I MISSIONARI DEL PIME
«Sono state ascoltate le
nostre orazioni»
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Padre Zanchi:
«Celebrazioni di ringraziamento il 30 luglio».
Nota della Fesmi: «Dai "media" interpretazioni frettolose».
Paolo M.
Alfieri
("Avvenire",
21/7/’07)
La «gioia» del Pime per la
liberazione di padre
Giancarlo Bossi. La
«gratitudine anzitutto a Dio, per aver fatto ritornare a casa, sano e salvo»
il missionario rapito per 39 giorni nelle Filippine. Ma anche il «rammarico»
della "Federazione stampa missionaria italiana" (Fesmi) per come,
nella lettura del sequestro del religioso, «in più occasioni l'attenzione
"mediatica"» si sia concentrata «sull'albero che cade, mentre poco o
nulla si è detto della foresta che cresce».
Il giorno dopo il rilascio di padre Bossi, il mondo missionario, Pime in testa,
alterna l'emozione per il ritorno in libertà del confratello ad una riflessione
sulla vicenda. «Il Signore - sottolinea padre
Gian Battista Zanchi,
superiore generale del Pime - ha ascoltato veramente la preghiera intensa di
tante persone, cristiane, musulmane e di altre fedi religiose, che si sono unite
alla nostra preghiera, in primo luogo il Santo Padre che ancora questa notte ha
pregato per il nostro padre Giancarlo».
Padre Zanchi ricorda come molte siano state «le iniziative di solidarietà
sorte a sostegno della liberazione di padre Giancarlo». «Sappiamo che altre
sono ancora in corso - evidenzia il superiore dell'istituto - . Che queste
iniziative diventino occasione di festa, come è stato per i familiari e in
particolare la mamma
Amalia, che lo ha sentito al telefono il giorno del suo
compleanno».
È stato ancora padre Zanchi ad annunciare che il
prossimo 30 luglio,
157esimo anniversario della fondazione del Pime, le celebrazioni eucaristiche
saranno offerte «come "Grazie" al Signore per il ritorno di padre
Giancarlo e come supplica di continua protezione» per tutti i missionari. Lo
stesso superiore generale, che ha ringraziato le autorità italiane e quelle di
Manila per il loro impegno a favore della liberazione di padre Bossi, dovrebbe
recarsi poi nelle Filippine, dove presto il Pime avvierà una discussione sulla
sua presenza nella zona.
Intanto è la Fesmi, tramite il suo coordinatore Gerolamo
Fazzini,
condirettore della rivista "Mondo e missione", a riflettere in una
nota sulle «strumentalizzazioni, le verità e i silenzi» del sequestro di
padre Bossi. Dopo aver ringraziato «tutti gli operatori dei "media" che hanno
contribuito a tenere desta l'attenzione» sul missionario rapito, la nota rileva
come i "media", «salvo poche, lodevoli eccezioni», abbiano «in più di
un'occasione incasellato il rapimento di padre Bossi nello schema frettoloso,
ambiguo e pericoloso dello "scontro fra civiltà", ovvero musulmani
contro cristiani». «Forse si sarebbe dovuto dedicare maggior attenzione alla
ricostruzione delle complesse dinamiche sociali, politiche e religiose che
caratterizzano la realtà di Mindanao», continua la Federazione, secondo la
quale si sarebbe potuto inoltre evidenziare «il tessuto di relazioni di
amicizia e dialogo tra cristiani e musulmani che nemmeno l'intensificarsi del
fanatismo islamico nell'isola ha potuto cancellare».
«Purtroppo quando accadono vicende come queste in posti così lontani e poco
conosciuti il rischio di ridurre tutto a generalizzazioni semplicistiche è
molto facile - conferma ad "Avvenire" padre Davide
Sciocco, direttore
del "Centro Pime" di Milano - . Bisogna invece sempre valutare
attentamente tutti gli elementi in gioco, ben sapendo che ogni situazione, ogni
contesto, riunisce in sé caratteristiche ben specifiche». «Sono sicuro -
continua padre Davide - che Padre Bossi avrà in qualche modo avvertito tutta la
solidarietà che è stata dimostrata in tutto il mondo per la sua vicenda. Per
quanto riguarda la fine del sequestro, sapevamo che si era vicini a una svolta
positiva, ma certo non ci aspettavamo un rilascio così immediato del nostro
confratello. La gioia e il sollievo per la notizia della sua liberazione sono
state emozioni fortissime».