Il religioso del Pime torna
nelle Filippine,
dove venne rapito dai guerriglieri islamici.
Alla serata parteciperanno tanti volti noti.
Una serata di festa con Gattuso e la Merini.
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Micaela Pola
("Avvenire", 13/1/’08)
Lo aveva detto subito, non appena liberato dalle mani dei sequestratori e
rispedito in Italia a curarsi, dopo 39 giorni di prigionia: «Presto tornerò
qui nelle Filippine, a Payao, dove per me c’è ancora molto da fare». E
adesso padre
Giancarlo Bossi mantiene la promessa: in tasca ha il biglietto
aereo per la prossima settimana. Ma prima riceverà l’abbraccio della
popolazione in una grande serata intitolata "Buon viaggio, padre
Bossi!", domani sera all’"Istituto dei Ciechi"
(Via Vivaio 7,
ore 20.30). Al centro dell’evento il commiato del Missionario del Pime, con la
sua testimonianza di pace e il racconto del lungo sequestro da parte dei
guerriglieri islamici, ma sul palco saliranno tanti personaggi noti, tutti uniti
dal "filo conduttore" della solidarietà. Tra questi il calciatore
Rino Gattuso («Nelle Filippine non ho quasi nulla ma ai miei Superiori ho
chiesto la "parabola": non potrei stare senza il Milan», scherza
padre Bossi ), la poetessa Alda Merini che reciterà i suoi versi sulle musiche
di Giovanni Nuti, i giornalisti Ferruccio De Bortoli e Candido Cannavò, lo
stilista Santo Versace, Rodolfo Masto, presidente dell’"Istituto dei
Ciechi".
La serata, voluta dall’"Associazione Carlo Urbani" e ideata dai
giornalisti di "Avvenire" Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola, nasce
grazie al sostegno di Alberto Mattioli, vicepresidente della
"Provincia", e Manfredi Palmeri, presidente del "Consiglio
comunale": «Amministrare una città - dice infatti Mattioli - vuol dire
anche offrire ai giovani l’opportunità di incontrare persone come padre Bossi, o scoprire che dietro un campione di calcio c’è un forte impegno sociale».
E Palmeri aggiunge: «È un testimone di pace e di fede nel mondo: prima che
parta vogliamo fargli sentire ancora una volta l’amore dei suoi
concittadini». Al termine un brindisi alla nuova missione del sacerdote, che
ricorda: «I veri prigionieri sono quei popoli che non hanno una tazza di riso e
muoiono per malattie curabili con pochi centesimi».