IL RITORNO A CASA
I familiari in festa: «Ci ha chiamatiIl fratello
Marcello non fa che ripetere: «È bellissimo, è bellissimo».
La nipote Elena: «Poi tutti a piangere».
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Luca Miele
("Avvenire", 20/7/’07)
La felicità certe volte "suona". Ha una voce, suoni diversi, suoni rumorosi. E qualche volta persino un po' invadenti. La felicità in casa Bossi è un telefono che squilla, e poi le campane del paese che suonano a festa, rumorose e avvolgenti, e ancora le voci degli amici che accorrono e riempiono la casa e il telefono che, prima così muto, sembra ora non volerla smettere più di squillare e squillare. «Sono Giancarlo» dice la voce dall'altro capo del telefono. Per qualche momento, Pinuccia, sorella di padre Giancarlo Bossi, esita, quasi si confonde. Non ha riconosciuto quella voce così attesa, così desiderata per quei lunghi interminabili quaranta giorni, racconta - a distanza di poche ore - emozionata la nipote del missionario, Elena. Per un attimo Pinuccia crede che al telefono ci sia padre Flavio, una presenza costante in questo periodo denso di angoscia. Poi finalmente la voce, quella voce, viene riconosciuta. «E allora - racconta Elena, 19 anni, un legame strettissimo con quello zio così lontano - abbiamo iniziato a piangere. Non la smettevamo più di piangere. Lacrime di gioia, di felicità». Padre Giancarlo ha voluto parlare subito con la mamma, la signora Amalia. Un giorno speciale per entrambi. Padre Giancarlo ha ritrovato la sua libertà. Mamma Amalia ieri ha compiuto i suoi primi 87 anni. «Non le abbiamo detto nulla - spiega ancora Elena - . Per l'età abbiamo cercato di proteggerla. Ma lei qualcosa credo avesse intuito». E ieri la visita del sindaco, dei carabinieri, degli amici, dei semplici conoscenti, qualche sospetto - probabilmente - lo hanno fatto nascere. «Sto bene» assicura padre Giancarlo al telefono. Racconterà di non aver mai temuto per la sua vita, di essere sì un po'dimagrito, di aver patito un po' la fame, di non aver fumato, e naturalmente di essere felice. La casa dei suoi familiari è invasa. L'assedio festoso degli amici, quello a tratti un po' zelante dei giornalisti. Sono state ore di attesa, un'"altalena" di emozioni, quelle della famiglia Bossi. Che i tempi fossero maturi per una «svolta», lo sapevano anche loro. Ma quelle «rassicurazioni» non facevano di certo trascorrere più velocemente il tempo dell'attesa. Una prima telefonata dalla Farnesina è arrivata alle 18 circa. «Ci hanno detto che qualcosa sta per succedere, che la liberazione era vicina. Ci hanno raccomandato ovviamente segretezza». Poi una seconda telefonata, verso le 20,30. « Due minuti, era la voce di mio zio Giancarlo al telefono». «È bellissimo, bellissimo», riesce a dire neanche fosse un "mantra", stordito da quello che sta accadendo, il fratello del missionario, Marcello. Anche lui l'ha saputo da pochi minuti. Quasi non gli sembra vero. Una "frustata" di gioia. E soprattutto di sollievo. Dopo quaranta giorni di angoscia, di speranze poi rivelatesi infondate, di paure. Ha la voce ancora incrinata dall'emozione. «Ma la cosa più bella - aggiunge, a fatica, proprio perché travolto dall'agitazione - è che abbiamo avuto la notizia mentre eravamo qui a festeggiare il compleanno della mamma». «Giancarlo ha parlato con lei - Marcello ha raccontato subito dopo - le ha fatto gli auguri. E a lei che non sapeva niente è parso tutto normale. È stato davvero il più bel regalo che potesse farle per il suo compleanno». A confortare Marcello Bossi, c'è stata la grande vicinanza della gente. Non solo dei vicini, gli amici, quelli che incontri tutti i giorni. Quella vicinanza, con la preghiera, è cresciuta come un'onda. Un pensiero Marcello Bossi lo dedica alla raccolta di firme, organizzata a Milano davanti alla chiesa di Santa Francesca Romana. Il fratello di padre Bossi nei giorni scorsi non si stancava di ripeterlo, diceva: «Tutto quello che si fa per tenere viva l'attenzione è positivo e gradito. Noi come famiglia - diceva a chi lo interrogava - non smetteremo mai di ringraziare tutti quelli che si stanno dando da fare per la liberazione di Giancarlo». E da ieri è iniziato il momento della gioia.