Abbiategrasso,
festa in piazza. Stracolma la basilica di Santa Maria Nuova.
Il sindaco:
«Sappiamo che il tuo desiderio più grande è tornare nelle Filippine».
Da
Abbiategrasso, Pierachille Dolfini
("Avvenire",
11/9/’07)
Tanti palloncini
colorati hanno portato in cielo un lungo striscione con la scritta
«Bentornato!» e la foto di padre
Giancarlo Bossi.
Domenica Abbiategrasso
si è stretta intorno al missionario italiano rapito nelle Filippine il 10
giugno e liberato dopo 39 giorni di prigionia.
Una messa celebrata da padre Giancarlo nella basilica di Santa Maria Nuova e poi
la festa in piazza. «Dio deve sempre fare parte delle scelte della nostra
vita» ha detto il missionario nell'omelia durante la quale ha sottolineato più
volte l'importanza di lanciare ponti tra culture. «Ho pianto - ha raccontato -
quando ho sentito che al centro islamico di Abbiategrasso sono state messe due
bombe: quando si lanciano bombe si rinuncia ad essere fratelli e sorelle».
«Quando ero nella foresta ho avuto modo di meditare a lungo e in particolare su
un punto cruciale dell'essere cristiani: Dio c'entra con le nostre scelte, Dio
è alla sorgente del nostro essere persona?». È iniziata da qui l'omelia di
padre Giancarlo Bossi, domenica, nella basilica di Santa Maria Nuova ad
Abbiategrasso. Il "Vangelo di Luca" aveva proposto il tema della
sequela di Gesù e il missionario rapito nelle Filippine ha sollecitato i fedeli
sul tema della responsabilità. «Mettere Dio al primo posto vuol dire scegliere
la logica del Vangelo, non gli interessi del mio gruppo, vuol dire far nostro il
modo di vedere la realtà che aveva Gesù». Amare Cristo più di ogni altra
cosa per padre Bossi non significa perdere di vista gli altri: «È un incentivo
in più a convivere pacificamente: nonostante le differenze culturali dobbiamo
sentirci fratelli e sorelle - ha ammonito il missionario - altrimenti non
avrebbe più senso recitare il Padre nostro». E proprio in questa prospettiva
padre Giancarlo ha voluto ringraziare tutti gli abbiatensi e tutti quelli che
hanno pregato per lui: «Grazie per aver creato un'atmosfera - ha detto - nella
quale siamo riusciti a diventare un po' di più fratelli e sorelle». Un legame,
quello con la comunità abbiatense, suggellato dai doni portati all'altare:
offerte in denaro, ma anche riso, quello che padre Giancarlo condividerà a
Natale con i suoi bambini di Mindanao, nelle Filippine, dove farà rientro a
fine anno.
Una messa partecipata che ha visto sull'altare, insieme a padre Giancarlo, sette
sacerdoti. Un rito rimandato da alcuni televisori posti all'esterno della
chiesa, incapace di contenere tutte le persone che hanno voluto far festa al
missionario. Al termine della celebrazione gli è stata regalata la maglia del
"Milan", sua squadra del cuore, con stampato «padre Bossi 40».
Quello di domenica è stato il ritorno ufficiale del missionario, rientrato
dalle Filippine a metà agosto e subito partito per un periodo di vacanza con la
famiglia prima di partecipare all'"Agorà
dei giovani"
di Loreto.
Dopo la cerimonia in chiesa la festa popolare in piazza dove padre Giancarlo ha
ricevuto il saluto delle autorità, primo fra tutti quello del sindaco Roberto
Albetti.
«So che il tuo desiderio più grande è tornare quanto prima dalla tua gente,
dai tuoi parrocchiani di Payao - ha detto il primo cittadino - , ma noi ti
aspetteremo per accoglierti tutte le volte che farai ritorno ad Abbiategrasso».
Albetti ha poi aggiunto un altro grazie, «quello per la testimonianza di fede,
di forza e di coraggio che ci hai dato a Loreto: il tuo racconto ha fatto
conoscere ai giovani come è bello e vero donare la vita per un ideale forte,
seguendo la proposta di Gesù Cristo. In questa società c'è bisogno di veri
maestri, di educatori che indichino la strada». Presenti ad Abbiategrasso anche
il console filippino Pedro Chan, il presidente della Provincia, Filippo Penati,
e il consigliere regionale Sante Zuffada in rappresentanza del presidente
Formigoni: la "Regione Lombardia" attribuirà a padre Bossi il
"Premio per la pace 2007".