CRISITANI NEL MIRINO

Attivata l’Unità di crisi della Farnesina.
La "Conferenza episcopale filippina":
«Imploriamo i sequestratori, risparmiatelo.
Preghiamo che venga rilasciato al più presto».

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si segue la «pista islamica»

P. GIANCARLO BOSSI, Missionario del Pime nelle Filippine.

Padre Giancarlo Bossi catturato in un "blitz" da 10 guerriglieri.
Dal 1980 il religioso del Pime, 57 anni, si trova nel Paese.
Da due mesi è parroco a Payao, nella provincia di Zamboanga del Sud:
«È un pioniere, è stato il primo a spingersi volontariamente
laddove nessuno era mai andato».
Non aveva mai ricevuto minacce ed è amato dai contadini locali.

Da Bangkok, Stefano Vecchia
("Avvenire", 12/6/’07)

Una vasta operazione di ricerca è in corso nel sud delle Filippine, sulla grande isola meridionale di Mindanao, alla ricerca del missionario italiano Giancarlo Bossi, vittima domenica mattina di un rapimento che non è stato ancora rivendicato. Si attende un contatto, ma finora dei rapitori nessuna traccia. «Le forze di polizia e l'esercito sono alla ricerca della vittima e dei suoi rapitori», ha dichiarato il capo della polizia locale, Francisco Cristobal, che ha aggiunto che la marina ha attivato un blocco navale lungo la costa prospiciente la zona del rapimento. Infatti, il missionario, fermato da una decina di uomini armati nei pressi della cittadina di Payao, di cui è parroco, mentre si recava in motocicletta al villaggio di Bulawan per celebrarvi la messa, è stato caricato immediatamente con un laico filippino che lo accompagnava su una imbarcazione di cui si sono perse le tracce. Nella ricerca è impegnato anche un aereo spia americano Orion, mentre il capo delle forze armate filippine, generale Esperon, ha precisato che gli esperti Usa, presenti nella regione in appoggio all'offensiva di esercito e paramilitari contro i separatisti islamici, «stanno dando un contributo anche in altri aspetti tecnici». La stessa popolazione locale è attiva nelle ricerche del missionario. Sebbene non sia stato rivendicato, il sequestro viene attribuito dalle autorità agli uomini del Comandante Kedie, fuoriusciti del "Fronte islamico di liberazione Moro" (Milf), movimento indipendentista musulmano che si è invece immediatamente dissociato dal sequestro, definito un «atto contrario ai principi dell'islam». Eid Kabalu, portavoce ufficiale del movimento, spiega: «Non avremmo mai permesso di rovinare il processo di pace in corso. Noi stessi abbiamo dispiegato diversi uomini con il compito di cercare padre Bossi». Kabalu condanna il rapimento e aggiunge che il gruppo di Abdulsalam (Kedie) «già da tempo non risponde più al Milf, da cui è stato allontanato. Una volta ancora diamo la nostra piena disponibilità a fornire assistenza alle autorità filippine». Per padre Giancarlo si è attivata anche l'Ambasciata italiana a Manila e l'Unità di crisi della Farnesina. Accorato l'appello della "Conferenza episcopale filippina", il cui portavoce, monsignor Pedro C. Quitorio, ha detto: «Imploriamo i rapitori: per favore, risparmiate il missionario. Preghiamo affinché venga liberato al più presto, e possa tornare a fornire il suo aiuto alla nostra popolazione».