Padre Bossi al «Congressino» missionario del Pime
«Anche in prigioniaDa
Milano, Laura Badaracchi
("Avvenire", 18/9/’07)
«Tante volte mi sono chiesto
perché proprio io sono stato rapito. Non ho fatto grandi cose, nel senso di
progetti o impegni che possano essere degni di cronaca. Ho solo fatto il
missionario e il prete». Con semplicità, e un pizzico di commozione, padre
Giancarlo Bossi ha
sintetizzato così il senso del suo sequestro di 40 giorni, nelle Filippine,
conclusosi il 19 luglio scorso. Domenica, nell'"Auditorium" del Pime
di Milano gremito da un migliaio di persone, il missionario ha ripercorso la sua
esperienza, in occasione del "76°
Congressino missionario"
sul tema «Missione formato famiglia».
Presiedendo la celebrazione eucaristica, padre Bossi ha consegnato il crocifisso
a missionari e missionarie in partenza per Bangladesh, Brasile, Cambogia, Guinea
Bissau, Hong Kong. Papua Nuova Guinea, invitandoli a portare «l'amore di Dio»
e «la tenerezza del Padre» nei luoghi in cui sono stati chiamati. Il
religioso, originario di Abbiategrasso, ha ricordato gli inizi della sua
vocazione: «Finito il servizio militare, dovevo prendere una decisione per la
mia vita. Sentivo la chiamata a essere missionario e prete. Ma continuamente
lottavo con me stesso e con Dio, e mi dicevo: "Perché proprio io?".
Invece ho dovuto mettere la mia vita nelle mani di Dio. Mi sono fidato di lui e
non mi ha abbandonato. Anche nella foresta mi sono fidato e non mi ha lasciato
solo».
Nei giorni in cui era ostaggio, nella foresta, non sono mancati i momenti
difficili: «Ero da solo, perché tentavo di comunicare con le persone che mi
avevano rapito, ma non era facile; non sentivo l'affetto della mia parrocchia in
Payao. E mi sentivo fermo, incapace di reagire». Circostanze che, tuttavia,
hanno fatto sperimentare a padre Giancarlo «la tenerezza del Padre. Anche
quelle povere persone che si erano addossate l'incarico di rapirmi e tenermi in
custodia fino a nuovo ordine, mi hanno parlato, seppur involontariamente, del
cuore di Dio». E nelle Filippine, che definisce «la mia terra», padre Bossi
spera di tornare «tra qualche mese», per rispondere alla chiamata ad «essere
speranza per i poveri e giustizia per i deboli».