La straordinaria storia di padre Augusto Colombo

MISSIONE AMICIZIA    Il vulcano di Warangal    SEGUENTE

Una città fondata per i fuori-casta, cooperative di lavoro,
una facoltà d’Ingegneria e ora un’altra di Medicina.
L’impegno di padre Augusto per la promozione umana non conosce confini.
Ed è profondamente radicato nel Vangelo.

P. AUGUSTO COLOMBO, Missionario del Pime in India!

P. Piero Gheddo
("Mondo e Missione", Marzo 2007)

A quaranta chilometri da Warangal, verso Hyderabad, c’è la Colombo Nagar, la «città di Colombo». Un tempo qui c’era campagna arida e sassosa. Padre Augusto ha costruito il college di Ingegneria (Institute of Technology and Science), che oggi ha 1.300 studenti e laurea ogni anno 120-130 ingegneri, in cinque specialità diverse. Ha fondato questo ateneo per dare una possibilità a chi di solito non ne ha: metà dei posti sono riservati ai fuori-casta e ai cattolici, che difficilmente entrano in altri istituti di studi superiori. Attorno a questa università è nata la Colombo Nagar. Tutto è proprietà della diocesi.
Ripercorrere, seppur brevemente, la storia di padre Colombo significa passare in rassegna altrettante tappe dello sviluppo dell’India, o almeno di quella porzione di terra in cui il missionario opera. A conferma del nesso profondo che esiste tra evangelizzazione e promozione della dignità umana.
Vista la buona riuscita della sua prima università (dopo tante altre scuole di ogni tipo e livello che aveva fondato), cinque anni fa, con i generosi aiuti degli amici della sua città natale di Cantù (Como) e di altri benefattori, padre Colombo ha acquistato in Warangal un modernissimo ospedale appena costruito con 600 letti, che dovrebbero diventare mille. Accanto all’ospedale c’è un inizio di costruzione dell’università di Medicina, la seconda cattolica in India (la prima è a Bangalore). Padre Colombo ha chiamato in ospedale tre congregazioni di suore impegnate nel settore sanitario, le quali si assumono le gestione di reparti diversi (verranno anche le Missionarie dell’Immacolata). L’ospedale già funziona in parte, anche se continuano controlli e verifiche per ottenere i permessi necessari, sui quali le autorità sono molto severe in quanto si tratta anche di un’università.

Colombo, in India del 1952, è un vulcano sempre in eruzione, ne inventa una dopo l’altra. Nella diocesi di Warangal, ha fondato tre parrocchie e decine di istituzioni per i più poveri: cooperative di produzione e di consumo, un lebbrosario, ospedali e dispensari medici, una fattoria-scuola, il centro di cura per l’Aids, casette per i più poveri, ecc. Padre Augusto è un uomo eccezionale che meriterebbe un libro. Si è dedicato anche ai ciechi, che in India sono un esercito: ogni anno circa 4 milioni di persone perdono la vista a causa della cataratta. Con l’aiuto di oculisti italiani, Colombo ha creato e attrezzato un centro specialistico per i ciechi; da una quindicina d’anni, in gennaio, il primario oculista dell’ospedale Valduce di Como professor Innocente Figini, con una nutrita schiera di collaboratori, viene a lavorare si può dire giorno e notte nel centro di padre Colombo a Fatimanagar, operando i casi più difficili; hanno formato giovani medici indiani che sono al servizio del centro e operano quattro-cinque cataratte al giorno.
La signora Maria Floccari viene ogni anno alcuni mesi da Cantù, per insegnare l’arte del ricamo alle ragazze indiane. Mi dice che le donne indiane sono bravissime, imparano subito e lavorano con entusiasmo e precisione: in Italia è difficile oggi trovare chi lavori così. Queste donne guadagnano bene, in relazione agli "standard" indiani; inoltre Colombo paga metà della casa che si fanno e dà loro altre facilitazioni. In Italia s’è creata una rete di amici e amiche di padre Augusto, che vendono questi prodotti anche in Sicilia e nel sud Italia.  Ricami e merletti fatti dalle mille donne di Warangal non si vendono in India, vengono commercializzati in Italia e in Usa: un’impresa per l’esportazione apprezzata dal governo indiano.

Ma il fatto più imprevisto è che, oltre a tutto il resto, Augusto è anche parroco di Karunapuram; ha un giovane prete indiano come viceparroco, ma lui stesso è impegnato nella pastorale e nell’annunzio del Vangelo. Ha disegnato e composto i catechismi per le varie classi di bambini e i testi di spiegazione per i catechisti. Disegni "naïf" molto semplici illustrano un fatto biblico o evangelico, con una spiegazione in telegu scritta a mano in caratteri grossi: i bambini li colorano e scrivono nella pagina accanto i loro pensierini e fanno i loro disegni. Questi quaderni stampati sono così pratici e graditi che li hanno adottati a livello diocesano e li stanno impiegando anche le altre diocesi di lingua telegu. Interessantissima anche la chiesa di Karunapuram con una grandiosa cupola. Le pareti molto vaste sono tutte dipinte da un pittore locale con scene dall’Antico e Nuovo Testamento e lunghe scritte esplicative in telegu. Molta gente viene, cristiani e non cristiani, si fermano anche a lungo per ammirare le pitture e leggere le didascalie. Una specie di catechismo illustrato nello stile popolare che in 30-40 quadri, grandi e piccoli, passa in rassegna tutta la storia della salvezza.