All’"Istituto dei Ciechi"

Anche Alda Merini e Rino Gattuso nella serata,
organizzata in occasione del ritorno nelle Filippine
del sacerdote rapito nel giugno scorso.

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"Vip" e giovani per il saluto al Missionario.

P. Giancarlo riabbraccerà presto i suoi amici filippini!

Massimiliano Castellani
("Avvenire", 15/1/’08)

«Punto e basta». Affermazione sintetica ed essenziale, è lo "slogan" o meglio l’espressione di vita quotidiana di padre Giancarlo Bossi. Una vita al servizio degli altri, degli ultimi, laggiù nella missione filippina di Payao dove il 10 giugno scorso un gruppo di 11 guerriglieri islamici al servizio di "Abu Sayyaf" l’ha tenuto in ostaggio per 39 lunghissimi giorni. Ma il peggio è passato. E la testimonianza arriva dal sorriso rassicurante di padre Bossi che ieri sera ha illuminato il Salone dell’"Istituto dei ciechi" di Via Vivaio, dove a centinaia sono accorsi a salutarlo in occasione di una serata benefica promossa dall’"Aicu" ("Associazione Italiana Carlo Urbani"). È stato un "arrivederci" caloroso, per il suo imminente ritorno nelle Filippine – a fine mese – da parte delle varie rappresentanze della città: istituzionali (la serata era promossa con il sostegno e i patrocinio della "Provincia" e del "Comune di Milano") e al quale non è voluta mancare neppure la poetessa Alda Merini. «Non ho mai avuto paura in quei giorni – ha raccontato padre Bossi – e la grande serenità che ho la considero un dono di Dio. Coloro che mi hanno rapito sono ancora prigionieri, schiavi di qualcuno che gli ha ordinato di sequestrarmi e al quale non si sono potuti ribellare per paura di essere bastonati a sangue. Ma per loro io ho sempre pregato e continuo a farlo, perché possano un giorno sedersi a tavola con i loro cari e cenare con questa serenità e con la mia stessa libertà». L’amore per quella terra e per quei poveri «senza i quali non avremmo certi valori», lo stanno riportando lì. Ha già un biglietto aereo, diretto non alla sua Payao «dove però non ho paura di tornare». Lo aspettano altri giorni di duro lavoro, di sacrifici e di preghiera, intervallati dall’unico svago che si concede lontano da casa: le partite via satellite del Milan «in compagnia di tifosi cristiani e musulmani». Per questo a salutarlo ieri c’era anche il suo amico Rino Gattuso. «Mi ha detto: "Ma davvero padre Giancarlo vuoi tornare nelle Filippine?". Io: "Certo". E lui: "Allora c’hai davvero la testa dura…". "Come la tua Rino", gli ho risposto». Uno scambio che ha divertito i ragazzi venuti per un "ciao" sentito e ai quali padre Bossi ricorda: «Ai giovani dico: lasciatevi rapire da ideali grandi». Punto e basta.