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7 settembre 2008
XXIII Domenica del Tempo Ordinario A
Ez 33,7-9; Sal 94; Rm 13,8-10; Mt 18,15-20

COMPIMENTO DELLA LEGGE È L’AMORE

Gesù predica soprattutto l’amore del Padre. Da quell’amore di famiglia le regole di comportamento sono la logica conseguenza della nostra relazione verso il Padre e verso i fratelli, ai quali si deve amore e correzione, anche riferendoci agli altri credenti, con l’amore che aiuta, corregge, consola o rimprovera, sempre per vivere la presenza del Dio-Amore.

S. Paolo continua le sue lezioni pratiche sul vangelo che sta predicando ai cristiani, già convertiti ed a noi cristiani moderni in fase di continua solida conversione. Per lui, infatti, tutta la vita del cristiano consiste in atti continui d’amore.

Tra i grandi predicatori dei primi tempi, S. Agostino ci presenta questa fondamentale verità (nel suo Commento alla prima lettera di Giovanni, 7,8) con la famosa frase:

"Ama e fa quello che vuoi". Qualcuno la accoglie ridendo pensando ai propri capricci ed alle proprie tendenze viziose, ma Agostino continua affermando che la motivazione delle proprie azioni deve essere l’amore, per cui "se taci, taci per amore, se parli, parla per amore, se correggi, correggi per amore, se perdoni, perdona per amore, affinché in te la radice di tutto sia l’amore".

Come una pianta è nutrita e sostenuta dalla radice, così il senso della tua esistenza sia espressamente dichiarato essere basato sul Dio-Amore.

Nel nome dell’amore oggi si compiono innumerevoli gesti d’egoismo che sono presentati come atti d’amore. Evidentemente non sono gesti cristiani, anzi spesso sono autentiche mancanze contro la stessa dignità umana.

In questi giorni, in cui si parla molto di novità nella scuola con maestro unico, voto di condotta, comportamento verso i più deboli, mi si presenta un ricordo di letture della mia infanzia dal Cuore di De Amicis. Il piccolo timido e sciancato Crossi era deriso dalla classe ed in particolare dal boss della classe. Questi un giorno si presentò sulla porta della classe, fingendosi carico di borse e curvo, mentre imitava la madre del Crossi che, come ogni giorno, chiamava il figlio per condurlo a casa. Il piccolo, sempre ritirato e silenzioso all’offesa della madre, infuriato, tirò il calamaio in direzione dell’offensore, il quale già si era infilato al posto, perché giungeva il maestro che prese sul petto inchiostro e calamaio. La minaccia di castigo da parte del maestro trova silenzio, poi l’auto denunzia del Garrone, il generoso primo della classe e poi finalmente l’auto accusa del Crossi e dello stesso persecutore del momento. Il maestro fa notare che l’offesa fatta al debole è soprattutto mancanza verso la propria dignità che non sa rispettare la dignità dell’umana convivenza.

Piccola scena che si ripete nella via anche con lo sfruttamento dei poveri, dei popoli, di tutti coloro che non sanno difendersi È necessario imparare dal vangelo per diventare collaboratori di Dio

Non è un dovere, bensì la volontà di incontrare il prossimo diventa costruire un mondo in cui il Cristo pone in evidenza la sua presenza di salvezza portando avanti il suo amore che corregge e che fonda seriamente la convivenza umana.

Se io adesso vi ho detto queste cose, sono il primo a ricavarne vantaggio:devo applicare a me queste parole ed insieme ho esteso il numero delle persone che conoscono e vivono la presenza di Dio.

La grande maestra Montessori narra di un compito dopo la passeggiata faticosa. Aveva chiesto ai piccoli alunni di disegnare la persona che più si ama. Tra i tanti visi tondi e pupazzetti rappresentanti genitori o fratellini, un bimba disegna il contorno della propria mano posata sul quaderno. É la tua mano, maestra, questo disegno, perché durante la passeggiata, a me che cammino male, tu hai sempre stretto la manina. Ho capito che tu mi vuoi veramente bene.

Voler bene significa aiutare gli altri a crescere, aiutare gli altri ad avere un punto di riferimento per fare sicurezza. Si dice anche seminare, porre nel cuore della gente un seme che certamente porterà frutto. Crediamo nel Dio che è amore; mettiamoci con amore al servizio del bene, limitato da parte nostra, ma di valore infinito perché operato da Dio in ciascuno di noi.

Cerchiamo la fonte dell’Amore nella sua Parola e distribuiamola con le nostre opere.