Durante la
"seconda guerra mondiale", Padre Lido Mencarini,
spentosi a Hong
Kong un anno fa,
salvò con uno "stratagemma" molti ebrei. Incominciamo a raccontarvi
la sua storia.
Luciano
Barocco
("Missionari del Pime", Maggio 2008)
Una "benemerenza"
civica alla memoria e tanta riconoscenza. Anche la città di Cantù
ha il suo "Perlasca". Si tratta di Padre
Lido Mencarini, il
Missionario del "Pime"
che nei primi anni del suo sacerdozio - in pieno tempo di guerra - in assoluto
silenzio salvò decine e decine di persone dalla furia delle "SS"
"naziste".
Questa storia di "fulgido" altruismo è emersa neppure un anno fa,
quando un gruppo di "ex giovani" dell’"Oratorio di San
Paolo" si è messo insieme per cercare di festeggiare i novant’anni dell’"indimenticato"
sacerdote. E così si è rotto un silenzio che è durato oltre sessant’anni.
Innumerevoli gli episodi, quasi impossibile dare un ordine a un fiume in piena
carico di umanità in un Oratorio per anni trasformato in autentico rifugio di
perseguitati. Nello "scantinato" era attivo l’Ufficio del
"Comitato di Liberazione", dove venivano falsificati i documenti per
facilitare l’espatrio nella vicina Svizzera. E dietro la "Cappella della
Madonna" erano stati scavati degli ampi spazi, dove venivano nascosti i
ricercati e i giovani - in prevalenza ebrei e partigiani - dai periodici
"rastrellamenti".
Ma come faceva Padre Lido Mencarini a precedere le mosse di "fascisti"
ed "SS"? Significativa è la testimonianza di un giovane di allora,
Alessandro Viganò, oggi 93enne. «Sì, Padre Lido salvò decine e decine di
ebrei e "antifascisti" dallo sterminio. Probabilmente centinaia. E lo
fece - ricorda - con uno "stratagemma" geniale: grazie a un
"infiltrato" nella "Questura" di Como. Riuscì a inserire in
quegli uffici un suo uomo di fiducia e, piano piano, a fargli occupare una
posizione di assoluto rilievo. Credo arrivò anche a essere
"vicequestore". E questo "fidatissimo", giorno dopo giorno,
ricopiava l’elenco dei "predestinati" alla "deportazione".
Poi, in gran segreto, i nominativi passavano nelle mani di un "canturino"
che studiava a Como. Lui tornava e li consegnava a me. Io sapevo che cosa fare.
Imperativo era il segreto. Nessuno doveva sapere nulla, né tra i nostri
familiari, né tra coloro che erano parte attiva nell’organizzazione dell’"Oratorio
di San Paolo".
"Padre Lido aveva coraggio da vendere - continua Viganò nel suo racconto -
: di tutto questo era l’ideatore. Lui, pur rischiando tantissimo in prima
persona, doveva apparire come una persona legata al solo "Oratorio di San
Paolo". Io invece, forte della mia esperienza in "Azione
Cattolica", giravo tutte le parrocchie. Andavo dove quel terribile elenco
mi costringeva. Questo almeno finché i "nazisti" iniziarono a sospettare di me.
Allora Padre Lido mi consigliò la massima prudenza. Mi allontanai per un breve
periodo, e quando tornai a Cantù concordammo con Padre Lido che io dovevo
continuare a ricevere l’elenco dei "predestinati" ai
"lager", e poi limitarmi a trasmetterli ai singoli parroci della
città. Ci avrebbero poi pensato loro a fare il "passaparola"».
«Don Lido è stato un eroe - conclude sorridendo Alessandro Viganò - e seppe
farsi "beffa" dei peggiori ufficiali "nazisti". Agivamo
anche "camuffati". Sapesse a Cantù quanti soldati "nazisti"
abbiamo "disarmato" e lasciato in mutande. Non abbiamo mai fatto loro del male. Ma
in mutande questo sì. Anche i loro indumenti sono serviti per salvare vite
umane».