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"molto felice" di tornare nelle Filippine

Il sacerdote, missionario del "Pontificio Istituto Missioni Estere",
rapito lo scorso giugno nel sud delle Filippine,
parte questa sera per il Paese asiatico.
Prima tappa, Manila: qui incontrerà i confratelli riuniti in un’Assemblea.

P. Giancarlo, insieme ai suoi piccoli parrocchiani, davanti alla Chiesa di San Paolo, a Payao!

("AsiaNews", 22/1/'08)

"Mi sento bene, e sono felice di poter tornare in missione". È lo stato d'animo che  P. Giancarlo Bossi, missionario del "Pontificio Istituto Missioni Estere" rapito lo scorso giugno nel sud delle Filippine racconta ad "AsiaNews" a poche ore dal suo ritorno nel Paese asiatico.

Il sacerdote, liberato dopo 39 giorni di prigionia, partirà questa sera dall’Italia. La sua prima destinazione è Manila, dove incontrerà i confratelli riuniti in un’Assemblea. Ad "AsiaNews" dice: "Sono molto felice di tornare nelle Filippine, e mi sento veramente bene".

Un gruppo di delinquenti filippini ha rapito P. Giancarlo Bossi lo scorso 10 giugno a Payao, nella penisola meridionale di Mindanao. Dopo una lunga prigionia, il 12 agosto è tornato in Italia dove si è sottoposto a cure mediche. Durante il soggiorno italiano, P. Bossi ha avuto modo di incontrare il Papa all’"Agorà dei giovani" che si è svolta il 31 agosto scorso a Loreto. Benedetto XVI ed il missionario, "entrambi emozionati", si sono abbracciati a lungo.

Il desiderio di tornare presto in missione era stato espresso da P. Bossi sin dal giorno della sua liberazione. Lo stesso sacerdote, proprio durante la sua testimonianza alla notte dell’"Agorà", ha spiegato questa volontà: "Voglio tornare il prima possibile dalla mia parrocchia di Payao, dai miei bambini. I poveri hanno bisogno di persone capaci di amare senza limiti o condizioni, e a Payao la gente è povera. Io sono stato sequestrato fisicamente, ma sono troppi coloro che sono sotto sequestro della povertà. La loro prigionia può durare una vita".

Qui in Italia, ha poi aggiunto: "Mi capita di sentire dei bambini che, di fronte al cibo, dicono: ‘Che schifo!’. Nelle Filippine vedo i loro coetanei frugare nella spazzatura e ringraziare Dio se trovano qualcosa. C’è una distorsione profonda in tutto questo. Qui c’è bisogno di recuperare i valori, là delle condizioni di vita più umane".