ABBASSO LE PANTOFOLE!   DALLA CINA, P. MARIO MARAZZI   A SERVIZIO DELL'AMORE!

La Cina che mi ha ospitato...

Mario Marazzi dalla fine del 2003 vive a Canton,
in una casa famiglia per persone con disabilità mentale.
A 77 anni ha sempre voglia di imparare. E dice: «In Cina sono soltanto un ospite».

P. Mario Marazzi.

Momenti di allegria, nella casa-famiglia dove vive P. Mario!

«Dio non ha creato tutti gli alberi per dare frutti, ma qualcuno anche per fare ombra. E non per questo va tagliato. Anche lui è utile». Mario Marazzi cita le parole appena lette su un quotidiano italiano per raccontare della sua nuova vita in Cina. «Questa frase mi ha fatto pensare alla vita che ho avuto la fortuna di condividere con le persone disabili. Ho pensato all'influsso positivo che hanno avuto su di me. Sono stati alberi che mi hanno offerto la loro ombra». Mario è ripartito per Hong Kong cinque anni fa, quando nel suo "albero" poteva contare 72 primavere. Ha rispolverato la lingua cantonese, praticata tra gli anni 60 e gli anni 80, e per quattro anni ha lavorato in una parrocchia dell'ex colonia inglese. Dalla fine del 2003 vive nella Cina continentale, alla periferia di Guangzhou (Canton), in una casa famiglia con cinque persone disabili mentali, di età compresa fra i 24 e i 40 anni. «Non che non fossi contento dell'impegno in parrocchia che, al contrario, a Hong Kong è molto gratificante. Ma a un certo punto ho sentito l'esigenza di una vita diversa. Cercavo un tipo di presenza che fosse più vicino ai poveri». È così che, da due anni a questa parte, Mario - originario di Mandello del Lario, in provincia di Lecco, e cresciuto con quattro fratelli - è tornato a fare vita di famiglia, a Guangzhou. «Sì, e ne sento tutta la bellezza - , racconta - . Godo dell'amicizia e dell'affetto che ricevo da queste persone disabili. Come quando, alla sera, tomo a casa e i ragazzi mi vengono incontro tutti contenti, mi prendono per mano, vogliono portarmi la borsa». La casa famiglia in cui vive Mario, è una delle cinque gestite a Guangzhou da Huiling, la prima organizzazione non governativa (ong) nata in territorio cinese per le persone disabili. «È sorta una ventina di anni fa - spiega Marazzi - , per iniziativa di un gruppetto di persone di buona volontà e in particolare di una signora, che era stata una leader comunista e poi si è convertita al cristianesimo».

In seguito sono nati rapporti fra questo gruppo cinese e una realtà attiva a Hong Kong nell'accoglienza delle persone disabili, la "Fu Hong Society", iniziata negli anni 70 da Enea Tapella e Giosuè Bonzi, fino a diventare una vasta rete di assistenza sostenuta anche dal governo di Hong Kong. «Nove anni fa, un mio amico, Fernando Cagnin ha conosciuto l'organizzazione con sede a Canton, desiderava andare in Cina e loro si sono resi disponibili a ospitarlo. Siccome è un esperto di computer gli hanno ottenuto un contratto di lavoro, cosa non facile allora».

«In Cina vivo la spiritualità dell'ospite - continua Mario - . C'è un Paese che mi permette di essere lì, un'organizzazione che mi ha accettato e una casa famiglia che mi accoglie. Per noi europei c'è il rischio di sentirsi un po' padroni, per via della posizione che ci viene riconosciuta, e perché veniamo da una cultura che per certi versi ci sembra superiore. Questa modalità di presenza invece mi spinge a vivere con rispetto, stima e gratitudine per ciò che mi viene dato».

Vita in famiglia

Ma com'è la giornata tipo di uno che ha scelto di vivere in una casa famiglia di persone con disabilità psichica? «Mi alzo alle 6 del mattino, mi preparo e rientro nella mia camera dove prego fino alle 7 e 30. Per me è un momento importante, il fatto di pregare in Cina. Da solo nella mia stanzetta sento forte la presenza dei nostri disabili, la comunione con la chiesa cinese e con i miei amici in Italia. I ragazzi si alzano alle 7 con l'aiuto della "mamma di casa", una signora che vive con loro e li assiste. Poi consumiamo insieme la colazione che viene portata dal vicino centro di accoglienza sempre gestito dall'organizzazione Huiling». L'ong cinese a Guangzhou infatti tiene aperto un grosso centro che ospita un'ottantina di adulti disabili che non hanno sbocchi lavorativi né la possibilità di tornare fra i propri parenti, una scuola materna per una novantina di bambini, fra cui dieci disabili, un laboratorio protetto e un centro di ricerca sull'autismo che ospita alcuni ragazzi seguiti 24 ore su 24 da diversi insegnanti. Nel quartiere dove abita Mario Marazzi c'è una piccola scuola elementare con un ostello per una cinquantina di ragazzi disabili dai 6 ai 15 anni, una parte dei quali nel fine settimana rientrano nelle proprie famiglie. «Poi ci sono le cinque case famiglia - racconta Mario - , ma si vorrebbe che aumentassero, perché sono una soluzione più umana e più in grado di dare affetto alle persone. Come dice Jean Vanier, il fondatore delle comunità dell' "Arca" nate in Francia negli anni 60, è il calore e l'affetto di una piccola comunità che permette la crescita e l'arricchimento reciproco, fra persone disabili e non».

Durante il giorno, i ragazzi di Mario partecipano alle attività del centro vicino. «Fino alle 16 e 30 sono libero, poi i ragazzi tornano, si lavano con l'aiuto della mamma di casa e usciamo a fare un giretto. Purtroppo la signora cinese della famiglia non mi permette di svolgere un servizio diretto nei loro confronti, per una certa forma di rispetto verso di me. Io accetto la situazione, ma il mio desiderio sarebbe quello di poter svolgere anche un servizio concreto». La sera si trascorre come in molte famiglie, cena e televisione. «Io avrei voglia di fare altre cose - confessa Mario - . Non sono abituato a spendere del tempo davanti alla Tv. E nemmeno i ragazzi capiscono molto. Ma è un'occasione per stare insieme, come mi fa capire la mamma della casa famiglia, che ci tiene moltissimo che io stia lì in quel momento».

Ancora in partenza

Per decidere di passare dall'attività in parrocchia ad Hong Kong al servizio fra i disabili in Cina, Mario ha operato un discernimento spirituale. A più di 70 anni ammette: «Non è un cammino che ho fatto da solo, e credo che questo sia importante! Uno può anche pensare di fare una cosa bella, ma può essere invece solo un capriccio, anche se buono, un colpo di testa. Il confronto con la mia guida spirituale mi ha aiutato molto. E ai miei responsabili ho detto che avrei provato, ma che avrei potuto anche non farcela e tornare indietro». Dopo le vacanze in Italia, Marazzi tornerà in Cina. «C'è il progetto di aprire un nuovo centro per persone disabili a una cinquantina di chilometri da Canton, e una nuova casa famiglia. A differenza di altre organizzazioni, Huiling non può contare su molti fondi. La mamma della casa famiglia percepisce l'equivalente di 60 euro al mese. E anche la realtà in cui andremo a operare è molto povera. Io mi sono offerto di andare nella nuova casa famiglia, perché mi piacerebbe fare qualcosa di più nel servizio concreto alle persone».

Emanuela Citterio
("Missionari del Pime" - Marzo 2005)

http://www.huiling.org/