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DALLA THAILANDIA, P. ADRIANO PELOSIN

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"Se non diventiamo come bambini..."

P. Adriano e uno dei suoi piccoli amici...

P. Adriano e i suoi piccoli amici!

Con P. Raffaele: in Chiesa, preparando un incontro...

Allegria e gioco insieme...

Disegnando attenti con la maestra!

P. Raffaele, in "veste" thailandese!

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Pasqua 2007

Bangkok, 16 Marzo 2007

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Carissimi sostenitori dei nostri bambini, parenti e amici tutti,
la Quaresima ci ricorda che siamo tutti chiamati a convertirci, cioè a non pensare secondo la logica dell’uomo, ma secondo la logica di Dio. L’uomo pensa a come salvare la sua vita anche a scapito della vita degli altri. Dio, l’abbiamo visto in Gesù, dà la vita per salvare l’altro. Si lascia uccidere per dare la vita a chi lo uccide.
Gesù ci insegna che se non diventiamo come bambini non entreremo nel Regno dei Cieli. Cioè il modo di conversione è quello di semplificare la nostra vita e liberarci dal male, e diventare innocenti, inermi, fiduciosi, aperti a essere amati e ad amare come i bambini. I bambini abbandonati e orfani, che assieme a voi aiutiamo ad avere una vita più normale, ci stanno aiutando a convertirci, rivelano noi a noi stessi.
La signora Maria Grazia un giorno venne a visitare una casa famiglia, prese in braccio una piccola bambina di due anni. Avevo trovato la bambina a cinque mesi in una capanna. Il nonno era stato preso dalla polizia per spaccio di droga. I genitori erano già in prigione da alcuni mesi. La nonna si era risposata. La bimba era rimasta sola; una donna mi aveva segnalato il fatto, ed io ero corso a prenderla e portarla in una casa famiglia. La bambina, con i suoi due occhi nerissimi e lucidi come una pietra preziosa, fissava, immobile, Maria Grazia. Maria Grazia, con gli occhi gonfi di lacrime, esclama: "P. Adriano, questa bambina mi sta giudicando… Mi sento così colpevole…". "Di che cosa?", chiedo io. "Di tutto", risponde, e si stringe al cuore la bambina, e le due vite da allora si sono intrecciate.
"Voglio stare un periodo in una baraccopoli", mi scrive un giorno il signor Giovanni. "Ho bisogno di purificazione". A Tuek Deng abbiamo una casa famiglia con una dozzina di bambine abbandonate, assistite da due signore abbandonate dai loro mariti. "La gioia di queste bambine che non hanno nulla mi guarisce da tutte le mie grandi preoccupazioni… che, mi accorgo, erano basate sul nulla", mi confessa Giovanni alla fine dell’esperienza.
Dopo pochi mesi il signor Giovanni ritorna con un suo amico, Peter, il quale ha appena perso la carissima moglie e il miracolo si ripete. Scrive il signor Peter: "Vedere che i suoi bambini vivono situazioni molto più difficili, con prospettive molto più limitate dalle mie, e nello stesso momento esprimono felicità e tanto amore, mi ha emozionato tanto, mi ha anche fatto vergognare di prendere il mio dolore come così importante. Il dolore è rimasto, però lo vivo diverso da prima!".
La signora Paola un giorno stava camminando nel parco-giochi dietro alle cinque case famiglia, vicine alla nostra Chiesa; si sente prendere la mano da una piccola bimba di tre anni, Lii, che le dice: "Mè nuu… Mè nuu". La signora Paola non capisce e chiede che cosa vuole la bambina. Le spiegano che la bambina le chiede di essere la sua mamma. Lii è con noi da quando aveva tre mesi; la mamma in prigione, il papà sparito. La signora Paola si sente estremamente imbarazzata. Lii le chiede una cosa che lei non è riuscita a fare nella sua vita… diventare mamma. È crisi profonda… ma Lii non cede e le ripete tutti i giorni, con insistenza ed esigenza... tanta quanta era l’esigenza della signora Paola…: "Mè nuu".
Il giorno dell’Epifania, 6 Gennaio 2007, è stato indimenticabile per i nostri bambini delle case famiglia, e per il gruppo di famiglie dall’America Latina residenti a Bangkok. Come i Re Magi di un tempo, sono venuti a portare i loro doni. Avevano preparato un sacchetto per ciascun bambino con scritto il suo nome; nel sacchetto c’erano vestiti nuovi, giocattoli e dolci, questo per 120 bambini. Alla fine io li ho ringraziati, e la signora capo-gruppo mi risponde: "Abbiamo ricevuto molto di più di quanto abbiamo dato. I nostri figli non saranno più quelli di prima".
In febbraio il Padre Anucia, diocesano di Bangkok, ha portato sessanta giovani di quattro religioni, Buddhisti, Mussulmani, Cattolici e Protestanti, a fare visita alle case famiglia: a passare un po’ di tempo con i bambini (parte di un programma di dialogo interreligioso). La spontaneità, la gioia e l’innocenza dei bambini ha conquistato subito questi giovani. Le ragazze mussulmane col velo erano le più interessanti, per cui sono state subito affettuosamente "aggredite". I bambini, senza pregiudizi religiosi, bisognosi solo di dare amore e ricevere amore, hanno fatto dimenticare i pregiudizi ai giovani visitatori. Uscendo dalle case, i bambini quasi non volevano che i giovani se ne andassero e li accompagnavano prendendoli per mano. Non erano i giovani a condurre i bambini, ma i bambini conducevano i giovani, e una nuova amicizia si stabiliva tra i giovani, dove il rapporto umano prevaleva sulle differenze religiose.
Molto impegno viene dedicato ai ragazzi più problematici, soprattutto gli adolescenti, che sono ancora molto deboli, cedono facilmente alle tentazioni del furto, della violenza, della droga, del sesso e non sono ancora capaci di prendersi responsabilità nella vita. Ma anche da loro arriva un aiuto alla nostra conversione. Il signor Noi, uno dei nostri primi collaboratori, che dirige la casa famiglia degli adolescenti, rifletteva su questo punto: "L’esperienza con questi ragazzi mi spinge ad amarli di più, non faccio come i loro maestri di scuola che si arrabbiano, li odiano, li insultano, ma io li correggo, spiegando loro le ragioni per cui non si devono comportare in certo modo deleterio a loro e agli altri; li guardo come Gesù guarda Zaccheo: gli chiede di scendere dall’albero, di essergli amico e si invita a pranzare assieme a casa sua!".
Voglio ora terminare con le parole della Lettera agli Ebrei, che parla del mediatore della Nuova Alleanza (Gesù Cristo), il cui "sangue è più eloquente del sangue di Abele" (Eb 12,24) . Il sangue di Abele chiedeva la vendetta, il Sangue di Cristo chiede il perdono. La cattiveria umana ha "convertito" Dio a dare tutto il suo sangue per noi.
A tutti voi, che siete associati al nostro lavoro di salvezza, con la vostra preghiera, con la vostra simpatia, con la vostra generosità, auguriamo di sentirvi partecipi della resurrezione di Cristo. A nome di tutti i nostri collaboratori e collaboratrici, dei bambini e della bambine, vi ringraziamo di tutto quello che fate per noi e vi abbracciamo con tanto affetto!
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P. Raffaele Manenti e P. Adriano Pelosin

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Nota: Per convenienza di comunicazione con voi, chiedo il favore di mandare il vostro indirizzo e-mail all’indirizzo: sanmartino@csloxinfo.com .
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