MISSIONE AMICIZIA   DAL BANGLADESH, P. FABRIZIO   SEGUENTE

IL RISO MOLTIPLICATO

P. Fabrizio Calegari, Missionario in Bangladesh.

Sono molte le comunità che, nei Paesi più poveri,
sanno condividere ciò che hanno.
Come è successo durante l'alluvione in Bangladesh.

Il preside della nostra scuola un giorno mi informa che stanno raccogliendo aiuti da distribuire alla gente di una zona qui vicino colpita dall’alluvione. Nell’ostello San Filippo, a Dinajpur, accogliamo 120 ragazzi dai 12 ai 19 anni. Mi chiede di donare una quota corrispondente a mezzo chilo di riso per ogni ragazzo dell’ostello. Di riso ne abbiamo stivato diverse tonnellate, dal momento che ogni giorno ne consumiamo quasi un quintale. Potrei dare quello che chiedono con facilità. Si tratta però di far partecipare i ragazzi e chieder loro in che modo vogliono offrire questo mezzo chilo per ciascuno. Altrimenti perderemmo un’occasione per crescere nel dono.

Raccolgo delle proposte classe per classe e rimango stupito dal loro entusiasmo nel rispondere. Per raccogliere il riso necessario alcuni suggeriscono di rinunciare a due colazioni (cioè a due piatti di riso), altri a una cena e di aggiungere soldi, altri ancora di saltare la carne una domenica (l’unica di tutta la settimana!) e di aggiungere soldi per colmare la cifra stabilita. Alla fine decidiamo insieme di eliminare la carne per una domenica e di rinunciare a una colazione.

Se penso a quanto sia importante questo gesto di rinuncia, che diventa dono per gli altri, a questo riso che per loro è tutto e anche di più, provo un misto di orgoglio e di tenerezza per questi ragazzi.

Fra non molto, nell’ostello, sarà ultimata una cappellina e la dedicheremo a San Filippo, visto che la casa di accoglienza per i ragazzi porta il suo nome. I ragazzi potranno andarvi ogni volta che lo vorranno per pregare, e trovare un rapporto personale con Gesù.

Una sera, mentre ci si prepara per andare a dormire, Ismâ’îl, diciottenne di etnia "santal", mi si avvicina per parlare. Fosse stato per lui, in tutto l’anno mi avrebbe detto sì e no dieci parole, compresi i buongiorno, tanto è timido. Anche adesso è imbarazzato, ma sorride e mi dice sottovoce: «Ha mantenuto la sua parola, Padre, grazie!». Casco dalle nuvole: che parola avrei mantenuto? «All’inizio dell’anno, cominciando questo nuovo lavoro, lei ci disse che non poteva prometterci nulla tranne una cosa: che ci avrebbe amato. Questa parola l’ha mantenuta».

Sento di arrossire fino alla punta dei capelli. Come quando da studente il professore si complimentava per un compito riuscito, ma dentro ero pieno di vergogna, perché sapevo di aver copiato.

P. Fabrizio Calegari PIME

("Missionari del Pime" - Aprile 2005)