CURANDO LA LEBBRA

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Mangamma e suo figlio vivevano di accattonaggio in uno " slum" di Warangal.
Abbandonati appena la lebbra colpì la giovane mamma.
Ma quando i "paramedici" della Sarva Prema Society li incontrarono,
la loro vita cambiò.

P. ANTONIO GRUGNI, Missionario e medico in India.

P. Antonio Grugni
("Missionari del Pime", Marzo 2007)

Mangamma è una giovane indù di 34 anni a cui la lebbra ha paralizzato e rattrappito entrambe le mani, togliendo la sensibilità e la possibilità di lavorare. Alla comparsa dei primi segni della malattia il marito abbandonò lei e il figlio. Entrambi vivevano di accattonaggio in uno "slum" (baraccopoli) di Warangal, nello stato meridionale indiano dell’Andhra Pradesh. Fu lì che i "paramedici" della Sarva Prema Society (SPS) li incontrarono. E la loro vita cambiò.

«Amore universale»

La società a scopo caritativo Sarva Prema ("Sarva" significa universale e "Prema" significa amore) è un’organizzazione non governativa che collabora attivamente con le autorità sanitarie del governo indiano, fondata e diretta dal sottoscritto Antonio Grugni, medico e missionario del Pime. Lo scopo è quello di riabilitare dal punto di vista medico e socio-economico i pazienti affetti da lebbra e tubercolosi (a volte anche sieropositivi). Inoltre, particolare cura viene data nel seguire la salute dei bambini più poveri in orfanotrofi, ostelli e istituzioni per handicappati fisici e mentali. Ambulatori di leprologia e dermatologia gratuiti vengono anche condotti quotidianamente per la popolazione degli slum nelle strutture sanitarie pubbliche della città di Warangal (circa 700.000 abitanti, capitale della provincia omonima).

Lebbra e tubercolosi

Dal punto di vista sanitario, la lebbra è endemica, anche se si nota un lento ma costante calo di nuovi casi, dovuto all’efficacia delle nuove terapie e alla scarsa contagiosità della malattia. Al contrario, i pazienti affetti da Tbc polmonare ed extra-polmonare sono in costante aumento, dovuto alla malnutrizione e alla diffusione dell’infezione da Hiv, che riduce le resistenze immunitarie. I nuovi casi di lebbra vengono curati con la MDT, una combinazione di farmaci fornita dal governo, mentre i casi curati ma con deformità residue delle mani, piedi o occhi vengono seguiti regolarmente a domicilio per possibili complicazioni. Anche la cura della tubercolosi si effettua con una combinazione di farmaci (DOTS) forniti dal governo indiano. Il periodo di cura è di un minimo di 6 mesi.
Nel 2006, 123 nuovi pazienti lebbrosi hanno ricevuto la MDT e sono guariti senza deformità; 1400 pazienti, guariti in passato dalla malattia ma con diversi gradi di deformità residua, sono stati seguiti e aiutati in vari modi.
I pazienti curati per Tbc sono stati 2.436, con un successo di completamento della terapia del 96%.
Più di 500 ambulatori dermatologici sono stati condotti per curare gratuitamente 32.370 pazienti. Nelle 13 istituzioni per bambini che seguiamo, sono stati visitati e curati 9.922 bambini.

Riabilitazione

La riabilitazione socio-economica viene intrapresa con attività di microcredito, adozioni a distanza per bambini poveri, costruzione di casette in muratura per i senzatetto e pensioni per anziani invalidi. Ai pazienti di Tbc più deboli e seriamente malati (quindi incapaci di lavorare per due-tre mesi) viene dato un supplemento di cibo per la famiglia finché non superano la fase critica della malattia e riprendono il lavoro.

«Perché fate questo?»

Nel caso di Mangamma, il primo intervento è stato quello di avviare un’adozione a distanza per il figlio quindicenne in modo da garantirne l’istruzione e offrire un introito regolare alla famiglia. È stata poi costruita una casetta in muratura e iniziato un corso di fisioterapia intensiva per la paziente in modo da prepararla per un intervento di chirurgia plastica alle mani.
Un giorno, dopo uno dei trattamenti fisioterapici, Mangamma si rivolse a me e ad alcuni miei collaboratori con le lacrime agli occhi: «Perché fate tutto questo per me? Finora nessuno si è mai interessato di me e di mio figlio». Prima che potessi formulare una risposta, Mangamma si volse verso un ritratto del Sacro Cuore di Gesù, appeso alla parete, lo toccò e per qualche momento fissò intensamente e in silenzio il volto di Gesù. Un dialogo impercettibile e sublime ebbe luogo, nel segreto dell’anima. Forse Gesù le ripeté quello che disse alla donna siro-fenicia: «Donna, grande è la tua fede» (Mt 15,28).

Partire dai poveri

Sono esperienze come queste che realizzano la mia vocazione di missionario in India: comunicare il Vangelo partendo dai poveri ed emarginati, con atti concreti di amore e compassione, in un rapporto personale di condivisione. Gesù guariva i malati (e i peccatori) uno alla volta, guardandoli negli occhi, in un dialogo che ridava speranza e apriva alla fede.
Riflettendo sulla missione in Asia alla luce dei 30 anni della mia vita in India, ho scritto un libro dal titolo: «Il Vangelo della rosa», che sarà pubblicato (in inglese) dalle Edizioni Paoline Indiane. Se qualcuno sarà interessato, potrò pubblicarlo anche in italiano. Il titolo si riferisce a un’espressione del Mahatma Gandhi. Quando gli fu chiesta la sua opinione sull’attività di evangelizzazione dei cristiani in India, rispose: «Vorrei che la vita di voi cristiani ci parlasse nel modo in cui lo fa la rosa, che non ha bisogno di parole, ma semplicemente spande il proprio profumo. Anche un cieco, che non vede la rosa, ne percepisce la fragranza. È questo il segreto del Vangelo della rosa: la vita di voi cristiani che diffonde il profumo del messaggio di Cristo. Questo per me è il criterio di giudizio: mettere in pratica il Vangelo, non fare lunghi discorsi su ciò che voi credete. Sono giunto a questa conclusione dopo una faticosa ricerca e molta preghiera».
Un consiglio prezioso e una sfida per chi fa missione in Asia.