Verso Sydney,
da una parrocchia della Papua Nuova Guinea…
La nostra prima (e forse unica)
"Gmg" ![]()
Un
Missionario racconta la "vigilia" dei suoi giovani:
«Nessuno qui ha mai incontrato un gruppo di un’altra nazione».
P.
Giorgio Licini
("Mondo e Missione", Giugno-Luglio 2008)
«Vado anzitutto per dare una
svolta alla mia vita spirituale», dice Sarah Francis, 23 anni, della parrocchia
del "Sacro Cuore" nella capitale Port Moresby, in vista della "Giornata
Mondiale della Gioventù"
a Sydney.
La corsa è iniziata l’anno scorso, con il passaggio della Croce del
"Giubileo della Redenzione" (1984) e l’Icona della "Madre di
Dio" durante la Quaresima e la Settimana Santa. Da allora i ragazzi della Papua
Nuova Guinea hanno
cominciato ad organizzarsi per mandare una rappresentanza - magari piccola ma
motivata - all’incontro del Papa con i giovani del mondo.
Sarà una partecipazione tutto sommato modesta, poco più di un migliaio di
delegati (i cattolici nel Paese sono un milione e mezzo), ma comunque la più
massiccia per la Chiesa della Papua Nuova Guinea nella storia di queste
iniziative. Gli incontri di Roma, Toronto, Colonia,
per citare solo gli ultimi, erano troppo lontani e costosi. Sydney dunque è l’occasione
da non perdere. Nel Pacifico probabilmente la "Giornata Mondiale della
Gioventù" non tornerà più. Quella del 2008 sarà anzi ricordata come la
meno affollata di tutte. Quest’area del pianeta è poco popolata, le
comunicazioni scarse e costose, le distanze dagli altri continenti eccessive per
permettere un afflusso massiccio. Gli organizzatori contano di raccogliere solo
due o trecentomila giovani. Pochi rispetto ai due milioni di Roma (anno 2000) o
ai quattro milioni di Manila (1995).
Il numero ridotto, però, non sarà uno svantaggio. Al contrario. Questa volta
ci sarà più calma, più ordine, più possibilità di conoscersi e di
ascoltarsi, di riflettere e di pregare. E in fondo è proprio questo che i
nostri ragazzi cercano. Dei quattordici delegati della mia parrocchia ("San
Giovanni Apostolo"), alla periferia Nord-Ovest di Port Moresby, nessuno ha
mai viaggiato fuori dal Paese, nessuno ha mai incontrato un gruppo ecclesiale di
un’altra nazione, nessuno ha mai ascoltato il Papa dal vivo o partecipato a
una sua Messa. Solo alcuni ricordano che, quando erano bambini, Giovanni
Paolo II venne a
Port Moresby per la Beatificazione del catechista Peter To Rot, subito dopo la
"Giornata Mondiale dei Giovani" a Manila, nel Gennaio 1995.
Anche per noi la "Giornata Mondiale della Gioventù" comincerà con i
giorni nelle diocesi, dal 10 al 14 Luglio. I ragazzi di Port Moresby saranno
ospiti delle parrocchie e delle famiglie di Brisbane. Un’occasione
meravigliosa per stringere amicizia con i coetanei del Queensland, da cui li
separa un "braccio di mare" (normalmente invalicabile, purtroppo), ma
spesso li unisce la passione per i "maroons" del Campionato
australiano di "rugby". Poi si viaggerà in "pullman" fino a
Sydney. Il tema della "Giornata 2008" è una sfida: «Avrete forza
dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni» (At
1,8).
Uno spunto che ben si presta per l’auspicio di Sarah e degli altri. In Papua
Nuova Guinea in sostanza non manca nulla alla sopravvivenza. Il Paese non è
ricco (eccetto che di risorse naturali mal utilizzate), né ben amministrato, ma
nemmeno la gente ha tante pretese o si pone particolari obiettivi. Molti si
accontentano di sopravvivere più che di vivere. Si avverte la necessità di un
supplemento di motivazioni, di valori, di guida, di incoraggiamento. È
sorprendente a volte vedere persone che vogliono migliorare se stesse, ma non
sanno come fare. È come trovarsi davanti a bambini che per forza di cose hanno
bisogno di adulti, che spesso però non ci sono. Troppi giovani consumano le
loro giornate a fare niente, solo a bere e a fumare "marijuana".
Sarà molto importante per i nostri ragazzi spendere tempo con i coetanei di
altri Paesi, tradizioni e culture. Sarà la prima, e per alcuni l’unica,
occasione della vita per rompere l’isolamento a cui la geografia li costringe
in questo Paese. Per David Bakio, anch’egli di Port Moresby, una delle ragioni
per andare a Sydney infatti è quella di «condividere la mia fede con gli altri
giovani del mondo, offrire il mio tempo e la mia collaborazione al buon successo
dell’iniziativa, pregare con gli altri giovani. In altre parole, condividere
tutto me stesso con gli altri pellegrini, perché voglio vedere il volto dei
giovani del mondo!».
Noi siamo pronti. Lo posso dire
con certezza. Nella nostra comunità parrocchiale siamo partiti in Settembre con
una "rosa" abbastanza vasta di cinquanta candidati per scegliere una
trentina di delegati. Siamo arrivati al traguardo con quattordici. Alcuni sono
stati bloccati da impegni di lavoro, dagli studi o dall’età troppo bassa per
ottenere il "visto" d’ingresso in Australia.
Altri non hanno dimostrato sufficiente impegno nella preparazione (non si va a
Brisbane e Sydney per una "gita"). Oppure hanno altre priorità e
urgenze - la scuola soprattutto - in cui investire le scarse risorse. Nessuno
parte senza un impegno e un contributo personale e familiare anche sul piano
finanziario.
La preparazione più significativa tuttavia è stata di carattere spirituale:
incontri di riflessione col gruppo parrocchiale sul tema della "Giornata
Mondiale della Gioventù", la sua storia, il suo significato; incontri di
orientamento a livello diocesano con i delegati di tutte le parrocchie e le
scuole. Infine un ritiro di tre giorni, ai primi di Giugno, per i nostri
quattordici delegati di "San Giovanni Apostolo" ponendo l’accento
ancora sulla preparazione, ma anche sul ritorno da Sydney e su ciò che a questo
appuntamento dovrà seguire.
Perché adesso che stiamo per partire il cuore è in Australia e all’incontro
col Papa e con i giovani del mondo; ma la riflessione è già al dopo: quale
ruolo assumere nelle comunità, nelle scuole e nella società in seguito ai
contenuti e all’esperienza che vivremo a Sydney? Qualcuno avverte in sé la
capacità di essere un "leader" per altri giovani. Altri vorrebbero
semplicemente vivere bene le proprie responsabilità, oggi da studenti e domani
da professionisti. Quelli che già lavorano vorrebbero contribuire ad allargare
i margini dell’onestà e dell’impegno personale e ridurre quelli della
corruzione e dell’opportunismo.
Vedo che questi giovani cattolici guardano più al «mondo» che alla
parrocchia. Di questo mi rallegro, anche se spero di vederli ancora tutti ogni
Domenica per la Messa e qualche forma di impegno nella comunità. Per il resto
la vita certo condurrà ognuno su strade diverse. "Sydney 2008"
resterà tuttavia il momento più bello condiviso in gioventù; un
"faro" non destinato a spegnersi; un "sigillo" indelebile
sulla propria vocazione cristiana.
Col Beato Mazzucconi, qui la prima Missione
Per il "Pime" l’Oceania fu la terra dei "primi passi". Segnati fin da subito dal "martirio" del Beato Giovanni Battista Mazzucconi. Originario di Lecco, era stato uno dei primi ad aderire all’"Istituto Missionario" fondato nel 1850. E nel Marzo 1852 fu uno dei cinque Padri che, insieme a due catechisti, partirono per l’allora Melanesia-Micronesia. Salpati da Londra, ci misero tre mesi e mezzo per arrivare a Sydney da dove, due mesi dopo, si imbarcorono per le isole di Woodlark e Rook. La loro fu fin dall’inizio un’evangelizzazione nel segno della condivisione. Ma fu anche un’esperienza molto difficile: isolati dal resto del mondo, in un’ambiente difficile e ostile, esposti alle malattie. Quasi "moribondo", nel Gennaio 1855 Mazzucconi venne inviato a Sydney, dove si ristabilì presto. Così in Agosto ripartì per le isole. Senza sapere che intanto un compagno era morto di stenti e gli altri "Missionari" del "Pime" stavano rientrando in Australia. Quando arriverà a Woodlark, gli abitanti dell’isola daranno sfogo all’odio da tempo "covato" e lo uccideranno, a 29 anni. Va aggiunto che quel primo "seme" gettato a Woodlark e Rook - apparentemente inutile - sarebbe poi "germogliato" anche a Sydney. Uno dei "Missionari" rientrati dalla Melanesia, Padre Angelo Ambrosoli, si fermò in Australia: la salute ormai segnata non gli permise di partire per il Borneo, la nuova destinazione. Così svolse il suo servizio per 35 anni nella diocesi di Sydney, dove fu il primo sacerdote al servizio degli emigrati italiani, che iniziavano ad arrivare attratti dal lavoro nelle miniere. Le sue lettere sono raccolte nel volume «Il solitario di Sydney», curato da Virginio Cognoli e Paolo Labate in un «Quaderno» appena pubblicato dall’"Ufficio storico" del "Pime" (pag. 160, euro 10,00).
Sydney, una "Gmg" formato missione
Giorgio Bernardelli
C’è un rischio che
accompagna sempre le "Giornate
Mondiali della Gioventù":
quello di ritrovarsi con migliaia di altri giovani per vivere un’esperienza
sì molto bella, ma senza lasciarsi davvero "toccare" dal luogo in cui
ci si dà appuntamento. Che sia Roma, Toronto o Colonia, l’importante è che
ci siamo noi e il Papa. Se capitasse così per i giovani che - tra pochi giorni
ormai - si ritroveranno a Sydney con Benedetto
XVI, sarebbe un
vero peccato. Perché mai come questa volta se c’è un tema che ritorna con
grande forza è proprio quello della missione. Con Sydney - tredici anni dopo
Manila - la "Gmg" ritorna in un continente dove il Vangelo è giovane.
Dove i Santi più venerati sono i primi evangelizzatori che, in anni non poi
così lontani, spesso hanno testimoniato l’amore di Cristo con il dono della
loro vita. Ma l’Oceania - il continente che citiamo sempre per ultimo, quello
che disegniamo piccolo e in un angolo sulle nostre carte geografiche - è anche
fatto di isole dove la missione «ad gentes» è storia quotidiana, dove la
"sfida" dell’incontro tra il Vangelo e le culture locali è una
strada ancora lunga da percorrere. Ma conosce anche l’altro volto: quello dell’Australia
modernissima e profondamente "secolarizzata". Con una generazione di
giovani che oggi è disposta ad ascoltare solo voci nuove, capaci di trasmettere
davvero il "gusto" del Vangelo.
Missione «ad gentes» e nuova evangelizzazione come due "polmoni" tra
loro inseparabili: è il messaggio forte di questa prima (e chissà per quanto
tempo unica) "Gmg" dell’Oceania. È la sfida che vogliamo invitare a
raccogliere con questo "servizio speciale", che proprio per
sottolineare l’importanza dell’evento abbiamo voluto più ricco del solito.
«Cari amici - scrive il Papa ai giovani nel "Messaggio" che guida
questa "Gmg" di Sydney - , siate santi, siate missionari, poiché non
si può mai separare la santità dalla missione». La storia e la vita delle
comunità cristiane dell’Oceania, su questo, hanno davvero molto da
insegnarci.