«Sulle
montagne, con i "sequestratori", mi sono trovato a riflettere su me
stesso,
sul significato delle mie scelte, sulla storia "benevolente" di Dio
nella mia vita.
Ancora oggi, spesso mi accade di ripensare a quanto mi è accaduto.
Al momento mi sembra di essere più "riflessivo",
più capace di andare nella "profondità" degli eventi quotidiani».
Padre Bossi:
![]()
dai "riflettori" a Missionario "contadino"
«Non posso
nemmeno visitare le zone dove ho vissuto in precedenza,
i giornalisti e i "sistemi di sicurezza" immediatamente pretendono
di "impossessarsi di me"».
Parla il Sacerdote rapito nelle Filippine: quella vicenda mi ha insegnato l’"essenzialità".
A un anno e mezzo dalla sua "odissea", cerca nuovi fronti di
"impegno":
«Voglio vivere nella "semplicità".
Non vado a costruire o portare denaro, porto me stesso».
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Stefano
Vecchia
("Avvenire", 21/12/’08)
Padre Giancarlo, spenti da tempo i "riflettori" sulla sua vicenda, calata anche l’attenzione sulla situazione di Mindanao, quello che le è successo è ora davvero "storia passata", oppure resta qualcosa che segna il suo "quotidiano", la sua vita di uomo e di Sacerdote?
No i "riflettori" sulla mia vicenda non si sono ancora spenti. Come vorrei si spegnessero e vivere nella tranquillità la mia vita come Missionario e Prete. Non posso visitare l’Isola di Mindanao, giornalisti e "sistemi di sicurezza" immediatamente "vogliono impossessarsi di me". A volte mi sento "protetto" come un "oggetto prezioso". E ciò paradossalmente mi pesa di più dei giorni passati con i miei "rapitori"...
Che cosa conserva di quell’esperienza?
Sulle montagne con i "sequestratori" mi sono trovato a riflettere su me stesso, sul significato delle mie scelte, sulla storia "benevolente" di Dio nella mia vita. Ad un anno e mezzo di distanza, spesso mi ritrovo a riflettere su quanto accaduto. Al momento mi sembra di essere più "riflessivo", più capace di andare nella "profondità" degli eventi quotidiani. Quei giorni mi portarono a considerare la vita come dono e scoprire la "compassione" di quel Dio che si fa uomo e che non si stanca di accompagnarti. Ripensare a quei giorni per me vuol dire ripensare all’"essenzialità" della vita e alla fedeltà di Dio, per me in particolare e per tutti in generale. Mi sento più uomo, capace di entrare in sintonia con il "creato" ed in solidarietà nelle situazioni di sofferenza e di "crisi" che ci si trovano di fronte. È proprio vero che Dio sa "raddrizzare" le cose storte, sa "livellare" le strade della vita.
Il Dio che entra nella storia come "Bambino" che nasce a Betlemme cosa insegna nel "contesto filippino"? E a Padre Giancarlo Bossi, Missionario, professione "rapito"?
Il mio essere stato "sequestrato" mi fa vivere questo periodo dell’anno – la preparazione al Natale – come un evento "profondo", soprattutto coi poveri. Con coloro che non hanno danaro da spendere per acquistare regali. Per essi il Natale è ancora il richiamo di Dio verso un’umanità "affamata" di pace e giustizia ed il grido dell’uomo che trova "rifugio" in quel Dio che si fa storia, che si fa umanità. Attualmente mi trovo all’estrema "periferia" della "Grande Manila" – Parañaque. Sono in una parrocchia dove i quattro quinti della popolazione sono poveri. Quotidianamente "processioni" di persone vengono a chiedere aiuto. Chi non ha soldi per acquistare cibo, chi ha l’ammalato in casa e non ha denaro per le medicine. Chi è arrabbiato col mondo intero perché sembra che la vita non offra una speranza.
Sembra un "contesto" difficile in cui dare la "buona novella"...
Di fronte a tutto questo, in effetti, sperimento il "silenzio" di Dio nel "deserto", quel Dio che ti sembra lontano, ma che se ti fermi può sentire. E allora ti dice che ti è accanto e cammina con te. Nella "Novena di Natale" le Chiese si riempiono di persone. Le Messe iniziano alle quattro del mattino. È bello allora celebrare l’"Eucaristia". Durante la Messa si rivive il Natale non come "amuleto" che ti offre presunte serenità e gioie, bensì sperimenti il "Dio-con-te", che non ti vuole lasciare. Questi sono i grandi momenti della vita, quelli che le danno significato.
Come ha trascorso l’anno che è passato dal rientro nelle Filippine, dopo il periodo di "riposo" in Italia?
Ho potuto "re-inserirmi" nel mondo filippino con una certa gradualità. Sto svolgendo la funzione di parroco da diversi mesi. Mi sono curato da qualche malanno e "acciacco", ora desidero ritornare a respirare l’aria della campagna. Visto che per me non è conveniente ritornare nell’Isola di Mindanao, mi sto guardando intorno. Sono in contatto con alcuni Vescovi per nuovi fronti di impegno. La condizione che mi pongo e pongo agli altri è che io voglio vivere nella "semplicità". Non vado a costruire o portare denaro, voglio portare me stesso. Uomo "semplice" con volontà di ascoltare e condividere. Il mio essere Missionario vuole essere un cammino che porta a vivere con gli altri la carità, che poi diventa amicizia e "condivisione". Sono prete da trent’anni, ho speso nelle Filippine la maggior parte di questo tempo. A questo punto della mia vita penso siano importanti non le "grandi opere", ma la grandezza della "persona".
Come si vede nei prossimi anni, quindi?
Dico sempre a "confratelli" ed amici che mi vedo "contadino con i contadini". Il che vuol dire voglia di sperimentare la semplicità e l’"essenzialità" della vita con i semplici, con coloro che non si aspettano niente se non un sorriso carico di amicizia. È stato il mio sogno che avrebbe dovuto realizzarsi qualche tempo fa e bruscamente si è interrotto con il mio rapimento. È un sogno tuttora presente. E i sogni devono essere realizzati. Abbiamo bisogno di loro per vivere. E spero che tra qualche mese questo possa giungere al "traguardo".
La vicenda del "sequestro" e della "liberazione", ai quali è stata data ampia "eco" dai "massa media", che cosa può ancora insegnare agli italiani?
È una domanda complicata, alla quale non so rispondere compiutamente. Sono troppo lontano dal mondo "mediatico" italiano e dal Paese. L’anno scorso, al mio ritorno in patria dopo il rapimento, sono stato "travolto" dall’onda della folla. Mi sono sentito quasi "soffocato" dalle attenzioni. Spero e prego che anche la mia storia possa essere un piccolo "contributo" per costruire rapporti diversi tra le persone. Rapporti che aiutano a vivere la sensibilità "solidale" nei confronti dei grandi problemi a livello "mondiale" e che hanno una propria "declinazione" a livello italiano e filippino.
In particolare, come lei vede la situazione del Paese?
Nella mia "terra d’adozione" i problemi sono tanti, variano di regione in regione. Sull’Isola di Mindanao, si sente l’urgenza della pace e del "dialogo interreligioso". Nella "Grande Manila", si sente l’urgenza di contrastare una mentalità "consumistica" e guardare alle persone che ti stanno intorno e che hanno bisogno di compagnia per andare oltre la solitudine prodotta dalla città. Nelle "sacche" di povertà presenti nella maggior parte delle Filippine, bisogna essere segno di speranza e di giustizia quotidiana. Ciascuno deve impegnarsi per essere una persona capace di costruire relazioni che facciano guardare avanti con serenità. Il futuro ci appartiene. Dipende anche da noi come "modellarlo".