DALL’INDIA, P. ANTONIO GRUGNI

PRECEDENTE    La storia di Suresh    SEGUENTE

Una storia (vera) per rivivere la parabola del "figliol prodigo"
nel contesto del flagello dell’"Aids" in India
e delle attività dell’organizzazione sanitaria "Sarva Prema".

P. Antonio Grugni, Missionario e medico, insieme a un amico indiano...

P. Antonio Grugni
("Missionari del Pime", Febbraio 2008)

Ho trovato Suresh, un giovane "indù" ventenne, sulla "piattaforma" di una stazione ferroviaria. Un cumulo di pelle e ossa accovacciato  per terra, che chiedeva l’elemosina. Era affamato e lo portai presso l’ufficio della "Sarva Prema" per rifocillarlo e visitarlo.
Venni così a sapere che da otto anni aveva abbandonato la famiglia in seguito alla separazione dei genitori, che si erano poi entrambi risposati. Non riuscendo ad adattarsi alla nuova situazione, era scappato di casa ed era diventato un ragazzo di strada (ce ne sono a migliaia in India, che vivono di espedienti, "accattonaggio" e piccoli furti, specialmente nelle stazioni ferroviarie).
Un tipo di vita che gli aveva minato la salute e l’aveva indotto, una volta raggiunta l’adolescenza, a commettere degli errori che l’avevano segnato con il duro marchio dell’"Aids".

[Il figlio minore della parabola lasciò la casa paterna e visse una vita dissoluta].

Suresh era "sieropositivo" e affetto da una forma avanzata di "Tbc" polmonare. Io e il mio "staff" iniziammo a seguirlo con pazienza e amore, dopo averlo ricoverato in un istituto di assistenza per "sieropositivi". Era sempre triste e quando lo incoraggiavo a sorridere mi rispondeva: «Ho dimenticato come si fa».
Col passare del tempo siamo riusciti a guadagnare la sua fiducia e abbiamo iniziato una regolare cura "anti-tubercolare". Finalmente, dopo qualche tempo, mi disse: «Padre, ora posso ancora sorridere». E aggiunse: «Prega per me». Gli assicurai che l’avrei fatto e gli mostrai un’immagine di "Gesù Divina Misericordia" appesa alla parete sopra il suo letto. Mi disse di averla notata e che voleva sapere di più su di Lui. Suresh iniziò a conoscere Gesù con grande gioia: inoltre espresse il desiderio di rivedere suo padre, che riuscimmo a rintracciare in un villaggio nei dintorni di Warangal.

[Anche il figliol prodigo, nel momento della sofferenza, sentì il desiderio di tornare da suo padre].

Quando quest’uomo venne a sapere del figlio si precipitò, con le lacrime agli occhi, a trovarlo. Senza alcun rimprovero lo abbracciò e lo consolò. Suresh capì di avere ancora un posto nel cuore di suo padre e, da allora, divenne sereno e tranquillo.

[Il padre del prodigo gli corse incontro e lo abbracciò perché aveva ritrovato il figlio che credeva morto].

Purtroppo, il fratello maggiore di Suresh, che viveva con il papà, non lo volle incontrare perché era arrabbiato con lui per ciò che aveva fatto.

[Anche questo successe nella parabola].

Dopo alcuni mesi, nonostante le cure, le condizioni di salute di Suresh peggiorarono. La "Tbc" e l’"Aids" erano stati trascurati troppo a lungo. Si avvicinò la morte.
Il 2 Novembre (giorno della "Commemorazione dei Defunti") lo incontrai; soffriva molto e respirava a fatica. Mi guardò e mi disse: «Padre, sto per tornare a casa».
Suresh volle dirmi che era pronto, nella forza della fede in Gesù che aveva trovato, a riunirsi per sempre al "Padre misericordioso" nei cieli.