PRECEDENTE  LE OMELIE DI DON GIUSEPPE CAVALLI  SEGUENTE

22 giugno 2008
XII Domenica del Tempo Ordinario A
Ger 20,10-13 Rm 5,12-15 Mt 10,26-33

QUEL PEZZETTO DI CIELO

Tutti lo sappiamo, per arrivare al Padre si devono superare sempre delle difficoltà. E’ una strada in salita ed arrivare al Padre è come arrivare sulla vetta di un monte. Il monte è quello della vita. Ciascuno di noi ha il suo monte e la strada che dobbiamo percorrere per salire è diversa per ciascuno di noi: è la nostra chiamata personale. Man mano che si sale ciò che riusciamo a fare, a vedere ed a godere ci dà gioia, ma quanto sacrificio, quanta sofferenza, quanta fatica.

Abbiamo parlato tempo fa di uno "ZAINO" che ci portiamo addosso, troppo pieno di cose. Qualche volta, per salire meglio al Padre, dobbiamo svuotarlo volontariamente; a volte siamo costretti ad abbandonarlo … Ma, siamone certi, anche quando, in certi punti, la strada diventa estremamente dura e quasi non ci si orienta più, se lo vogliamo c’è sempre, in noi, una grande potenzialità di saper vedere oltre ciò che si vede, di andare avanti …

Etty Hillesum, una ragazza ebrea morta in campo di concentramento, amante della lettura e dei libri cui è particolarmente legata, sa che deve lasciare il suo "zaino" culturale. Non può portare con sé, al campo, i suoi libri.

Ma – dice – si deve essere anche capaci di vivere senza libri e senza niente. Devo avere tutto in me stessa. Esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare, e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera.

Per poter partecipare davvero alla famiglia dove Dio è Padre, c’è la sofferenza. Ce lo ha insegnato Gesù, che al vertice della sua vita ha trovato la croce, anche se poi c’è stata la risurrezione. Gesù ha giustificato tutto il suo messaggio legando insieme croce e risurrezione.

Tenebre e luce. Lo ripeto: occorre "saper vedere oltre". La LUCE c’è ma bisogna cercarla, bisogna saperla vedere. Bisogna prima trovarla dentro di noi.

Nell’anno 250 a Cartagine c’è la grande persecuzione dell’imperatore Decio. I cristiani che non avevano offerto incenso al dio della città e venivano trovati senza il "libello", se, invitati a farlo, non volevano sacrificare ma "confessavano" di essere di Cristo, diventando "confessores", venivano imprigionati e legati con i ceppi e dovevano restare senza bere, senza mangiare, nella sporcizia … Solo la carità dei fratelli che venivano a trovarli nelle carceri sotterranee poteva dar loro soccorso.

Eppure Cipriano il vescovo di allora, scrive, in una sua lettera:

Beate le tenebre del carcere, che portano la LUCE nel cuore. Beati voi, CONFESSORES

Anche lui morirà martire, dopo essere stato esiliato, in una successiva persecuzione …

La luce viene proprio dall’essere passati attraverso le tenebre. E’ questa LUCE che si ha dentro che rende possibile la testimonianza; è questa LUCE che rende anche facile la "testimonianza" estrema del "martirio". Martirio vuol dire appunto testimonianza.

Karl Rahner , teologo che ha molto influenzato con idee umane il Concilio Vaticano II, parlando dei martiri, dei confessori, di quelli che sanno mostrare la loro fede, evidenzia in essi tre caratteristiche. Karl Rahner può aiutare anche noi nel nostro impegno di testimoni.

1) I "martiri" – egli dice – sono "persone già arrivate". Hanno già fatto l’esperienza che il Signore è loro vicino sempre, non li abbandona e li aiuta nel momento della testimonianza. E’ per questo che nell’ultimo momento non hanno più paura. Il Signore li riempie di tutti gli aiuti già dati prima. Sono pieni di Spirito Santo.

* Anche noi dobbiamo fare l’esperienza dell’aiuto del Signore per avere la forza di confessare sempre: sull’autobus, in casa, ovunque … "Io ci credo" Lo Spirito Santo ci aiuterà, nelle varie occasioni, a dare colore e credibilità alle nostre parole.

2) I "martiri" non difendono mai idee solo astratte e lontane, ma cose naturali, come il bisogno di vivere, il bisogno di comunicare, il bisogno di dire la verità, la libertà. Sono illuminati da Cristo, che ha conosciuto l’umanità e sa risolvere i problemi dell’umanità.

* Noi cristiani ci atteniamo, nel nostro testimoniare, al modello di Cristo?

3) I "martiri" possono essere anche gente che non crede in Cristo, che ha altra fede, ma riesce a dare le stesse affermazioni. Non si è mai soli, tutti siamo accomunati dal grande valore dell’UMANITA’ religiosa.

Questo ce lo dice un grande teologo che nel concilio cercava di ricordare che le difficoltà ci vengono date non tanto dai grandi problemi cristiani, ma, soprattutto, dai problemi umani.

* Se non riusciamo ancora a testimoniare, a confessare, cosa manca alla nostra "umanità"? Pensiamoci un po’ su, riflettiamo su di noi … Forse dobbiamo diventare più semplici, più coerenti. Forse per l’ansia che è dentro di noi non riusciamo ad avere quella fiducia che alimenta la speranza, e fa LUCE in noi …

Voglio raccontare una storiella. Potrete narrarla ai vostri bambini o nipotini. Forse vi aiuterà a pensare meglio, a vedere le cose in maniera un po’ più semplice.

E’ la storiella del passerotto "senza speranza". E’ ancora nell’uovo e sentendo le parole dei genitori che si raccontano le difficoltà quotidiane, incomincia ad essere in ansia. - Come farò ad uscire? l’uovo è così duro … Ad un certo punto l’uovo si spacca e lui esce tranquillamente. – Ed ora? chi mi darà il cibo? I genitori, in volo, glielo portano. Ma l’ansia continua: - Ed io? potrò volare? ce la farò? …

Un giorno allarga le ali, vola. Si ferma a terra: - Ed ora? … La mamma gli insegna a risalire. Impara a volare molto bene … Trova una passerotta, fanno il nido, hanno i piccoli … - Ed ora, che accadrà ai piccolini?

E’ un uccellino "senza speranza". Eppure ha visto che tutte le cose vanno a posto, bene …

L’uccellino non ha letto la nostra pagina di Vangelo. Non sa che il Padre celeste pensa anche a loro …

Noi lo sappiamo. Sappiamo che il Signore le soluzioni le dà sempre e quando le soluzioni non sono qui , rasoterra sono lassù, in quel pezzo di cielo guardando il quale io posso dire: Signore grazie, Signore dammi la tua luce, Signore io so che tu mi guardi e mi aiuti. Signore, ti canto il mio ALLELUIA!