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14 settembre 2008
ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
Nm 21,4-9; Sal 77; Fil 2,6-11; Gv 3,13-17

FATE COME GESÙ, CHE…

Mi è capitato domenica scorsa, dopo l’ultima messa.

Alla fermata dell’autobus 17, vedo che, nella cabina di attesa, una delle due sedie è libera mentre l’altra è occupata dai piedi di un ragazzo, seduto invece sul grosso tubo della spalliera.

Ci penso un momento, poi, sedendomi dopo aver fatto un gesto di pulizia, dico forte: - Speriamo che chi si è seduto qui prima di me avesse le scarpe pulite. Il ragazzo, sentendosi chiamato in causa, si difende: le sue scarpe sono pulite.

Gli faccio notare gentilmente che le sue scarpe non possono essere pulite se calpestano il suolo e lo provoco dicendo che davvero mi sembra giusto che la riforma scolastica voglia restituire importanza all’"educazione civica", materia già introdotta da decenni nei programmi, ma del tutto trascurata. E’ importante comportarsi bene in società …

-Ma io in società mi comporto bene – si difende ancora il ragazzo. Forse non capisce che non è un gesto "socievole" mettere i piedi su una panca fatta per la società. Ritengo giusto dirglielo ed aggiungere anche qualcosa in più. Dico che nell’omelia ho proprio parlato del dovere cristiano di portare Dio nella nostra società anche con gesti semplicissimi, perché non è necessario, per parlare di Dio, doverlo sempre nominare: basta far vedere che ci comportiamo come il Signore avrebbe fatto al nostro posto

Il ragazzo si è seduto bene. Non abbiamo più parlato.

Oggi mi sembra di poter applicare quel piccolo episodio a quanto sto per dire.

Nostro Signore per insegnarci a vivere in società (lui la chiamava "popolo di Dio"), per insegnarci ad essere civili (lui non parlava di civiltà ma di amore, di carità), ci ha insegnato a FARE come LUI HA FATTO.

Cosa ha fatto il Signore? Anche oggi lascio parlare S. Paolo.

Il brano della lettera ai Filippesi che oggi la liturgia ci presenta è uno dei più belli e completi di tutta la letteratura paolina. Il versetto immediatamente precedente a quanto ci è oggi proposto, recita: « Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale …» (Fil 2,5)

Cioè: FATE come GESU’, che, pur essendo di natura divina … e qui ci sono cinque verbi che vi ricordo:

E’ stato obbediente sino alla morte, e ad una morte in croce.

Oggi ricordiamo la CROCE, non per adorare del legno, ma chi è morto su quel legno, per poter davvero essere come lui, fare come ha fatto lui. Non siamo sulla strada del Padre se non facciamo come lui ha fatto, come lui farebbe.

E’ diventato uomo ed ha voluto, attraverso noi, rimanere in ogni uomo e vuole che sappiamo riconoscerlo in ogni uomo, anche nel più povero, malvestito, maltrattato; in quello che magari preferiremmo non vedere, non incontrare. Eppure Gesù c’è, in quell’uomo, magari a due passi da noi, magari alla porta della chiesa in cui stiamo celebrando l’Eucaristia …

S. Giovanni Crisostomo, il grande predicatore che spesso vi cito, commentando Matteo, ha frasi molto efficaci al riguardo.

"Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli; quello che sta fuori ha bisogno di molta cura.

Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero?... Gli offrirai un calice d’oro e non gli darai un bicchiere d’acqua?..."

Andiamo incontro a Gesù, in qualunque uomo egli ci si presenti.

Quel ragazzo che usava la panca come pedana ovviamente non sapeva vedere Gesù in chi in quel momento ancora non c’era.

Ma dobbiamo saperlo riconoscere nel povero, nel nostro fratello, in colui o colei che vive con noi, in chi non ci piace …

E non dobbiamo farlo solo per obbedire alla legge, ma per amore del Signore, perché - ci dice S. Paolo in altre pagine – non è la legge, ma Lui, con il suo sangue, che ci ha salvato.

Devo essere fraterno perché CRISTO ci ha chiamati ad essere fraterni. Devo essere suo imitatore. Devo vivere di LUI.

Esaltare la Croce vuol dire accettare la nostra croce, qualunque essa sia, per attaccarla alla sua, per poter, attraverso di essa, vivere maggiormente vicino a Lui. Per dar sorriso alla nostra croce, per far fiorire la nostra croce.

... come voleva fare quell’arabo che ogni mattina, pregando, si inginocchiava sulla terra arida del deserto, metteva l’orecchio sulla sabbia, e stava lì …

- Cosa fai? – gli chiese un giorno un viaggiatore che da tempo, nella sua capanna, lo osservava ogni mattina.

Prima di pregare ascolto il deserto che piange. Piange perché vorrebbe essere un giardino pieno di fiori. Così, pregando, dico a Dio che farò qualche opera buona perché qualche fiore si semini nel deserto, perché pian piano il deserto diventi un giardino …

Mettiamo anche noi un fiore nel nostro vivere, nella nostra croce, nel nostro "deserto" di cui tanto ci lamentiamo, perché davvero la croce che portiamo possa essere una croce "fiorita" che porti il frutto della benedizione di Dio nel mondo.