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P. GIAN PAOLO GUALZETTI DA DHAKA (BANGLADESH)

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"Campioni del Bengala per brevità e sobrietà..."

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Taizé, 20 - 27 agosto 2006

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Carissimi amici e amiche,
sono a Taizè per una settimana di preghiera e riflessione. Un’occasione anche per riprendere in mano il calendarietto in questo tempo di vacanza "itinerante" come un mio confratello l’ha definita.
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GENNAIO 2006 : UTHOLI DALLA NEBBIA AL SOLE

La nebbia prima quasi nessuno la conosceva, ma ora nei mesi freddi è di casa e qualche mattina è così fitta che si può benissimo tagliarla a fette. Giovedì mattina è proprio uno di questi giorni, ma nessuno si scoraggia perché è grande l’attesa di andare a Utholi (80 Km. da Dhaka) per inaugurare la nuova scuola che P. Arturo Speziale e i suoi collaboratori hanno costruito.
La Zona non dista molto dal grande fiume dove attraccano i "ferry" per andare a Khulna. È un’area soggetta ad alluvioni e popolata da povera gente che si è avvicinata alla capitale in cerca di lavoro e rifugio. Ora P. Arturo vuole dare stabilità a questa gente. Prima la chiesa con l’ostello delle ragazze e ora la scuola. Anche l’arcivescovo è presente a questo momento di gioia. La nebbia è solo un ricordo, ora risplende un bel sole nel cielo, dolce ristoro per i freddolosi e di buon auspicio per il bene di tanti "remigini" che si apprestano a iniziare la loro carriera accademica, ma soprattutto il loro cammino educativo.
N. B.: Non si può girare la pagina di questo mese senza dare voce alla preghiera di ringraziamento che molte mamme dei bambini disabili, e anche noi con loro, elevano a Dio, Padre di tutti: "Grazie Signore per i bellissimi doni che ci fai attraverso le mani e il cuore della fisioterapista Peter. Conservala in salute, e pur sapendo di osare troppo, ti chiediamo di poterla rivedere qui anche il prossimo anno. Amen."
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FEBBRAIO 2006 : GIUBILEO PIME IN BANGLADESH, PER OGNI ANNO DUE MINUTI

Il tempo vola. Sono già 150 anni che il Pime è presente nella regione del Bengala. Come festeggiare questo evento? Una proposta di animazione missionaria nelle parrocchie delle sei diocesi, un libro in italiano e tre in bengalese, un’assemblea e una festa.
Per l’animazione nelle parrocchie il nostro superiore, P. Francesco Rapacioli ha ben coordinato l’invio di qualcuno di noi nelle parrocchie che ne facevano richiesta. P. Emanuele Meli è stato il più gettonato, anche perché è il responsabile della casa di Emmaus a Bogra, che oltre ad avere la possibilità di accogliere gruppi e singoli per giornate di preghiera e riflessione, ha anche la finalità di animare missionariamente le parrocchie bengalesi.
Per il libro italiano ci ha pensato la laica consacrata Maria Grazia Zambon. Dopo aver trascorso un mese qui da noi, lasciando per un po’ la sua amata Turchia, ha scritto "Passione per un popolo", Editrice EMI.
Con le traduzioni in bengalese si è cercato di raggiungere tutti:
- i sacerdoti e i religiosi con il testo classico di P. Paolo Manna, "Virtù apostoliche";
- le suore, i catechisti e i leader della preghiera dei villaggi con il bel testo di P. Luigi Pinos, "Missione e Gioia";
- e i giovani con il testo di P. Franco Cagnasso sulla vocazione missionaria e la testimonianza di P. Gabriel Amal Costa, primo missionario bengalese del Pime, destinato in Costa di Avorio.
Per l’assemblea abbiamo dedicato due giorni pieni, dove il passato è stato rivisitato grazie alla ricerca di P. Carlo Calanchi, P. Arturo Speziale, P. Enzo Corba e P. Emanuele Meli. Abbiamo scoperto un bel bagaglio di vita missionaria, vissuta con una dedizione alla gente e alla Chiesa, carico di sacrificio, di povertà e di coraggio di accogliere sempre le nuove sfide. Con questa speranza ci siamo poi dedicati al presente e al prossimo futuro che ci attende.
Ma ora ci manca la festa.
Ai missionari del Pime non piacciono molto le lungaggini, le sviolinature e le troppe "Proshonshe" (complimenti). Perciò che fare? I comitati della festa lavorano sodo e ben coordinati e in sole 5 ore si fa tutto, pranzo compreso. "Campioni del mondo"…, non esageriamo…, "Campioni del Bengala per brevità e sobrietà!".
Si inizia dall’inaugurazione del memoriale del giubileo con il discorso del nunzio apostolico, originario della Corea del Sud. Al centro della parete ci sono delle scene di vita missionaria in basso rilievo e a lato due lapidi. Sono ben 190 missionari che dal 1855 al 2005 si sono avvicendati nella terra del Bengala, ora Bangladesh.
P. Luigi Scuccato con i suoi 86 anni, di cui quasi 60 anni in Bangladesh, sorride vedendo che nella lapide di sinistra è l’unico vivente.
Segue il programma culturale, con canti, danze, scenette missionarie, i discorsi di P. Gianni Zanchi, nostro Superiore Generale, e del vescovo Teotonius Gomes, per ben 16 anni vescovo di Dinajpur e ora vescovo Ausiliare di Dhaka, e con finale a sorpresa: "Esci dalla tua terra e vai" cantato da tutti i missionari del Pime (qualche suora italiana si è anche commossa).
Poi la S. Messa concelebrata da tanti vescovi, preti diocesani e religiosi e ben partecipata dalle suore di diverse congregazioni e dalla gente accorsa dalle diverse parrocchie delle due diocesi fondate dal Pime, nonostante la giornata di sciopero.
P. Francesco Rapacioli, nostro Superiore Regionale, ringrazia tutti e invita a partecipare alla cena. Forse qualcuno voleva dire la sua davanti a tutti, ma non sono i fiumi di parole che fanno la missione. Occorre più testimonianza che favella.
"Signore donaci di essere umili testimoni del tuo amore, che sanno scomparire senza mai avvocarsi a sé il merito, e ti lodino perché tu solo sei la vera sorgente e forza del nostro essere ed operare. Amen."
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MARZO 2006 : SUNITI CON LE SUE GAMBE RITORNA A CASA

L’anno scorso Suniti arrivò a Mirpur da Khulna mandata da fratel Rudy della comunità di Papa Giovanni XXIII e Sr. Tecla, suora di Maria Bambina. Distesa sul lettino non muoveva più le gambe. 25 anni, indù, già mamma e già vedova bianca. Non ne voleva più sapere della sua vita. Il marito l’aveva abbandonata perché dopo il parto rimase paralizzata e le cure non portavano nessun miglioramento. Così la versione ufficiale. La mamma la riaccoglie in casa e inizia a bussare tante porte. Quando arrivò a Mirpur mi afferrò i piedi pregandomi di fare qualcosa per sua figlia. Le spiegai che non sono un dottore, qui a Mirpur diamo solo ospitalità e ci interessiamo per le visite mediche e i ricoveri. Dopo qualche giorno Suniti apre la bocca, racconta, domanda e chiede da leggere. Per iniziare le do la raccolta di racconti curata da P. Arturo Speziale. Le procuriamo anche una sedia a rotelle per poter uscire nel giardinetto ed esaudire il suo desiderio di vedere dalla porta principale della chiesa la nostra S. Messa. Domande, domande, domanda di tutto e a tutti. È come i bambini di 5-7 anni che chiedono sempre i perché. Chi le cade a tiro cerca di rispondere per quello che può. Thomas fa anche gli straordinari per farla ammettere al centro di Savar di miss Valery, ma anche lì la lista di attesa è lunga. Finalmente il ricovero, ma prima di partire da Mirpur mi chiede una Bibbia da leggere. La riabilitazione è lunga, ma qualcosa si muove, non solo la lingua e le gambe, ma anche il cuore. È molto attenta ai bisogni degli altri, incoraggia i nuovi arrivati, si fa maestra per i piccoli, impara a tagliare e cucire i vestitini. Mi scrive che vuole diventare cristiana. Le rispondo che è meglio che ci pensi ancora un po’ e poi ne parli con il parroco della missione della sua zona. La risposta non la convince, anzi mi minaccia che non mi parlerà più, perché "desidero ricevere al più presto il pane benedetto della comunione". Le chiedo che cosa le è successo in questi mesi? Risponde prontamente: "Mi avete ascoltato, mi avete donato tempo, mi avete dato speranza, mi avete dato la forza di tenere tra le braccia il mio piccolo."
È proprio vero che basta un bicchiere di acqua, un panino, una visita, piccole cose, semplici gesti donati con amore e disinteresse. Si tocca il cuore degli altri e anche quello di Gesù. Buon cammino Suniti!!!
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APRILE 2006 : "IL PARADISO È QUI"

Anna Costa è una vecchia conoscenza di Mirpur. La sua famiglia è tra le prime che ho visitato e poi sempre frequentato. La figlia maggiore a soli 16 anni scappa di casa e si sposa con un mussulmano. Gli altri due figli, Rony e Jony, con la sindrome di Down, sono i suoi tesori di affetto ma anche la sua grande preoccupazione. Dopo la fuga ecco il ritorno con la nascita dei nipotini, prima il maschio e poi le femmina. Da nonni si diventa più teneri e così luci di gioia entrano nella casa di Anna. Ma ecco ancora la tempesta. Il nipotino muore annegato cadendo in un canaletto scoperto della fognatura. Dopo qualche anno dalla tragedia Anna entra nel nostro ufficio con in braccio un neonato. "È il tuo nuovo nipotino?", domando. E lei arrossendo mi risponde: "Padre, non mi sono nemmeno accorta, pensavo di ingrassare vista l’età che avanza. Ma eccola qua la nostra piccola dopo ben 12 anni!". Luce inaspettata, ma ben accolta e con orgoglio di mamma me la pone in braccio. Ma da lì a pochi mesi la crudele verità, anche lei ha la sindrome di Down.
Il marito vive sempre sotto lo stesso tetto ma il cuore è altrove. La incolpa dell’incapacità di fare figli sani.
E lei che ingoia e cerca di far di tutto per i suoi figli e la nipotina. Al mattino presto cucina, poi insegna alla scuola del quartiere di Kajipara, al pomeriggio lava, rammenda, cucina, rassetta la casa…, la lista la ben capiscono tante mamme e si spera anche qualche papà. Lei fa tutto per i figli e poi ogni tanto si sfoga con me. Che fare? Non è facile. Il figlio maggiore, Rony, lo abbiamo assunto per le pulizie della chiesa e di altri locali. Mezza giornata di lavoro in compagnia delle nostre due vedove. A loro chiedo sempre di fare anche un po’ da mamma a Rony, e sembra che funzioni con gli alti e bassi degli umori. Con il papà invece non si notano grandi cambiamenti, perché con me annuisce sempre, promette, ma poi dopo due o tre giorni si ritorna daccapo. È dura per Anna digerire tutto. Se non ci fossero i figli se ne sarebbe già andata. Le propongo con un po’ di insistenza di partecipare al pellegrinaggio di tre giorni per i disabili, visto che in passato sono sempre venuti i figli e la zia, ma lei non ha mai partecipato. Dopo un po’ di resistenze di rito, strappo il consenso dal marito, anche se lui non potrà venire perché troppo occupato. Non si può aver tutto.
Si parte. Pulman e poi barca per risalire il fiume fino a Golla. Il comitato di accoglienza è pronto sulla sponda del fiume e con grande sorpresa di Anna, Rony e Jony conoscono quasi tutti. Abbracci, sorrisi, ricordi e té caldo per tutti visto che il cielo si è coperto e minaccia di piovere. Al terzo giorno domando ad Anna: "Come va?". Lei mi risponde: "Sono in paradiso!". "Non esagerare", ribatto. Ma lei con calore e candore che la contraddistinguono ripete: "Sono in Paradiso! Perché ho visto i miei figli accolti, ascoltati, serviti, messi ai primi posti. Rony ha fatto Gesù nella via crucis e Jony il soldato romano, con quale impegno e passione. La mia piccola è la mascotte di tutti. Jony è il chierichetto preferito del vescovo Teotonius. Per la prima volta ho potuto pregare con calma. Lasciatemi godere di questo paradiso, mi fa bene!".
Domani ritornerà a casa, con lo stesso marito e con gli stessi problemi, ma con una carica in più donata da Lui attraverso tutti i fratelli e sorelle che si sono fatte prossimo.
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MAGGIO 2006 : NON PIÙ SOLO A MIRPUR

Da Natale non sono più solo a Mirpur. Chiaro, in Bangladesh non si è mai soli con i suoi 140 milioni di abitanti di cui 13 a Dhaka. Ma da anni si parlava di destinare un altro padre a Mirpur, perché fin dall’inizio si era pensato a una coppia di padri per la pastorale della città nel quartiere di Mirpur. Alcuni tentativi ci sono stati:
- all’inizio con P. Mariano Ponzinibbi, ma il matrimonio fatto ma mai consumato durò solo 6 mesi, perché dopo solo qualche settimana sostituì a St. Christina il parroco P. Arturo Speziale in vacanza e poi divenne il nostro superiore regionale;
- poi con P. Luigi Pinos, che dopo solo qualche mese fu richiesto con insistenza dal vescovo di Rajshahi per la predicazione in diocesi e soprattutto per la direzione spirituale dei giovani preti e suo consigliere personale;
- infine con P. Carlo Dotti, ma l’emergenza di Bogra gli fece fare le valigie in fretta.
Ricordo con piacere e riconoscenza questi mesi vissuti a due. Non è che a Mirpur fossi solo, ci sono le suore, i collaboratori parrocchiali, i confratelli a 8 km. di distanza, ma è un’altra cosa mangiare insieme, discutere con un confratello, confrontarsi, confidarsi…, è arricchente. È anche un po’ faticoso, perché ad essere sincero un po’ di "orsite" me la sono presa, malattia dell’orso solitario: mangiare velocemente, non essere puntuale ai pasti, non ricordare di dire tutto al confratello.
Ma vedo che P. Paolo Ballan è molto paziente e comprensivo con me. È da Natale che ha messo radici a Mirpur dopo aver studiato la lingua bengalese con due sacerdoti diocesani della Colombia associati al Pime per 8 anni (anche questo è un bel modo di fare missione insieme alle chiese Latino Americane). A giugno festeggerà i suoi 3 anni di ordinazione sacerdotale, ma è già un po’ attempato con i suoi 10 anni di lavoro sulle spalle e una carriera da assessore nel suo comune del Varesotto interrotta per entrare in seminario al Pime. Perciò facendo un po’ di conti abbiamo pochissimi anni di differenza. Con lui stiamo intensificando la nostra presenza a E. P. Z. - Savar, la zona industriale alla periferia di Dhaka (solo 25 km.). Al venerdì pomeriggio ci rechiamo insieme e poi ci separiamo per poter raggiungere il maggior numero di famiglie e giovani. È una zona in continua espansione. Il sogno che alcuni di voi già conoscono è quello di comprare un terreno per poter costruire un piccolo centro di accoglienza. Pare che forse è la volta buona. Abbiamo adocchiato un terreno non molto distante dal centro storico (se così si può chiamare, avendo solo più di 10 anni di vita) e nella direzione dello sviluppo futuro di prossimi insediamenti industriali. Continuate a pregare.
A Pasqua abbiamo annunciato che con la nuova acqua benedetta visiteremo tutte le famiglie di Mirpur per una preghiera e benedizione. Niente di nuovo sotto il sole, ma importante per conoscere e farsi conoscere. P. Paolo ed io abbiamo iniziato, ma i ritmi sono bengalesi, quasi un’ora per ogni famiglia, con spuntino e a volte ci scappa anche il pranzo o la cena e allora mi sa che ne avremo fino a Natale. Ma niente paura, va bene così!
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GIUGNO 2006 : VISITA IN CAMBOGIA

Nel rientro in Italia per le vacanze mi sono concesso una piccola deviazione in Cambogia. La presenza dell’amico P. Mariano Ponzinibbi mi ha spinto fino a Phnom-Penh. Rivedere un amico è una esperienza bellissima. Vedere un'altra nazione, popolo, cultura e missione è sempre motivo di crescita. Incontrare confratelli, tutti giovani, di cui per qualcuno sono stato il vice-rettore in seminario, fa sempre un certo effetto, ma che viene superato subito perché uniti dalla stessa passione missionaria. P. Franco Legnani a Kompong Thom, P. Alberto Caccaro a Prey-Veng, P. Enrico Fidanza e P. Mario Ghezzi a PhnomPenh. Cinque padri in tre diocesi. Mica male come dislocazione. In nove giorni li ho visitati tutti nei propri luoghi di missione sotto l’abile guida di P. Mariano e poi di P. Alberto. Per uno che viene dal Bangladesh, la prima impressione è di poca gente, solo 12 milioni di abitanti, e pochissimi mussulmani, qui la maggioranza è buddista. I cristiani sono una piccola minoranza, con pochissime vocazioni sacerdotali e religiose locali. La maggioranza dei padri e suore sono stranieri provenienti dalla Francia, Corea del sud, Thailandia, India, etc., il contrario del Bangladesh.
Impressiona lo stato di azzeramento che la rivoluzione dei Khmer rossi prima, e l’occupazione vietnamita poi, ha creato in tutti i campi e che ora si cerca di colmare con molta fatica. Per esempio l’azzeramento dei maestri e dei professori. Anche se è già passata qualche decade è difficile formare una nuova generazione di buoni insegnanti. Non mancano progetti di cooperazione internazionale tra università, ma molto c’è ancora da fare. Anche la chiesa cattolica ha pagato questo azzeramento con l’espulsione di tutti i missionari stranieri, la dispersione delle comunità cristiane e l’occupazione o distruzione di edifici e chiese.
Impressiona questa pretesa dell’uomo di crearsi un modello uguale per tutti, senza la possibilità di appello per le differenze, se non quello di essere eliminate. Preoccupa che nonostante questi fatti della storia, che a distanza di anni tutti condannano con sdegno, l’uomo continui su questa strada della fotocopia di sé. Cioè solo chi è uguale a me, solo chi è mio amico può godere del mio giardino. Ma Gesù non aveva paura delle differenze, anzi suo Padre nella sapienza creatrice li fece proprio disuguali, maschio e femmina li creò, perché siano uno nella differenza.
Perciò non lasciamoci imbastire o imbalsamare da chi ci vuole tutti uguali. Seguiamo invece la volontà del nostro Padre nei cieli che gioisce di questa varietà. L’ha creata Lui per farci percepire la sua pienezza. E per questo ci ha donato anche il suo Spirito.
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CONCLUSIONE

La tomba di frère Roger è di una semplicità assoluta. Una croce con inciso solo il suo nome e tanti fiori che fanno da tappeto. Sono in tanti che sostano da soli, in coppia o a gruppetti. Sono anziani, bambini, ma soprattutto giovani. Qualche lacrima sui loro volti e tante preghiere. A questo fratello sono riconoscenti in molti. Anch’io pur non avendolo mai incontrato personalmente ho ricevuto molto fin dai tempi del seminario con le sue lettere, che mi passava il mio compagno Danilo, e con i canti meditativi della sua comunità molto usati nella nostre adorazioni eucaristiche settimanali. La sua sete di unità, di riconciliazione, di rispetto, di semplicità e di solidarietà con i poveri, gli ultimi, l’ho ritrovata anche in Bangladesh nei suoi confratelli frère Franck e Geon, nel loro impegno tra i giovani e le persone disabili senza distinzione di Chiese, di religione e di tribù. È proprio bello collaborare con loro!
E di tutto questo oggi a Taizé voglio ringraziare il Signore Gesù e frère Roger. Impressiona il silenzio che aleggia nei momenti di preghiera comunitaria nella chiesa nonostante le migliaia di giovani presenti in questa settimana provenienti da molte nazioni europee e anche da oltre mare.
Fare esperienza di silenzio, di riflessione, di riconciliazione, di incontro con se stesso, con gli altri e con Dio, fa bene ai cuori di tutte le età, perché ci fa comprendere che noi non siamo i padroni della nostra vita, ma tutto è dono che va accolto e ridonato.
Perciò grazie anche per i vostri doni carichi di preghiere e di solidarietà, ma soprattutto del dono delle vostre persone presenti nella mia vocazione missionaria, che sono amate da nostro Dio che è padre di tutti.
Un fraterno abbraccio!
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P. Gian Paolo Gualzetti, PIME