DAL BANGLADESH, P. ADOLFO
l'IMPERIO ![]()
"Scopriremo la Tenerezza di Dio..."
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Carissimi Amici,
è ora che mi faccia vivo ed avete ragione. Il numero degli amici aumenta ed anche le loro esigenze. Diamo il benvenuto a Michela, nata a Formia il 15 Giugno 2009.
Le ragioni per scrivere una lettera a voi sono tante. Sono quaranta anni che sono in questo paese e sembra proprio che il tempo è volato. Questa mattina, andando per la "celebrazione domenicale", mi sono rivisto come nuovo arrivato nel "Lebbrosario" di Dhanjuri. Alla domanda di uno dei "lebbrosi": "Perché sei venuto?", risposi: "A scoprire come vi ama Dio!". Allora rimasi sorpreso della mia stessa risposta, ma è proprio nel contemplare l’amore di Dio per noi che riusciamo a camminare verso di Lui.
Come sapete, mi sono dimesso dalla responsabilità diretta del programma per i "lebbrosi", data la mia età. Il Vescovo ha dato tale responsabilità a P. Giulio Berutti, carissimo amico. Io continuo come "aiutante" a seguire i "lebbrosi" e i "disabili" di Dhanjuri, ma il mio vero impegno continuo è quello del "sostegno allo studio" dei più di trecento ragazze e ragazzi presenti al "Boarding". Anche qui P. Michele Brambilla è arrivato come "vice-parroco", con il suo entusiasmo giovanile e la sua "mole" imponente.
Dal primo di Luglio la scuola inizia nel nuovo fabbricato, costruito con l’aiuto della "World vision". Dopo l’inaugurazione all’inizio dell’anno sono stati sistemati i locali al piano terra e gli impianti. I ragazzi potranno usufruire di aule "arieggiate" e di terreno libero intorno alla scuola.
La scuola, diretta dalle "Suore SMRA", ha dato i buoni risultati che abbiamo visto agli "esami statali". Tutti gli alunni iscritti agli esami della "classe decima" negli anni 2008 e 2009 sono stati promossi. Il vostro aiuto per assicurare il vitto e l’istruzione ai ragazzi provenienti da tanti villaggi lontani è determinante. Il territorio della Parrocchia o Missione di Dhanjuri è quasi uguale a quello della Diocesi di Gaeta.
Arrivai a Dhanjuri nel 1970, dove trovai P. Enrico Viganò. C’era la Chiesa del 1929, la Casa dei Padri, un fabbricato con quattro stanze a piano terra come "catechistato" e scuola, con due stanzoni al piano superiore come "dormitorio" dei ragazzi del "Boarding" (circa 30). La scuola aveva in tutto una cinquantina di alunni. Decisi di costruire un fabbricato per la scuola. Comprai il carbone per cuocere i mattoni a 120 Km. di distanza; impegnai i lavoratori locali che mi insegnarono a fare la fornace per cuocere i mattoni. Anche il cemento era raro in quei giorni. Riuscii ad avere una quota di cemento dal "Governo" e parte da P. Faustino Cescato (che lo importava dall’Italia), ed il sogno diventò realtà. Oggi il fabbricato esiste ancora ed ha bisogno di alcune riparazioni e degli infissi nuovi. Con il P. Michele ne vorremmo fare il "centro pastorale" per i ragazzi ed i giovani della Parrocchia. Posso contare sul vostro aiuto?
Resta ancora da sistemare il problema "elettrico". Almeno per altri 15 anni, il Bangladesh non riuscirà a produrre la quantità di energia necessaria al fabbisogno del paese. Vi è una continua richiesta e la produzione non riesce a coprire il fabbisogno. Vi sono progetti e discussioni in corso, ma intanto se vuoi avere l’energia necessaria per andare avanti devi industriarti. Ne discussi con Don Vincenzo Macera durante la sua visita. Ho inviato a lui i dati richiestimi per un "generatore di corrente" che garantisca l’energia al "Boarding", Chiesa e Casa dei Padri.
L’altro sogno è come sviluppare la "sezione agricola" qui ed in altre scuole, per dare un futuro ai giovani che operano e lavorano la terra. Siamo in contatto con alcuni gruppi, e spero entro Agosto di poter definire compiti e ruoli.
Sono stato contento di leggere che la Diocesi tramite la "Caritas Diocesana" avvia e segue il "progetto mondialità" nelle scuole. Ringrazio gli amici che hanno lavorato per anni perché ciò divenisse una realtà, in modo particolare Bruno Guizzi. È un passo concreto per formare persone aperte ad una società nuova, dove solidarietà e rispetto siano norme di un vivere comune.
Il 29 Giugno del 1967 venivo "consacrato" Sacerdote da Mons. Gargiulo, con P. Bernardino Rossi e Don Enzo Cicconardi. Erano i giorni del "rinnovamento" della Chiesa e della speranza per una società più giusta e solidale. Per ricordo dell’"ordinazione" invece dei confetti regalammo una copia dell’"Enciclica" del Papa Paolo VI: "Populorum progressio". Benedetto XVI ha promesso una "Enciclica" sui "problemi sociali" di oggi. Speravo di poterla inviare a tutti con questa mia lettera. Comunque resta un impegno.
La Chiesa, comunità di "Fede", si presenta all’umanità in modo nuovo. Quando celebro l’Eucarestia con i miei malati ed i "disabili", trovo difficile parlare a loro. Lascio alla "Parola di Dio" il creare conforto, speranza, tenerezza, perdono. La società presenta anche oggi "super politici", "super manager", "super" che promettono il cielo in terra e poi vivono sulla povertà di molti.
Allora guardo i volti delle persone presenti: giovani con la speranza nel cuore, anziane che pregano in silenzio, bambini "disabili" che diventano vivi al suono dell’"armonio" o della "tobla", le ragazze "lebbrose" che imparano a cucire, la Suor Anna e le sue bambine che godono di poter essere utili; e sento parlare soltanto il cuore.
«Tenerezza è
dire grazie con la vita, la vita di ognuno di noi,
è dire grazie con gioia perché è un umile riconoscimento dell’essere amati.
La tenerezza capovolge la logica dell’epoca,
dominata dal trionfalismo delle ideologie e del loro intrinseco potenziale di
violenza.
Essa apre gli stili di vita del nuovo millennio all’insegna dell’accoglienza,
della reciprocità, della valorizzazione del diverso,
non più inteso come concorrenza e minaccia, ma come promessa e dono».
( Bruno Forte )
Aiutiamo i bimbi a sorridere, i vecchi ad essere sereni, i giovani ad avere il coraggio di amare, le persone che incontriamo ad essere senza paura nell’onesta e nelle responsabilità, e scopriremo la "Tenerezza" di questa vita, grande dono di Dio a ciascuno di noi!