20 luglio 2008
XVI Domenica del Tempo Ordinario
A
Sap 12,13.16-19; Sal 85; Rm 8,26-27; Mt 13,24-43
IN PREGHIERA CON LO SPIRITO SANTO
È molto forte il pensiero offerto dal vangelo sulla zizzania seminata nel campo (Matteo 13,25.e seguenti), insieme al suggerimento che possiamo trarre da S. Paolo che, nelle sue lettere, tratta un poco tutto quanto riguarda il Regno di Dio presentato da Gesù.
La parabola del vangelo ci dà quest’avviso: guardate che il maligno c’è sempre nella nostra vita. È stato seminato in noi e noi con il nostro esempio, con la leggerezza, le scuse, il nostro seguire le passioni del momento continuiamo a seminare. Vi accorgete che mentre il Regno di Dio, con la sua presenza e la grazia cresce in noi, cresce insieme anche il maligno? Iniziamo a pregare ed ecco che siamo distratti da cento idee; vogliamo essere caritatevoli, ma se qualcuno appena ci fa la faccia scura noi facciamo altrettanto; se ci si tratta male ci viene voglia di contraccambiare! Non stiamo qui a discutere se questo maligno è la nostra abitudine o la nostra diseducazione o il Demonio o se ci sono troppi cattivi esempi...il male c’è.
Allora dobbiamo cercare di far crescere sempre più il senso della presenza di Dio per annullare l’effetto del male.
Ma perché il Signore non lo toglie subito? Aspettate, ci dice, verrà il momento in cui separerò ciò che è buono da ciò che è cattivo. Egli permette che tutto vada avanti affinché la costruzione del regno di Dio diventi solida anche tra le difficoltà
Le difficoltà sono prove o, meglio, occasione di prova, a volte diventano tentazioni e le tentazioni sono chiamate ad uno stile di vita migliore, forse anche eroico.
Tu farai un passo più veloce nella costruzione del Regno se riesci a superare la tentazione e a non fare il male. Il Signore ti dà la forza per farlo, ma questa forza devi accoglierla e, se ti sembra di non averne abbastanza, devi chiederla.
Che cosa ne dice S. Paolo?
Nel breve, ma intenso brano della lettera ai Romani, oggi proposto alla meditazione, egli ci afferma che "viene in aiuto alla nostra debolezza". Chi? Lo Spirito Santo
Due domeniche or sono, Paolo ci affermava che viviamo in una convivenza con lo Spirito: egli vive in me, suggerisce e prepara forza; io accetto o rifiuto.
Domenica scorsa, sempre Paolo ci presentava l’idea del viaggio: noi siamo in cammino ed egli cammina con noi.
Oggi continua la sua lezione d’ascetica. Se la strada è lunga e difficile, i piedi si appesantiscono e la strada c’invita alla sosta, ma il Signore vuole che si continui la salita verso di lui e, nella nostra debolezza, ci viene incontro per pregare per noi e con noi, al nostro posto, perché egli solo sa davvero quali sono i disegni del Padre.. Così ci suggerisce, ci dà luce, ci stimola ed alimenta energie.
Penso a Pietro ed alla sua chiamata. Sarebbe stato male per Pietro non rispondere alla sua chiamata e continuare a pescare? Se avesse risposto: ho un padre, una barca ed amici ai quali do lavoro, lasciami qui, probabilmente Gesù avrebbe fatto due passi avanti chiamando qualcun altro. Per Pietro non sarebbe stato un peccato, ma neanche sarebbe diventato apostolo di Cristo. Pietro invece si è sentito chiamare in un modo così forte e convincente da non poter rispondere in modo negativo, perché lo Spirito Santo che viveva in lui gli ha suggerito di andare insieme. Pietro sostenuto da nuova energia ha seguito Gesù, lasciando padre, barca e garzoni.
Chi davvero vive e cammina insieme con lo Spirito Santo, anche se non se n’accorge, è rinnovato e se ne rendono conto gli altri, che ne fanno un testimone della presenza di Dio.
Sto compiendo una piccola ricerca sui libri di S. Basilio, in cui trovo molte idee sullo Spirito Santo.Nel suo trattato LO SPIRITO SANTO, scrive:
Come i corpi trasparenti, quando li colpisce un raggio diventano scintillanti e riflettono un notevole splendore, così le anime che portano lo Spirito (pneumatochi), illuminate dallo Spirito diventano anch’esse spirituali e riversano la grazia su altri.
Che cosa significa trasparenti?
Significa che la luce che ti colpisce resta in te, a tua volta la diffondi anche su altri.
Significa che la Parola ti forma più cristiano, ma intanto tu la ripeti anche ad altri.
Vuol affermare che il buon esempio che ricevi ti scuote, ma intanto lo proponi ad altri.
Significa che tu hai gioia e sicurezza che possiedi, ma intanto la trasmetti.
Questo è un invito alla preghiera, che è convivere con lo Spirito Santo. Siccome lo Spirito è il respiro di Dio, possiamo imparare a respirare Dio.
Mentre vi sto parlando non sto pensando allo Spirito che respira, prega o geme in me. So, però, che sto pregando e lui con me, se cerco di parlare con voi nel modo che penso piaccia a lui, se voi state ponendo attenzione alle attuali parole della liturgia. Forse non state ragionando di teologia, ma uniti allo Spirito, egli prega in voi per la vostra santificazione.
Noi, mentre sediamo o camminiamo, non stiamo mai pensando all’aria respirata, ma ben respiriamo e per quell’aria viviamo. Così è dello Spirito il quale vive e respira in noi e, senza che ce ne rendiamo conto, per noi intercede presso il Padre...purché si voglia lasciare operare per il nostro bene e purché a lui diamo gloria continuamente.
Ricordo un momento della mia infanzia nel leggere Il piccolo Missionario, (giornale che leggevo insieme al Corriere dei piccoli ed al Vittorioso).
Il missionario passeggia avanti e indietro, davanti alla chiesetta dal tetto di paglia con il breviario (oggi liturgia delle ore) sotto gli occhi, mentre un bimbo nero lo sta seguendo pari passo, avanti e indietro. Ad un certo punto il prete si ferma e gli chiede perché lo segue in tale modo. La risposta è semplice: "Padre io voglio parlarti, ma ora non voglio disturbarti perché so che tu stai parlando a Dio di tutti noi, continua che io sto pregando come te".
Quel ragazzino aveva capito che quando un prete prega, lo fa per tutti, in nome di tutta Chiesa. Ciascuno di noi lo può fare ugualmente, per sé e per gli altri, sicuro che lo Spirito indirizza la preghiera nel modo migliore.
Qualcuno mi potrebbe dire che non lo sente. Ciò avviene perché non siamo abituati ad ascoltare il silenzio. Possiamo abituarci lasciando fare allo Spirito e rimanendo silenziosamente e con fiducia nell’attesa.
Conoscete la situazione del grande Beethoven di fronte alla sua ultima sinfonia, la nona? Egli era ormai totalmente sordo, ed al debutto del suo capolavoro si entusiasmò con tutto il pubblico esultante. Io, diceva, la musica eseguita dall’orchestra, me la sento dentro, come quando la componevo, perché dentro c'è ed è viva.
Anche noi, talvolta possiamo sembrare sordi, ma la presenza dello Spirito in noi è più che musica.
Che il Signore ci voglia incoraggiare facendoci sentire qualche cosa o ci permetta di percepire la trasparenza nostra e degli amici, testimoni della sua presenza in preghiera con sicurezza e confidenza.