COME GESÙ…
Pensando a chi
soffre ![]()
La sofferenza dell’uomo
è un mistero grande e difficile da accettare.
Ma non dobbiamo dimenticare
che nel momento del dolore non siamo mai soli.
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P.
Giuseppe Carrara
("Missionari del
Pime", Febbraio 2008)
Desidero condividere con voi un
fatto recente che mi è capitato qui, a Napoli:
l’incontro, in un ospedale, con alcuni grandi ustionati. Li ho conosciuti
alcuni mesi fa.
Uno di loro, Nino, all’epoca era ancora in sala di rianimazione. Bruciato in
volto, sul busto e sulle braccia a causa di un incendio doloso durante la
recente torrida estate, in Sicilia. Sposato, con una bambina di due anni, le cui
foto aveva fatto appendere alla parete della sua camera.
Un altro, Nicolò, bergamasco, giovane studente, fidanzato con una siciliana.
Genitori ex "Lotta Continua" (o simili). Ustionato per lo scoppio di
una bombola del gas.
Un terzo, Igor, ucraino, ortodosso, ustionato alle gambe per un incidente sul
lavoro. Unica parente in Italia, una sorella.
Tipi diversi, sia umanamente sia religiosamente, ma accomunati dalla sofferenza,
vissuta assieme per diversi mesi nello stesso ospedale. Ma anche dalla dignità
e dalla forza. Nessuna bestemmia o volontà di vendetta, bensì voglia di
vincere la disgrazia e di ricominciare la propria vita, consci del dono che
questa è. Naturalmente, alcuni momenti di sconforto, ma non più di quelli che
prendono anche le persone sane.
Vi confesso che più volte mi sono ritrovato incapace di dire qualcosa. Solo la
loro positività riusciva a farmi dire, non solo pensare, che loro erano per me
la presenza più concreta di Gesù, quella che meritava la stessa devozione del
Pane Eucaristico o della Parola.
Qualcuno annuiva convinto; qualcuno rispettosamente taceva; ma tutti,
indipendentemente dalle loro opinioni, incarnavano Gesù sofferente.
Mi sono commosso quando mi hanno chiesto di dire con loro il Rosario e anche
quelli che, semplicemente, avevano manifestato di non essere praticanti si sono
uniti a noi. Maria, come con Gesù nella povera capanna di Betlemme o sotto la
Croce, è sempre una buona compagnia per resistere nella prova e nel dolore!
Due di loro sono già tornati a casa, incominciando il lento processo di
reinserimento nella vita quotidiana. Uno, Igor, è ancora in ospedale perché
bisognoso di altre terapie alle gambe e anche perché non ha chi lo può
assistere (viveva da solo).
È vero che c’è sempre stato il dolore, anche prima di Gesù, ma solo perché
Dio si è fatto uomo e ha preso le nostre sofferenze su di sé, condividendole
fino in fondo, la sofferenza è diventata sopportabile. Non dico fisicamente,
infatti grazie ai progressi della medicina ci sono più rimedi, ma moralmente e
spiritualmente, perché ora sappiamo che non siamo soli: c’è l’Emmanuele,
"Dio è con noi". E sappiamo che la nostra sofferenza, se offerta, ha
lo stesso valore della Sua.
Naturalmente, quando si sta bene, è facile dirlo: quando invece siamo toccati
nella carne, diventa difficile. Voglio allora invitarvi a pregare e a sostenere,
per quello che potete, tutti coloro che soffrono. Sia, il vostro, come un soffio
di energia positiva che, attraverso lo Spirito Santo, raggiunga la mente, il
cuore, le membra dei nostri fratelli e delle nostre sorelle che soffrono.