LE OMELIE
DI DON GIUSEPPE CAVALLI
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24 agosto 2008
XXI Domenica del Tempo Ordinario A
Is 22,19-23; Sal 137; Rm 11,33-36; Mt 16,13-20
GLORIA E LODE A DIO
Gesù, specialmente quando dimostravano di aver capito che egli era veramente il Cristo atteso dai profeti, spesso chiedeva ai suoi seguaci di rivelarlo agli altri. Sembra strana la richiesta che, però, dipendeva dal fatto che non intendeva essere interpretato come un liberatore dall’oppressione politica. Egli era venuto per parlare del suo messaggio sulla salvezza totale dal male e per rivelare gli interessi del Padre che sta nei cieli. In seguito il vangelo sarebbe stato chiarito e chiaramente capito. Tra i suoi predicatori presto si distinguerà Paolo da Tarso, del quale stiamo celebrando i duemila anni dalla nascita.
* Ecco, nel testo liturgico il messaggio che Paolo ci propone: a Dio gloria nei secoli, per gli imperscrutabili suoi giudizi, per la sapienza e per tutte le cose che a lui debbono l’essere".
Sono parole che dovrebbero anticipare ogni nostro inizio d’opera e che dovrebbero accompagnare ogni impegno. Nel segno della croce compiuto completo noi affermiamo il nostro volerci immergere totalmente in Dio che è Padre e Figlio eterno suo, venutoci incontro e suo Spirito che da vita a noi fedeli in cui abita.
Nei primi tempi della Chiesa alcuni che volevano capir bene e vivere in modo totale questo modo di sentire, si ritiravano nel deserto, alcuni isolatamente –anacoreti, uomini del deserto come Antonio detto abate, altri numerosi in gruppi di vita comune- cenobiti. Tra questi ultimi sono arrivate a noi le regole di un loro eccellente maestro, S. Pacomio, il quale al centro ideale della vita propone la lode continua da offrire a Dio animandola nella SINASSI -liturgia, che deve essere il momento solenne della DOXA -gloria. Come allora noi, nella comunione della vita cristiana, celebrando la nostra liturgia, poniamo al centro della vita la lode da offrire al Signore. Forse uno è attualmente distratto, ma noi tutti, membra del Corpo di Cristo offriamo insieme con tutti i credenti, dando voce al Signore di sempre, con meriti suoi da estendere a tutta l’umanità collegata in lui.
Gesù aveva annunziato il suo programma appena nato: non potendo lui parlare, ha incaricato gli angeli che a Betlemme cantarono GLORIA A DIO NELL’ALTO DEI CIELI E IN TERRA PACE...
* Noi, all’inizio della celebrazione, abbiamo ripetuto lo stesso programma integrandolo con la lode
alle tre Persone, presentate poi a noi dallo stesso Redentore.
* L’alleluia è stata una solenne e sonora ripresa della stessa lode che poi,
* al centro della celebrazione riprenderà con il triplice canto del Santo, Santo, Santo...
* fino alla proclamazione della lode che ci unisce mediante il Cristo che, prima della formula del Padre nostro aspetterà il solenne Amen d’adesione al Signore presente nell’Eucaristia sull’altare.
* È come una scelta di Cristo come sposo, presentandoci a lui come si presentano reciprocamente gli sposi l’uno all’altro. Cosi il Signore ci aspetta come offerta totale della nostra umanità, comprese le debolezze, in modo da potersi offrire a noi con tutta la sua profondità di innamorato che accoglie.
Capita, infatti, che qualche ragazzo cerca la sua ragazza per i capelli o per la delicatezza dei gesti, come capita che una ragazza cerchi in lui la forza o la voce o l‘intelligenza. Se non arrivano a scegliersi per la totalità di quel che sono e saranno, non faranno unità e la loro relazione resta provvisoria.
* L’idea è presentata per ottenere una sempre maggiore identità di noi fedeli con Dio. Proposta che sembrerebbe assurda, senza la fede nel Corpo di Cristo, di cui siamo membra, indegne, sì ma sempre in possibile progresso, secondo la Grazia di Dio e la corrispondenza da parte nostra. In tal modo, pur difficile, la differenza sostanziale tra l’amare Dio e l’amare il prossimo non fa differenza, perché nel prossimo si amerebbe perfettamente chi Dio ama, ed il suo amore c’è stata presentato come la sua caratteristica più chiaramente conoscibile. Dare gloria a Dio significa riflettere la sua luce.
* Il segno di croce, l’inchino di testa o la genuflessione, (e
non il ridicolo salterello), la recita chiara della più breve preghiera che dà
gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito, per il quale si vive ed al quale
tutto dobbiamo, se realizzati bene, formano un richiamo perfetto.
Amen…