DALL’INDIA, P. ANTONIO GRUGNI

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… "E il Regno di Dio è in mezzo a noi!".
Non c’è "sottotitolo" migliore per questa toccante "storia", che Padre Grugni ci racconta dall’India.

P. Antonio Grugni, Missionario e medico, tra amici indiani ed italiani!

P. Antonio Grugni
("Missionari del Pime", Ottobre 2008)

Gesù è venuto a proclamare la "Buona Novella" ai poveri: in Lui, il "Regno di Dio" è arrivato in mezzo a noi. È significativo, in proposito, il "Vangelo di Luca" (Lc 17,21): "Nessuno potrà dire (il Regno) è qua oppure è là, perché il Regno di Dio è in mezzo a voi" (Lc 17,21).
L’espressione indica una realtà già presente e operante nel mondo.
Riflettendo sulla Missione nel mondo contemporaneo, non solo nel continente asiatico, dove opero da oltre 30 anni, mi pare significativa la definizione di Missione data da Carl Braaten: "La Missione è il processo che esplora il senso universale del Vangelo nella storia". Questo significa che il Vangelo, e il Cristo che lo proclama, sono validi per tutti i popoli e tutte le culture. La Chiesa è chiamata a esprimere in modi sempre "nuovi ed efficaci" ("Ecclesia in Asia", 18) questo tesoro che le è stato affidato.
La Missione non ha, quindi, come scopo primario quello di far crescere la Chiesa numericamente o strutturalmente, ma ha piuttosto uno scopo "teologico": far presente l’amore di Dio, che è incondizionato e universale.
Nella mia Missione in
India, fra lebbrosi, tubercolotici e "sieropositivi", ho potuto constatare come persone di diverse religioni e culture sanno cogliere questa "presenza", che chiamiamo il "Regno di Dio", quando è sperimentabile in atti concreti di amore e di compassione verso gli ultimi.
Ne ho avuto una prova nell’incontro con un bambino lebbroso e la sua famiglia.
Pravin è un ragazzo vivace di 12 anni, orfano del papà, che vive con la mamma e tre fratelli minori in una "baraccopoli" urbana nel Sud dell’India. La lebbra gli ha paralizzato e "rattrappito" la mano sinistra. La mamma è stata costretta, dopo la tragica morte del marito in un incidente ferroviario, a trovarsi lavori a giornata, guadagnando molto poco, per nutrire i propri figli.
La "baracca" in cui vivevano, quando li ho conosciuti, era in condizioni "precarie" e avrebbe potuto crollare in qualsiasi momento. I vicini di casa erano molto preoccupati, ma non potevano far molto nella loro estrema povertà.
Un giorno mi sono recato, con i miei "paramedici", per una visita domiciliare ai nostri pazienti lebbrosi in quella "baraccopoli". Subito ci siamo resi conto della gravità della situazione e abbiamo deciso di fare qualcosa. Prima di tutto abbiamo deciso di costruire una casetta in muratura, e di avviare l’adozione a distanza di Pravin e di un suo fratello che andavano a scuola.
Una sera sono andato a visionare la casetta in costruzione. Quando sono arrivato sul luogo, molta gente si è radunata intorno a me per guardare e commentare. È stata grande la mia commozione, quando ho sentito una breve conversazione alle mie spalle. Qualcuno chiedeva: "Che cosa stanno facendo?". E la risposta è stata: "Stanno facendo il ‘lavoro’ di Dio".
Finita la "supervisione", mentre mi dirigevo verso la macchina, ho notato che un folto gruppo di persone mi stava seguendo in silenzio. Allora mi sono voltato e ho chiesto: "Che cosa volete?", pensando volessero anche loro qualche aiuto. Nessuno ha risposto, ma una donna anziana mi ha preso la mano destra e se l’è messa sulla testa e così hanno fatto tutti gli altri, appartenenti a diverse comunità religiose: un gesto che significa la volontà di ricevere una benedizione. Allora ho capito che volevano condividere la benedizione dell’amore di Dio, che avevano "visto" nella compassione mostrata verso quella povera famiglia.
Questa, e non "erudite" spiegazioni teologiche, è sufficiente ai semplici e ai poveri per cogliere la presenza del "Regno di Dio". Mai come in quel momento, benedicendo come sacerdote cattolico gente di diverse religioni, ho capito il senso profondo del "sacerdozio", servizio universale alla Missione di Dio nel mondo.
Questa e altre esperienze vissute in India mi hanno convinto che non siamo noi a "portare" il Vangelo agli altri. È piuttosto il Vangelo che ci guida e "ci porta" verso gli altri, e ci sprona innanzitutto a vivere ciò che vorremmo condividere.
La Chiesa non è la fonte, l’agente principale, né il fine della Missione; essa è chiamata a partecipare a una Missione che viene da Dio, che appartiene a Lui solo e di cui lo Spirito Santo è il principale protagonista.
Dio è presente ovunque, anche prima del nostro arrivo e agisce in modi misteriosi a noi sconosciuti. La Missione è l’incontro con il mistero di un Dio, il cui amore abbraccia tutto il mondo; il mistero della potenza dello Spirito presente nel cuore dell’uomo. Tale mistero è il fondamento in un dialogo con i credenti di altre religioni.
Per incontrare e riconoscere questo mistero dobbiamo, con grande umiltà e pazienza, guardare, ascoltare, rispondere, condividere, contemplare, pregare e, sopratutto, testimoniare il Cristo nell’amore.