo sacerdotale e tutti abbiamo il compito sacerdotale di offrire noi stessi, ed il mondo al Padre.

Ma un popolo intero può confondersi, abituarsi, dimenticare. Le incrostazioni storiche sono troppe.

Affinché noi possiamo attuare bene questo compito bisogna che qualcuno ce lo ricordi, che qualcuno ci svegli, ci aiuti.

Questo lo deve fare qualcuno che ha il servizio, cioè il ministero sacerdotale: il servizio fatto al "sacerdozio" di tutta la Chiesa.

Questo qualcuno è il presbitero, il prete (meglio chiamarlo piuttosto che sacerdote, termine, abbiamo visto, troppo estensivo).

Al prete tocca proprio il compito di servire il sacerdozio degli altri. E’ il compito che spetta a me, qui dentro, tra voi. Ho l’incarico di farvi riflettere sul vostro compito sacerdotale che nasce dalla frase di Cristo: Andate e predicate che il Regno di Dio è vicino. Tutti dovete farlo. Capite l’importanza del vostro impegno laicale? Io insisto tanto su questo. Arrivo spesso a dire che i preti sono pochi perché lo Spirito Santo vuole che i laici capiscano le loro responsabilità. Addirittura dico che i preti sono troppi, perché se ci sono troppi preti che fanno tutto, la gente si addormenta e si dimentica di essere popolo sacerdotale…

Il Padre ha due mani – dice Ireneo, il grande teologo che parla tanto di Cristo che continua a lavorare nel mondo -. Una mano si chiama FIGLIO. L’altra mano si chiama Spirito Santo. Con le due mani ha creato, con le due mani ha salvato e salva.

Queste due mani non sono altro che la manifestazione di un Padre che ha bisogno di figli e chiede a tutti i figli di essere a loro volta i suoi collaboratori, le sue mani. Vogliamo essere anche noi un pochino le mani del Padre che vuole lavorare nel mondo?