La famiglia di P. Bossi
«Il dramma è nostro,
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non coinvolgete altri»
Il fratello Marcello:
fiducia nelle istituzioni, che stanno facendo tutto il possibile per liberarlo.
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Da Abbiategrasso (Milano),
Pierachille Dolfini
("Avvenire", 3/7/’07)
La parola d'ordine in casa Bossi, ad Abbiategrasso, è: niente polemiche. «Stiamo vivendo il nostro dramma e non ci sembra giusto coinvolgere altre persone». L'ansia è molta, ma nelle parole di Marcello Bossi, fratello del missionario rapito nelle Filippine lo scorso 10 giugno, si avverte anche serenità «e una grande fiducia nelle istituzioni, che stanno facendo tutto il possibile per ridare la libertà a mio fratello». Anche nel comune in provincia di Milano, dove padre Giancarlo è nato 57 anni fa, è arrivata l'eco delle polemiche che negli ultimi giorni si sono addensate intorno al rapimento del missionario del "Pontificio istituto missioni estere": mezzi di informazione, ma anche politici nel mirino con l'accusa di non fare per padre Giancarlo quello che è stato fatto per portare a casa altri nostri connazionali rapiti in diverse zone del mondo. Ma di fronte a chi parla di sequestrati di "serie A" e sequestrati di "serie B" la famiglia Bossi dissente. «Ci sembra che la Farnesina stia lavorando bene - afferma Marcello Bossi - . Ci fa piacere vedere un governo che ha deciso di delegare un'esponente dell'opposizione, in questo caso Margherita Boniver, per una missione nelle Filippine che cerchi di far luce sul rapimento. E ci fa piacere vedere una nazione unita. Il sequestro di mio fratello è un fatto che certo interessa in particolare noi cattolici, ma è soprattutto un avvenimento che coinvolge e interroga l'Italia: per questo abbiamo apprezzato la solidarietà tanto dei "Radicali" quanto di esponenti del mondo musulmano». Segnali che secondo la famiglia Bossi «dimostrano che l'Italia sa essere un paese unito non solo quando si vincono i Mondiali di calcio». Sabato sera la famiglia Bossi era a Milano, a una manifestazione di solidarietà organizzata dalla comunità filippina. Domenica Pinuccia, sorella del sacerdote, ha partecipato in tv alla trasmissione "A sua immagine" durante la quale è risuonato da piazza San Pietro l'appello di Benedetto XVI per la liberazione di tutti i sequestrati. E sempre domenica in tutte le parrocchie di Abbiategrasso si è pregato per la liberazione di padre Giancarlo la cui foto campeggia sui muri, nelle vetrine dei negozi, alle porte delle Chiese della città. «Non finiremo mai di ringraziare le istituzioni, la Chiesa, la gente comune che ci sta dimostrando vicinanza informandosi, chiedendo notizie e tenendo così viva l'attenzione sulla sorte di padre Giancarlo», continua Marcello Bossi che sottolinea proprio come serva non abbassare mai la guardia. «Occorre un "pungolo" perché il Ministero degli Esteri e il Pime devono fare i conti con una situazione ancora in alto mare: quelle che arrivano sono notizie di fonte filippina, tutte da verificare». Una situazione che, certo, lascia in ansia chi aspetta il ritorno a casa di padre Giancarlo. «La mancanza anche di una piccola certezza, la difficoltà di verificare le voci che si rincorrono, la constatazione che il sequestro sta andando per le lunghe, certo ci lasciano con il fiato sospeso», afferma Marcello Bossi. Che invita tutti a continuare sulla strada intrapresa «perché la vicenda non vada a finire nel dimenticatoio».