IL SACERDOTE IN OSTAGGIO
Nella casa
generalizia di Roma dell’istituto missionario
sarà celebrata una Messa.
Oggi nel
mondo la veglia promossa dal Pime.
Il Superiore padre Zanchi:
«Restiamo in attesa di notizie che annuncino la sua liberazione».
Tante le parrocchie e le associazioni che hanno organizzato manifestazioni.
Da Milano
È un filo di speranza
invisibile ma preziosissimo quello che collega Lorenzago di Cadore con l'isola
filippina di Mindanao. «Il mio pensiero va ogni giorno a padre
Bossi». È in
queste poche, ma significative parole che Papa
Benedetto XVI ha
condensato ieri tutto l'affetto, tutta l'apprensione per il missionario del Pime
rapito lo scorso 10 giugno.
Giunto ieri mattina nella località veneta, dove trascorrerà fino al prossimo
27 luglio un breve periodo di riposo, il Pontefice ha spiegato di aver chiesto
le «ultime informazioni» sul sequestro di padre Giancarlo al Sostituto alla
Segreteria di Stato, monsignor Fernando Filoni, che fino a qualche settimana fa
era nunzio proprio nelle Filippine. «Speriamo e preghiamo che il Signore ci
aiuti», ha poi aggiunto Benedetto XVI. Invitando quindi idealmente a unirsi
alla giornata speciale di preghiera e digiuno indetta per oggi, a un mese esatto
dal sequestro, dalla diocesi di Milano e dai missionari del Pime.
L'iniziativa, rilanciata in tutto il mondo dai confratelli di padre Bossi, è
stata annunciata in una lettera dal Superiore generale del Pime, padre
Gian Battista Zanchi,
che ha sottolineato come tutti i membri dell'istituto missionario «insieme alla
famiglia, alla parrocchia e agli amici di padre Giancarlo, sono in attesa
fiduciosa di notizie che annuncino la sua liberazione», anche se «fino ad oggi
non è stata fatta alcuna rivendicazione, né sappiamo il perché del
sequestro». Padre Zanchi ha quindi evidenziato che «sono benvenute iniziative
e manifestazioni a diversi livelli per sollecitare la liberazione di padre
Giancarlo», e che, soprattutto, «non va dimenticata la preghiera: siamo nelle
mani di Dio».
Sarà lo stesso Superiore generale a presiedere stasera, alle 20,30, una Messa
nella Casa generalizia del Pime a Roma. Mezz'ora dopo il testimone sarà
raccolto, per una veglia di preghiera, dalla basilica di Santa Maria Nuova di
Abbiategrasso, in provincia di Milano, paese di origine di padre Bossi. Ma
appuntamenti simili sono previsti in molte altre località in Italia e nel
mondo. «Sono tantissime le parrocchie, le associazioni e gli istituti religiosi
che hanno programmato momenti di preghiera e digiuno - conferma ad
"Avvenire" padre Davide Sciocco, direttore del "Centro Pime" di Milano e
della rivista "Mondo e missione" - . Ognuno si è organizzato
autonomamente, con l'obiettivo di invocare il pronto rilascio di padre
Giancarlo». Tra le adesioni, in Italia, quella della "Tavola della
pace" e del Comitato Promotore della "Marcia per la pace"
Perugia-Assisi del 7 ottobre, che ha sollecitato il governo italiano «a
proseguire gli sforzi» per ottenere la liberazione di padre Bossi. Molto
attiva, all'estero, la casa regionale del Pime a Zamboanga, nelle Filippine.
D'altronde anche nei giorni immediatamente successivi al sequestro, furono
diverse le veglie, le fiaccolate e le manifestazioni organizzate qui, insieme
alla comunità locale, a favore del rilascio del missionario.
Dalle Filippine il filo della speranza si dipanerà seguendo l'avvicendamento
dei fusi orari. Dalla stessa Asia, al Medio Oriente, dall'Europa all'Africa fino
al continente americano, decine di migliaia di persone uniranno le loro
preghiere in un gesto, ha evidenziato ancora il Pime, nato «sull'esempio di
quanto fece la prima comunità cristiana, quando l'apostolo Pietro venne
sequestrato ingiustamente da re Erode».