MISSIONE AMICIZIA   GUINEA BISSAU   PIME ITALIA - SARONNO

BIJAGOS, RITORNO ALLE ISOLE

Il Pime ha celebrato i cinquant’anni di presenza nelle isole dell’arcipelago guineano.
Una realtà affascinante e difficile.

Isole Bijagos (Guinea Bissau).

Sono ritornato in Guinea Bissau in occasione del cinquantesimo anniversario della presenza del Pime nelle isole Bijagòs. Ho così rimesso piede in quella che per 21 anni è stata la mia terra, un arcipelago formato da una cinquantina di isole e isolotti, che si prolunga a 50 chilometri dalla costa guineana. Solo una quindicina di isole sono abitate, da circa 22mila persone di etnia "bijagos", da cui il nome dell’arcipelago.

Sono isole molto belle con possibilità turistiche perché hanno buone spiagge e acqua pulita. Il mare poi, è molto pescoso, ed è una delle fonti di maggiore entrata economica per la Guinea, la quale concede licenza di pesca nelle sue acque territoriali a diversi Paesi. Purtroppo la Guinea non ha una flotta di pesca e i "bijagòs" devono accontentarsi di pescare con piccole canoe, vendendo poi il pesce. Le donne approfittano di canoe più grandi o di qualche battello di passaggio per andare a vendere il pesce nella capitale. Un lavoro duro e rischioso, che dà però un certo guadagno a chi riesce ad affermarsi.

Vita dura in foresta, esodo in città

Negli anni Cinquanta gli isolani vivevano per la maggior parte in capanne coperte di paglia. La popolazione anche oggi vive di pesca, specialmente della raccolta di frutti di mare da parte delle donne. Si coltiva il riso durante la stagione delle piogge, e quando queste scarseggiano c’è il pericolo di perdere tutto. Con un lavoro abbastanza complicato, si estrae l’olio di palma che serve come condimento e che si può anche commerciare. La coltivazione di fagioli, miglio e patate dolci, tipica delle isole, sta diminuendo per mancanza di mano d’opera. Molti giovani che frequentano la scuola se ne vanno in città per continuare gli studi o per cercarsi un lavoro meno faticoso di quello della foresta. Tutto ciò indebolisce l’economia locale, creando periodi di difficile sopravvivenza e anche di fame.

L’assistenza sanitaria è minima: un medico per tutto l’arcipelago, coadiuvato da alcuni infermieri nelle isole maggiori. I casi più gravi vengono indirizzati a Bissau, ma quasi sempre in extremis e per via marittima. Quanto a educazione scolastica, c’è una scuola elementare nelle isole più popolate. A Bubaque, la sede amministrativa delle isole, c’è la scuola media e i primi anni di liceo, che funziona però a singhiozzo per mancanza di strutture e di libri.

In questa situazione tanto povera e precaria si inserisce la presenza e l’opera del missionario e delle suore, che tanto collaborano per una valida assistenza nella promozione della donna e nella cura dei bimbi denutriti.

Festa interreligiosa per i cinquant'anni del Pime

In questi anni, tre giovani di Bijagòs sono stati ordinati sacerdoti con grande stima ed entusiasmo della popolazione. Due ragazze sono diventate suore e altri giovani si stanno preparando alla vita consacrata. La missione ha bisogno di "operai" e il padrone della messe continua a chiamare. La celebrazione del cinquantesimo anniversario della presenza del Pime è stata l’occasione per

manifestare nuovi segni di vitalità: gruppi di ragazzi e giovani, in un clima ecumenico e interreligioso, per la presenza dei protestanti evangelici e di musulmani, si sono esibiti in un festival di canzoni, danze e scene rappresentative del lavoro missionario. Alla festa conclusiva era presente il vescovo di Bissau dom José Camnate, guineano, e altri sacerdoti e suore venuti per l’occasione.

Nell’omelia, il vescovo ha avuto parole di ringraziamento al Signore per tutto quanto si è potuto realizzare in questi cinquant’anni. Ha poi sollecitato ogni cristiano a perseverare e a sentirsi missionario in mezzo alla propria gente, perché sono ancora tanti in Bijagòs che ancora non conoscono Gesù Cristo. I doni ricevuti da Dio, sono dati per comunicarli anche agli altri.

P. Benedetto Borgato PIME

("Missionari del Pime" – Aprile 2005)