MISSIONE GUINEA BISSAU
Anniversari e ricordi
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La scelta della fedeltà a Dio, la certezza di fare la sua volontà
sono
fonte di pace e serenità.
Per sé e per gli altri.
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P. Mario Faccioli
("Missionari del Pime", Giugno-Luglio 2007)
Il 25 maggio 1947, stagione delle grandi piogge, sbarcavano nel porto di
Bissau i primi sette missionari del Pime: Settimio Munno, superiore del gruppo,
Arturo Biasutti, Luigi Andreoletti, Filippo Croci, Efrem Stevanin, Spartaco
Marmugi e fratel Vincenzo Benassi.
Il coraggio e lo zelo di quei primi uomini inviati in Guinea
Bissau hanno espresso in modo luminoso e vivace la forza del carisma
"ad gentes" di cui il Pime ha dato prova fin dai primi anni.
Dal 1947 al 1974 (data dell’indipendenza della Guinea) il Pime ha affrontato
situazioni tutt’altro che facili. Il regime coloniale condizionava la
vita e l’azione dei missionari "stranieri" (così ci chiamavano i
portoghesi): le difficoltà non erano solo socio-economiche, ma soprattutto nell’ambito
della evangelizzazione, essendo la presenza dei colonizzatori, "signori e
padroni", una "contro-testimonianza" estremamente negativa
rispetto al messaggio cristiano da noi portato. A questo punto dico
"noi" perché nove anni dopo i primi arrivati, nel 1956 arrivammo
fratel Luigi Capelli e io.
La mia prima esperienza missionaria in Guinea fu a Catiò, cittadina a sud del
Paese, tra i "balanta" (una delle tribù più numerose): pochi
musulmani e parecchi portoghesi, commercianti e impiegati statali. L’obbligo
era di usare solo la lingua portoghese e il rapporto con gli indigeni dei
villaggi era piuttosto scarso. Io lavoravo nella scuola e nell’insegnamento, e
mi sforzavo di incontrare le persone, di aiutarle anche materialmente, mentre
continuava a martellarmi dentro la convinzione che la strada doveva essere
diversa… Dio mi faceva sentire, ancora vagamente, che avrei dovuto cambiare
qualcosa, mi suggeriva che la missione non è opera mia, anche se avevo
realizzato strutture come scuole, residenze, cappelle e centri di salute.
Non è il fare, ma è l’essere: l’essere santi e tutti per Lui. Perché è
Lui che converte, che fa la missione e che salva.
E per essere come Lui vuole, occorre riscoprirlo non nell’agitazione e nell’attivismo,
ma nel silenzio, nella riflessione e nella preghiera. Sembra ovvio e scontato,
ma non lo è stato nei miei primi oltre 30 anni di attività missionaria,
articolata in diverse forme di presenza, finché il Signore mi ha fatto
scoprire, per così dire, la "perla preziosa".
Con l’aiuto di un confratello, padre Leopoldo
Pastori, il Signore mi ha fatto capire che la Guinea aveva bisogno di un
luogo dove riscoprire la missione nella sua verità e autenticità.
Ringrazio il Signore e con me lo ringraziano tanti missionari, fratelli e
sorelle impegnati in modi diversi nella evangelizzazione e assillati dagli
stessi problemi, perché ci ha donato un luogo desiderato e cercato: un centro
di spiritualità capace di ospitare diverse decine di persone per uno o più
giorni di ritiro, riflessione e preghiera.
Circa 20 anni fa nasceva il Centro di Spiritualità «N. S. Regina degli
Apostoli», a pochi chilometri dalla capitale, Bissau, in una località ideale
per silenzio e tranquillità nelle vicinanze di un villaggio chiamato N’Dame.
È sempre stato e continua a essere frequentato da missionari, catechisti e
cristiani e tanti altri, anche non cristiani, alla ricerca di Dio. C’è chi lo
ha definito il polmone spirituale della diocesi e della missione. Certo che solo
il Signore e la "Regina degli Apostoli", a cui il Centro è dedicato,
conoscono le meraviglie che lì si operano...