MISSIONE AMICIZIA   .P. GIORGIO CHATEL    PIME ITALIA - MILANO

(1920-2007)

"Un cuore d’oro!"

P. GIORGIO CHATEL, Missionario del Pime.

Roma, 29 luglio 2007

Questa mattina, 29 luglio 2007, è morto in ospedale a Milano P. Giorgio Chatel. Era stato ricoverato da alcuni giorni per molteplici disturbi per lo più legati alle pessime condizioni cardiovascolari. È morto per arresto cardiocircolatorio.

P. Giorgio Chatel era nato il 2 febbraio 1920 a Torino, ma la sua famiglia risiedeva ad Aosta. La sua vocazione missionaria è nata in famiglia; i suoi genitori erano legati da amicizia con un missionario del PIME valdostano, P. Obert, che non mancava di visitarli quando possibile. Già da ragazzo è attratto dalla vita missionaria; all’inizio del ginnasio, entra in un istituto missionario piemontese, ma solo dopo pochi giorni la nostalgia e la lontananza dai suoi si fanno sentire e così torna a casa, e si presenta al seminario diocesano di Aosta. Qui farà tutto il percorso formativo fino alla prima teologia compresa. Il 9 luglio del 1938 scrive al Superiore del PIME di Milano, chiedendo di essere accolto come chierico; il 23 settembre dello stesso anno entra nell’Istituto e continua gli studi di teologia che termina a giugno del ’41. Essendo giovanissimo è mandato a Monza, come chierico, con l’incarico di prefetto e insegnante di francese. Ordinato sacerdote nel settembre del 1942, continuerà ad insegnare nel seminario di Monza, fino al 1947, quando riceve la destinazione per Kaifeng (Cina). In una delle pochissime lettere scritte dalla missione al Superiore, a pochi mesi dal suo arrivo in Cina, confessa: "Nei giorni che precedettero la nostra partenza, lei mi chiese se ero contento di partire. Io le risposi di si. Se però lei mi avesse chiesto se ero contento di partire per la Cina, forse (non so) sarei stato abbastanza franco per dirle che non lo ero affatto…, ma ora non mi dispiace di essere capitato proprio qui dove meno avrei voluto venire. Mi trovo bene e sono contentissimo di essere venuto in missione. Se ho un rimpianto è quello di essere stato un po’… sbarazzino, e di non aver curato maggiormente la mia preparazione alla vita missionaria."

P. Chatel lascia la sua missione di Kaifeng, espulso assieme ai PP. Monti e Salvi, e arriva ad Hong Kong il 16 settembre del 1951. Dopo pochi giorni dal loro arrivo in Hong Kong, viene chiesto a P. Salvi e a P. Chatel di iniziare le pratiche per la nuova missione a cui sono destinati, il Giappone, dove arrivano nel gennaio del 1952. Nel giugno del 1953 P. Chatel è richiamato definitivamente in Italia, come insegnante nei seminari dell’Istituto. Vigarolo (1953-’54); Monza (1954-’58); Monza e Vigarolo (1958-’60); Monza (1960-’67). Dall’ottobre del 1967 fino a dicembre del 1980 è in Casa Madre a Milano come assistente di P. Vernocchi nella Chiesa di S. Francesco Saverio. È cappellano della clinica "Columbus" dal gennaio 1981 al dicembre ’83. Su invito di P. Luigi Cattaneo, allora Superiore Regionale, dal gennaio 1984 fino alla morte, P. Chatel lavorerà presso la segreteria regionale. Uomo schietto e franco, sacerdote esigente con sé e con gli altri, aveva un cuore d’oro e ha avuto un amore grande all’Istituto che ha servito con fedeltà e passione.

I funerali si sono svolti martedì 31 luglio, a Milano, nella Chiesa di S. Francesco Saverio. La salma è stata tumulata nel nostro cimitero di Villa Grugana.

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TOP   Rosario con P. Giorgio Chatel

Arrivo in ospedale alle 17.00 di sabato scorso 28 luglio. Entro nella camera di P. Chatel pensando di trovarlo assopito, ed invece ha gli occhi ben aperti ed è tranquillo. Lo saluto. Il suo sguardo esprime tutto ciò che le parole non possono dire. Rimaniamo in silenzio per un po' e poi inizio la recita del Rosario. È contento e cerca di rispondere.
Ogni tanto chiude gli occhi e poi li riapre come se stesse cercando di vedere oltre il mio volto. Sento il suo invito a fare la stessa cosa. Oltre le apparenze, lo sguardo si apre al mistero di Dio. È uno sguardo amico, lo stesso sguardo di quando mi raccontava della sua vita in Cina.
Non posso dimenticare quegli occhi.

Nel suo testamento c'è come un invito a non fermarsi a raccontare singoli fatti della sua vita, ma a chiederci piuttosto che cosa egli voleva veramente comunicare con la sua vita.
Caro P. Chatel, qual è il messaggio che avresti voluto donarmi? Qual è la tua vera identità, nascosta sotto lo "strato protettivo" che si è formato sopra le tue ferite? Che cosa volevi continuamente dirci, ma che spesso non hai potuto perchè ti mancavano le parole o perché la situazione non te lo permetteva? Quale traccia il Signore ha voluto lasciare a noi attraverso di te?

Ora ti trovi presso Dio; hai raggiunto la tua vera identità. L'immagine originaria che Dio si è fatto di te s'irradia ora senza alcuna velatura. In Dio hai raggiunto completamente te stesso e allora resto in ascolto per lasciarmi raggiungere dal tuo sguardo purificato.

Cosa vuoi dirmi? Qual è il tuo messaggio per noi ora? Ascolto, perché so che sono parole di Dio che giungono a noi attraverso il ricordo di te. Per mezzo tuo Dio ci parla della missione, della consacrazione, della fedeltà, della "meticolosità" nel compiere il servizio che l'Istituto ci chiede di compiere... Grazie P. Chatel, prega per noi e con noi perché il Signore mandi operai alla sua messe. Tu che di ognuno di noi custodivi le notizie più importanti, parla di noi al Signore. Grazie!

P. ACHILLE BOCCIA
Superiore Regionale ITS
31/7/'07