Bissau, a buon punto la
clinica Bor ![]()
Servirà a garantire le cure mediche ai bambini di una
delle nazioni più povere del mondo.
Procedono i lavori dell’ospedale pediatrico in Guinea Bissau.
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P. Piero
Gheddo
("Missionari del Pime", Maggio 2006)
Ho visitato trenta Paesi africani su una
sessantina. Nel dicembre 2005, la Guinea Bissau mi è sembrata fra i più poveri
e arretrati. Eppure è un Paese affascinante e con un popolo simpatico,
cordiale, con molti giovani (più del 50% con meno di vent’anni!) pieni di
buona volontà e di entusiasmo. Per precise cause storiche (colonizzazione
portoghese, poi il regime marxista-leninista e la guerra civile del 1998-1999)
la Guinea è un paese che va indietro, non avanti. Questa l’impressione che ho
avuto dopo due precedenti visite, nonostante i segni positivi come la forte
coscienza dei diritti umani che sta nascendo nei giovani!
Il governo non riesce a sostenere quel poco che c’è: la corruzione nelle
strutture statali è il peggior flagello. Molte iniziative di promozione umana
sono della Chiesa e spesso fra le poche che funzionano. Ho visitato l’ospedale
pediatrico di Padre Ermanno Battisti, fino
al 2004 direttore dell’Ufficio aiuto missioni del Pime a Milano, dopo 28 anni
di Guinea Bissau. Nel gennaio 2005 è tornato in missione per terminare l’opera
già iniziata vent’anni fa quando, per incarico del vescovo monsignor Settimio
Ferrazzetta e con l’aiuto di generosi benefattori, mandò a studiare in Italia
o in Portogallo molti giovani per varie professioni: una ventina già laureati,
nove dei quali medici specializzati e un farmacologo; inoltre un laureato in
economia e commercio per dirigere l’amministrazione dell’ospedale e una
trentina di infermieri diplomati. Decine di altri giovani stanno studiando in
università straniere e in quella di Bissau: in tutto, padre Battisti ha fatto
studiare un centinaio di giovani e ragazze guineani!
«La costruzione dell’ospedale è iniziata nel 2001 – dice padre Ermanno –
e nel 2005 la struttura era già avanti. Quando siamo venuti qui, attorno non c’era
nulla, adesso costruiscono da tutte le parti. C’è un grande quartiere molto
povero, il vescovo mi ha nominato parroco e debbo costruire la parrocchia.
Quindi è necessario avere nell’ospedale anche una farmacia. I medici vengono
qui tutte le mattine, visitano e prescrivono le medicine che, se non si possono
trovare qui da noi, le facciamo venire dall’Italia».
Ho visto l’ospedale, ultimato nella costruzione e solo all’inizio dell’opera
per ciò che riguarda l’attrezzatura medica. Avrà una disponibilità di 60
letti con strutture sanitarie per bambini e le puerpere che debbono essere
aiutate o operate. In alcune delle sue 24 sale sarà operativo un centro
oftalmologico per tutte le età, con possibilità di interventi anche su persone
adulte (es. cataratta) e qualche sala riservata alla loro degenza. È previsto
un ambiente appropriato per visite mediche e una farmacia in cui sarà possibile
l'acquisto di medicinali a prezzi contenuti, oppure gratuitamente. Per questi
reparti ci sono già medici guineani e italiani specializzati e altri in
specializzazione. Funzionerà anche una scuola per infermieri. Tutto questo in
stretta collaborazione con il ministero della Salute, nel quale saranno
inquadrati i nostri operatori sanitari e dal quale riceveranno lo stipendio.
La cappella è pronta, con sculture e pitture di africani educati nel centro
artistico fondato dallo stesso padre Battisti a Bissau, una tra le opere
educative e di produzione artigianale per l’esportazione più importanti della
Guinea. Il pozzo scavato a 215 metri dà acqua in abbondanza, con un deposito a
15 metri di altezza da cui prendere l’acqua per i bisogni di tutto l’ospedale.
Un altro pozzo poco profondo dà agli abitanti del quartiere acqua potabile,
bene preziosissimo in Bissau!
Il terreno dell’ospedale è molto vasto e padre Battisti ha fatto piantare
degli "alberi del pane", che danno frutti simili a piccoli palloni
senza semi, da bollire o arrostire per essere commestibili; e poi l’orto e il
frutteto con molte piante di banane. Padre Ermanno offre l’opera alla Chiesa
guineana, ma ad alcune condizioni concordate, anche per non tradire le
aspettative di chi ha collaborato: che si conservi l'indirizzo prevalentemente
pediatrico e che mai vengano negati cure e medicinali a chi non è in grado di
pagare. Al termine dell’intervista mi dice: «Si tratta di un opera più di
Dio che nostra e quindi ho totale fiducia che Dio continuerà a guidarla, a
sostenerla e ad aprirle nuove strade, con l’aiuto di tanti generosi amici per
i quali prego e faccio pregare».