MISSIONE AMICIZIA   DALLE FILIPPINE, P. SEBASTIANO D'AMBRA   SEGUENTE

L'amore si rinnova 

Tra musulmani e cristiani l’amicizia è possibile.
Parola (vissuta) di un missionario del Pime nelle Filippine.

I sorrisi amici di una famiglia filippina!

P. Sebastiano D'Ambra, Pime
("Missionari del Pime", Marzo 2006)

Pochi giorni fa sono ritornato a Siocon, un villaggio isolato sull’isola di Mindanao abitato da cristiani, musulmani e tribali, che mi aveva ospitato 27 anni fa per circa un anno. Tra quella povera gente ho appreso tante cose e ho avuto la mia prima ispirazione di dedicare la mia vita per il dialogo tra musulmani e cristiani. Lì ho capito il messaggio fondamentale che oggi è alla base della spiritualità promossa dal movimento di dialogo Silsilah nato a Mindanao, che potrebbe essere formulato in queste poche parole: "Il dialogo inizia da Dio e conduce a Dio". Dal punto di vista teorico lo sapevo già. La differenza sta nel fatto che in quella occasione ho fatto l’esperienza di quello che sapevo. Il Signore mi aspettava lì, tra i musulmani, i più poveri, per farmi capire ciò che ha trasformato la mia vita fino ad ora.
Loro si ricordavano di me. Quell’amore che si era sviluppato tanti anni fa era rimasto vivo. Ho rivisto tanta gente invecchiata come me, ma si sono avvicinati come se il tempo si fosse fermato, con grande sorpresa dei bambini e dei più giovani che non erano ancora nati e guardavano me e gli altri, i più grandi, con sorpresa.
È a Siocon che ho scoperto che tra cristiani e musulmani può esserci amicizia e amore vero. Sì, l’amore non invecchia. E ha un suo fascino specialmente se sviluppato al di fuori nel nostro ambiente e della nostra religione. Questo è vero anche oggi quando molti di noi fanno l’esperienza di tanta ostilità tra cristiani e musulmani a causa di ideologie e conflitti che permeano e oppongono le nostre rispettive civiltà.
I miei amici musulmani si aspettavano che io diventassi musulmano. Mi dicevano: «Padre, tu sei tanto buono, ti manca soltanto di diventare musulmano!». Erano sinceri, così come era sincera la loro amicizia. Mi accettavano così com’ero. Sapevano che ero prete e missionario e che ero attaccato alla mia religione e vocazione. L’amore va al di là, sa accettare l’altro così com’è. Questa è stata la loro e la mia esperienza.
Mentre ero con loro ho cercato nella mente il volto di quella bambina musulmana che 27 anni prima avevo incontrato dopo aver finito la mia preghiera. Mi aveva chiesto cosa avevo fatto tutto quel tempo dentro la capanna. Io le avevo risposto: «Ho pregato!». Lei mi aveva guardato con i suoi occhietti pieni di sorpresa e mi aveva chiesto: «Anche i cristiani pregano?».
Per l’occasione uno dei miei vecchi amici mi ha offerto i tipici dolci che la gente prepara in occasioni particolari. Mi ha sorpreso la reazione del parroco di Siocon, che si è unito a me nella visita. Siamo andati nel posto in cui avevo la mia capanna: erano scomparse le tracce del mio passaggio, ma io ricordavo bene e anche la gente. Lui era veramente commosso dell’accoglienza che la gente mi riservava. Era la prima volta che andava in quel quartiere considerato pericoloso dai cristiani. Mi ha detto: «Padre, costruiremo un asilo per i bambini nel posto dove tu avevi la tua capanna».
L’amore non muore, ma si rinnova e vale la pena amare fino in fondo, senza riserva. Questa è una delle mie esperienze che mi danno la gioia di continuare a sperare e vivere con rinnovato entusiasmo il mio quarantesimo di ordinazione sacerdotale che celebrerò quest’anno a giugno.