13 luglio 2008
XV Domenica del Tempo Ordinario A
Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23
VIAGGIO TRA UOMINI E COSE
Bella la parabola del seminatore ed anche molto nota. Mette un poco tutto in crisi. Non la commento; preferisco che sia S. Paolo a commentarla, anche se soltanto in qualche particolare.
Mentre gli altri evangelisti presentano la parabola quasi con le stesse parole, Paolo la applica immediatamente alle situazioni personale.. il brano della lettera letto oggi, c’istruisce presentandoci la vita cristiana in cammino progressivo. "ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi.
Ci presenta appena abbozzati due quadri
°Il quadro delle nostre ansie, attese, tribolazioni, difficoltà. Quadro ben noto a tutti. Ha i colori delle nostre esperienze quotidiane, con una situazione personale per ciascuno.
°L’altro quadro è quello della gloria di Dio. Lasciato un po’ sfumato, generico, forse nebuloso perché lo pensiamo troppo poco ed anche perché c’è stato rivelato come un mistero da pensare per poterlo penetrare aspettandolo intensamente. Sarà, infatti, molto di più e molto diverso da quanto possiamo immaginare riferendoci alle cose belle che per ora conosciamo.
Stiamo pensando al mondo eterno di Dio, mondo del quale non abbiamo ancora fatto l’esperienza. Le cose del Signore le coloriamo sempre con quanto già abbiamo esperimentato. Tra il quadro pesante della nostra vita quotidiana e la prospettiva della gloria di Dio c’è un cammino da percorrere.
Viaggio è la parola che vorrei fissare, oggi, per definire questa pagina di vangelo paolino., come domenica scorsa ho suggerito la parola convivenza, come situazione di comunione nostra con lo Spirito Santo, perché lo Spirito vive in noi e vuole dare calore, colore, forza alla nostra attività.
Ma la nostra non è vita statica; non deve star ferma, bensì in viaggio.
Alberto Monticone già dirigente dell’Azione Cattolica di alcuni decenni or sono, parlando delle sua esperienze, scrisse un saggio di meditazione intitolato LA BISACCIA DEL PELLEGRINO. In questa bisaccia egli pone le attività proprie del cristiano.
Nel suo progredire il cristiano, che è un pellegrino, porta con sé la propria bisaccia, svuotandola man mano di tutto ciò che ha già compiuto e più non serve. L’importante è andare avanti gustando la presenza dello Spirito Santo che convive in noi e ci aiuta ad esaminarci per vedere se ciò che conserviamo ci guida diritti nel nostro cammino per realizzare bene ciò che oggi ci è proposto.
Pensate alla natura che noi stiamo rovinando, Paolo parla di sofferenza della natura che geme, che piange.. io non vedo a natura che piange, ma vedo un albero che muore.
Non vedo un uccellino che piange. Ma vedo che i volatili stentano a trovare il loro cibo. Le rondini le ho viste due mesi or sono, una sera, poi basta: abbiamo distrutto il loro nutrimento a nostro vantaggio,
Pensate al grano. Nel salmo abbiamo cantato: tu prepari il frumento per gli uomini. Oggi dovremmo dire per fare sì che noi nutriamo le nostre fabbriche, le nostre auto gigantesche, con i carburanti prodotti col mais che non diventerà più polenta o mangime e non nutrirà più i poveri del terzo mondo.
Pensate alla spazzatura. Quanta ne gettiamo, tutta mista, senza fare le scelte, utili al recupero ed ala riutilizzazione, preparando la crisi della spazzatura anche dalle nostre parti.
E LA NATURA PIANGE i nostri peccati di egoismo, di trascuratezza, di egoismo come tante manciate di sabbia che lentamente preparano il giardino del nostro ambiente in un deserto arido. La natura piange con Paolo, ma al pianto della natura non può non seguire il nostro pianto.
Facciamo un po’ di esame di coscienza, vediamo che cosa abbiamo dimenticato di mettere nella nostra bisaccia.Pensiamo a quanto incide nella vita il culto della nostra umanità, senza sapere andare oltre, senza tentare di raggiungere quell’altro quadro, quello della gloria di Dio. Nella bisaccia del pellegrino il Monticone cita il noto mito di Pigmalione
Lo scultore di Cipro Pigmalione aveva scolpito una stupenda statua femminile e se n’era invaghito tanto da chiedere agli dei di dare alla statua umanità e vita, una vita che non potesse pi mai finire. E la statua viva velocemente invecchiava sempre più, in maniera terribile..era un vero disastro. L’autore aveva chiesto vita, dimenticando la richiesta di continua giovinezza.
Adorare la propria umanità ci espone a terribili errori e delusioni.. non l’umanità, ma Dio, dovremmo adorare perché ci ha dato l’umanità, con un suo piano di sapiente sviluppo.
Innamoriamoci di Dio, non delle sue creature! Ed andiamo avanti.
Lo ripeto: siamo in cammino, convivendo con lo Spirito Santo ed insieme con tanti altri.
Da S. Agostno prendo un’idea in due parole, per farci aiutare in questo nostro viaggio
HOSPES HOSPITIBUS
Così Agostino definisce il cristiano che è in cammino verso il Padre ed è pellegrino, cioè in cammino PER AGROS insieme agli altri.
Hospes non significa solo ospite, ma anche gente che passa e che si fa accogliere mentre va innanzi. Anche Gesù è stato hospes nel periodo che fu in terra. Hospes, ma non solo, anche Hospitibus, insieme con altri e per gli altri..Come quel don Milani che a Barbiana, per i ragazzi incapaci a frequentare la scuola ufficiale n’aveva aperto una in chiesa dove vivendo insieme tutta la giornata i ragazzi imparavano a discutere con i più grandi progredendo in cultura sempre in modo piacevole.
Oggi un preside scolastico del Tigullio, già discepolo di don Milani, il prof. Ainino Carbone propone sui giornali ai parroci dei paesi attorno a Rapallo e Chiavari di ospitare i ragazzini con debiti scolastici,per farli aiutare da studenti volontari per riparare entro agosto i loro debiti di cultura, onde evitare loro di essere bocciati secondo le attuali leggi. Il professore dichiara che sta restituendo quanto a suo tempo aveva ricevuto.
RESTITUIRE IL RICEVUTO, potrebbe essere un programma di tutti, soprattutto ora che sappiamo di camminare con lo Spirito Santo che non dimentica le collaborazioni ricevute.