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( www.pimephilippines.wordpress.com/ )
Carissimo cognato ciao.
Questo è l’inizio di ogni mio scritto a Giancarlo,
è un mese che non posso farlo e la cosa mi pesa. Sono soprattutto scambi di
piccole notizie quotidiane sulla salute della mamma, sulla situazione di scuola
dei vari nipoti, sullo spostamento di interessi sportivi dal calcio al podismo
ultradilettantistico, sulle vittorie delle rispettive squadre nei campionati che
contano, sono queste le cose di cui parliamo. Chiaro che parliamo anche delle
cose che succedono in quel mondo sperduto del Mindanao, dei progetti di medio
termine che lo coinvolgono in prima persona e degli spostamenti e progetti degli
altri confratelli che nel corso degli anni e nei viaggi fatti abbiamo conosciuto
e apprezzato. Ma oggi mi sembra di parlare e sentire la storia di un altro
Giancarlo, un missionario qualunque di cui si conosce poco ma si vuole dire
molto, un uomo di fede attaccato alla povera gente e alla terra povera,
soprattutto la povera terra che con il sudore e l’impegno offre pane per i
denti e gioia del vivere. Mi sembra una storia lontana dal mio mondo oppure il
mio cuore e la mia mente rifiutano di credere che riguardi proprio mio cognato:
un pensiero purtroppo ricorrente nel nostro vivere che ci fa sentire e ragionare
e provare dei sentimenti a volte solo se ci toccano in prima persona o se
rientrano nel nostro piccolo cerchio di interessi. Ho creduto e credo di essere
aperto alle cose della vita e di dichiararmi cittadino del mondo ma mi accorgo
di essere chiuso nel mio egoismo e nel possesso piuttosto che aperto alla
ricerca di un bene comune e superiore. La bellezza e la fortuna dello stare con
Giancarlo è proprio per quella sensazione che con lui non rischi niente perché
niente ti chiede, la sua presenza è discreta seppur gioiosa, apre il
sorriso a chi sorriso non ha, coinvolge nella letizia anche chi felice non è,
è compagno di gioco anche di chi sa giocare poco, è spalla di dialogo e
battute anche di chi parla poco. E poi nelle strade deserte, nei luoghi poco
frequentati anche la sola presenza è ricchezza, è proposta di dialogo, è
inizio di comunione e questo non lo lascia mai mancare. Il "servizio"
è la pietra angolare della sua vita, la discrezione è il suo modo di essere,
il seguire "…se non ritornerete come bambini…." è il suo credo.
Mi piacerebbe discutere con lui del perché ancora oggi il Milan non ha agito
sul mercato per riuscire a contrastare la beneamata Inter anche sul piano dello
scudetto, ma mi prenderei dell’incompetente e del borioso già da mio figlio
che solo lui è stato capace di portare dalla sua parte e tifare rossonero: è l’unico
rimprovero che potrei muovergli addosso. Tutto il movimento di opinione, tutte
le manifestazioni di solidarietà che si sono succedute in questi giorni e che
avverranno fino al momento della liberazione credo siano per lui inimmaginabili.
Sto pensando intensamente a quando ritornerà libero e, soprattutto nei primi
momenti, a quando si troverà addosso tutta la popolarità che il
"Bene" di questo mondo ha generato intorno a lui. Uomo schivo ma con
il cuore in mano non so a quanti saprà dire di no, non ora, sono stanco, più
tardi ma di certo ritroverà stampato sulla faccia di tutti quel sorriso che
riesce a far scaturire spontaneamente da tutte le persone che incontra sul suo
cammino. Ma sono ancora più sicuro che la migliore medicina per lui
saranno i sorrisi dei bambini di Payao, se avrà la fortuna e la gioia di
riprendere da lì il cammino interrotto quel 10 di giugno.
Enrico