SE DIO HA IMPARATO LA LINGUA DEGLI UOMINI, ![]()
NOI DOBBIAMO IMPARARE LA LINGUA DI DIO!
C’è stato chi ha voluto descrivere il popolo bengalese come il più felice della terra. Forse sull’onda della "Città della gioia" si cerca di addomesticare, a buon mercato, i nostri sensi di colpa nei riguardi dei due terzi dell’umanità povera e oppressa. In ogni caso, salta negli occhi come il popolo bengalese aspiri appassionatamente alla felicità, nonostante il costo pesante della sua lotta per la vita.
Io credo che anche questa aspirazione alla felicità abbia direttamente qualcosa a che fare con il Vangelo, la Buona Novella che Dio si ostina ad offrire a tutti gli uomini.
È un Vangelo che non solo viene come dono inatteso di amicizia divina e di fraternità universale, ma anche come sfida per ogni uomo ad esprimere il meglio di se stesso facendosi buon samaritano degli altri.
Il Concilio Vaticano II ci ricorda che, "effettivamente nella storia, anche terrena, degli uomini, il Vangelo ha sempre rappresentato un fermento di libertà e di progresso e si dimostra ininterrottamente fermento di fraternità, di unità e di pace. Ben a ragione, dunque, Cristo viene esaltato come l’Atteso delle Genti ed il loro Salvatore"("Ad Gentes", 8/1107). Queste parole smentiscono in pieno l’idea di coloro che ritengono la Bibbia come "il sonnifero dei poveri".
Ormai non è più un segreto che, a livello mondiale, ci sia in atto un’astuta operazione di inganno collettivo. Per non accettare di innalzare il proprio stile di vita al livello delle proposte rivoluzionarie di Cristo si cerca di abbassarlo al livello dei propri compromessi quotidiani. Che sia anche questo un altro segno dell’orgoglio umano che non vuole accettare un Salvatore?
Narrare Cristo in Bangladesh
In Bangladesh i cristiani, in accordo con gli altri popoli asiatici, si stanno impegnando a narrare Gesù Cristo alle proprie sorelle e ai propri fratelli desiderosi di ascoltare la sua Parola di vita. Per questo essi sono riconoscenti a tutti coloro che li hanno aiutati a ristampare la Bibbia, di cui in poco tempo sono state vendute più di 6000 copie. Si tratta della cosiddetta "Jubilee Bible", la Bibbia tradotta in bengalese dal benedettino italiano P. Carlo Rubini e lanciata durante il Giubileo del 2000. La nostra non è un’operazione che coinvolge i venditori ambulanti sparpagliati per le strade di Dhaka e delle altre città importanti del Bangladesh. Questa operazione è stata tollerata, e da qualcuno salutata, per il "Codice da Vinci". Fa pena pensare come sia stato accettato, naturalmente a proprie spese, l’inganno sottile di lasciarsi sottrarre le grandi domande della vita, tentando di ridurre anche Gesù Cristo ad un mercante di illusioni. Nessuno avrebbe sospettato che, anche qui in Bangladesh, questa operazione mistificatrice su Gesù avrebbe prodotto l’effetto opposto di una accresciuta domanda per conoscerlo attraverso i veri documenti che la tradizione cristiana ci ha fedelmente trasmesso.
La Bibbia si sta ancora rivelando come la vera chiave interpretativa della persona di Colui che ha cambiato le sorti spirituali del mondo. Oggi la gente non solo chiede di conoscere il Cristo della Bibbia, ma anche vuole conoscere meglio la storia della Chiesa e vuole presentare onestamente ai seguaci di Cristo le domande ineludibili che bussano alla porta di tutti. Anche in Bamgladesh lo stesso progresso sta avendo l’effetto boomerang di un rilancio della domanda di significato della vita.
I cristiani sono stati, in parte, presi come di contropiede. Ora si rendono meglio conto che non possono presentare la Bibbia come un prodotto di mercato: devono presentarla come inscritta sulla propria carne. Essi stessi devono rispondere alle richieste che la Bibbia suscita come ossequio ragionevole alla Parola di Dio. Le religioni che si difendono o che offendono attraggono solo i deboli. La testimonianza efficace è quella di coloro che si propongono come servi di una verità che non innalza barriere ma che costruisce ponti di fraternità tra gli uomini. L’uomo religioso non cerca di brandire una bandiera, ma con umiltà e coraggio cerca solo di incarnare la proposta di una vita bella, buona e fruttuosa. Una vita che si modella sul progetto che Dio ha sull’uomo creato a sua immagine e somiglianza e rimodellato su Gesù Cristo, l’uomo nuovo che si è fatto totalmente "Sì" a Dio ed agli uomini.
Il cristianesimo non è semplicemente la religione del Libro, ma la religione del Dio che ha parlato nella creazione, nei profeti e nel suo Figlio Gesù Cristo fatto uomo. In Cristo Dio si è fatto lettera vivente di amicizia indirizzata a tutti gli uomini.
Quando si parla di Bibbia non possiamo trattenere la commozione al pensiero che Dio per parlarci ha imparato la lingua degli uomini. Non è segno di poco conto avere la Bibbia scritta, anche alle sue origini, in lingue diverse. La parola che Dio ci rivolge ha il potere non solo di illuminare la mente e di riscaldare il cuore, ma anche di operare ciò che dice. Ecco ora la domanda che non si può eludere: com’è possibile non farci noi stessi uditori e messaggeri di questa Parola? Gesù resta sempre il primo Seminatore della Buona Novella. La Pentecoste agisce ancora nella storia facendo risuonare ad ogni popolo, nella propria lingua, il racconto delle meraviglie di Dio.
Il cammino dell’apostolato biblico
A piccoli passi, sto portando a termine un progetto di mettere i quatto Vangeli in "forma drammatica". Questo modo di proclamare il Vangelo, così consono alla mentalità asiatica, ha l’effetto di coinvolgere personalmente qui-ora chi lo ascolta.
Sto per stampare anche un "Manuale di apostolato Biblico" che, con
altri sussidi, dovrebbe accompagnare gli animatori biblici che vengono preparati
nei nostri vari centri catechistici…
Mi piacerebbe pure offrire ai bambini una "Raccolta illustrata di
Salmi", perché credo che la comunità cristiana debba introdurre i propri
figli, fin dai primi anni, alla scuola di preghiera che la Bibbia stessa ci
offre. Vorrei anche presentare in forma di preghiera i testi più belli di
"S. Paolo"...
E quanto ancora si potrebbe e si dovrebbe fare perché la Parola di Dio corra,
sia glorificata, ascoltata, meditata, pregata, cantata, dipinta, danzata,
vissuta e condivisa nel dialogo con coloro che non conoscono Gesù Cristo come
Colui che, essendo la Parola del Padre, ha tutte le carte in regola per parlare
alla mente e al cuore di ogni uomo e di ogni donna!
Mentre rinnoviamo il nostro grazie a coloro che ci hanno aiutato ad offrire la Bibbia al popolo bengalese, ci sentiamo uniti anche ai martiri che per la loro madre lingua, nel 1952, hanno dato il loro sangue. Essi non pensavano che anche il bengalese, nel concerto delle lingue del mondo, era stato scelto come veicolo del Vangelo. Oggi nelle chiese e nelle case del Bangladesh risuona come Buona Novella una parola che al termine della sua proclamazione, porta questo sigillo di fede: Parola di Dio!
P. SILVANO GARELLO
Dhaka, 8 dicembre 2006
Xaverian House
24/B Asad Avenue - Mohammedpur
1207 DHAKA ( Bangladesh )
E mail: silgarello@dhaka.net
.
|
Carissimo Achille, P. Silvano Garello |