IL RITORNO A CASA
«Recitavamo
il Rosario,
quando la nipote è entrata in chiesa gridando: è libero».
Attraverso le tv asiatiche,
la famiglia si è rivolta alle autorità e ai cittadini filippini.
L'emozione
del fratello Marcello:
«La certezza che sarebbe stato presto con noi non ci ha mai lasciato».
Da
Abbiategrasso, Pierachille Dolfini
("Avvenire", 21/7/’07)
«Hanno liberato il
Giancarlo!». Luigi Bertolini, amico d'infanzia di padre
Bossi - «quanti
momenti di preghiera insieme e quante partite di calcio!» dice ancora commosso
- quando l'altra sera ha sentito le campane di tutte le chiese di Abbiategrasso
suonare a festa non ha avuto dubbi. Era il segnale atteso da trentanove giorni,
uno scampanio che diceva che il missionario rapito nelle Filippine il 10 giugno
era tornato in libertà.
Nella Chiesa di Castelletto, il rione di Abbiategrasso dove il sacerdote è
nato, a far suonare le campane c'era un'altra amica di padre Bossi, Monica Maggi.
«Stavamo recitando il Rosario - ricorda - quando la nipote di padre Giancarlo
è corsa in chiesa gridando: "È libero, è libero!". Una gioia
indescrivibile per la ritrovata libertà di un amico, di un fratello maggiore».
E anche ieri sera, nel comune alle porte di Milano dove padre Bossi è
cresciuto, le campane hanno suonato a festa quando, nella basilica di Santa
Maria Nuova, la comunità abbiatense si è riunita per una Messa di
ringraziamento. «Quella di oggi - ha detto nell'omelia il prevosto di
Abbiategrasso, monsignor Paolo Masperi - è la gioia per una presenza, la
presenza di padre Giancarlo che sentiamo in comunione con noi nella preghiera.
"Chiedete e vi sarà dato", ci ha detto Gesù, e noi in queste settimane
abbiamo chiesto con forza che padre Bossi potesse ritornare in libertà certi
che "Chi perde la propria vita per gli altri la ritroverà"».
Molte le persone che si sono strette attorno alla famiglia di padre Bossi:
abbracci, sorrisi e qualche lacrima. Un affetto incontenibile, lo stesso che
dallo scorso 10 giugno ha circondato i fratelli e la mamma di padre Giancarlo,
la signora
Amalia, che proprio
nel giorno della liberazione del figlio ha compiuto 87 anni e che non ha mai
saputo della sorte toccata al missionario italiano. «La certezza che avremmo
riabbracciato Giancarlo non ci ha mai lasciato - dice Marcello
Bossi, fratello del
missionario - . Certo, all'inizio pensavamo a una soluzione più rapida e quando
abbiamo visto che la questione andava per le lunghe un po' di delusione ci ha
presi. Ma è stata solo questione di un attimo». Lontani dalle polemiche che
hanno accompagnato i primi giorni del rapimento, i familiari di padre Giancarlo
dicono di non aver mai perso la fiducia nelle autorità che hanno lavorato per
il buon esito della vicenda.
E ieri, attraverso le telecamere delle "Tv asiatiche", hanno
ringraziato anche autorità e cittadini filippini. «Avevamo chiesto al governo
locale che non venisse usata la forza per la liberazione di nostro fratello -
continua Marcello Bossi - e così è stato. È contento di questo anche mio
fratello, che ho sentito al telefono e che mi ha confermato come, prima di
rientrare in Italia, vuole far visita alla sua comunità a Mindanao».
Dovrà dunque passare una settimana prima che Abbiategrasso possa riabbracciare
il missionario: ieri, in piazza e tra le bancarelle del mercato, non si parlava
d'altro. «Molte persone - racconta il sindaco Roberto Albetti che giovedì
sera, appresa la notizia della liberazione, si è precipitato in casa Bossi - mi
hanno fermato per strada, chiedendomi cosa faremo per accogliere padre Giancarlo.
Noi siamo pronti per una grande festa, ideale proseguimento dei tanti gesti
semplici che hanno caratterizzato questi giorni: la preghiera personale, la
fiaccolata silenziosa, la veglia con il cardinale Tettamanzi, i lumini alle
finestre, gli appelli lanciati attraverso i "media". Concorderemo,
però, ogni cosa con padre Giancarlo, con la sua famiglia e con il Pime».