MISSIONE INDIA

www.lhcnlg.com/index.php/it/: Sito del "Leprosy Health Center"
di Nalgonda (India), fondato da
P. Luigi Pezzoni.

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Eccoci qui, tutti e tre: mio fratello Giuseppe, sua moglie Flavia
e io, suor Nelda, con una certa ansia, ma molto felici.
Stiamo per atterrare a Hyderabad, meta del nostro viaggio.

P. LUIGI PEZZONI, Missionario del Pime in India!

Suor Nelda M. Pezzoni
("Missionari del Pime", Ottobre 2007)

Abbiamo deciso di raggiungere a Nalgonda (India) padre Luigi, nostro fratello e missionario del Pime, che da più di quarant’anni lavora nell’Andhra Pradesh, in un lebbrosario da lui costruito nel 1966. Vogliamo trascorrere un po’ di giorni con lui per condividere, almeno in parte, la sua esperienza: vivere per donarsi, a tempo pieno e con tutte le sue possibilità ed energie, a persone meno fortunate come lebbrosi e ogni tipo di bisognosi.
Al nostro arrivo in aeroporto siamo accolti festosamente da suor Ambika, collaboratrice instancabile di padre Luigi e, dopo quasi due ore di macchina, arriviamo a destinazione. Davanti al cancello spalancato del lebbrosario ci attende padre Luigi, circondato dai malati, dai bambini, dal personale e dalle suore che collaborano con lui nell’assistere i malati e i bambini. La commozione è grande.
Seduti sulle sedie che ci hanno preparato ci sentiamo come fuori del mondo. I bambini ci imprimono sulla fronte il puntino rosso di benvenuto e gli adulti ci cingono con le profumate corone di fiori. Tutti ci osservano incuriositi e noi facciamo altrettanto. Cerchiamo di sorridere scambiando il loro saluto con un gentile inchino del capo e le mani giunte, come fanno loro.
Così è iniziato il nostro soggiorno a Nalgonda, nel "Centro Lebbrosi" in cui trascorrono la loro vita circa un migliaio di persone vittime di gravi difficoltà. Le abbiamo avvicinate tante volte queste persone, abbiamo tentato di comunicare con loro, ostacolati dalla lingua. Sui loro volti però abbiamo letto la gioia di averci incontrati e soprattutto abbiamo capito che sono felici perché si sentono amati, sentono di avere un punto di riferimento sicuro.
Padre Luigi è in grado di offrire ogni giorno i pasti a circa mille persone, con l’aiuto generoso dei benefattori, in gran parte italiani, e delle adozioni a distanza.
Assecondato da un suo grande desiderio, attraverso l’aiuto finanziario di monsignor Macchi, ha fatto costruire una scuola superiore, il "College Paul VI", capace di accogliere circa mille studenti che avranno così la possibilità di accedere agli studi universitari.
All’esterno del villaggio del lebbrosario sono stati edificati piccoli appartamenti per anziani che, dopo essere stati guariti dalla lebbra, non possono più tornare nei loro villaggi per i più svariati motivi.
Nell’interno del recinto, comprendente diversi ettari di terreno, abbastanza distanziati dall’ospedale ci sono diversi laboratori in cui viene insegnato un mestiere (falegname, fabbro per gli uomini; taglio e cucito per le donne) a tutti coloro che, guariti, saranno dimessi. Non possiamo tralasciare di ricordare le stalle dove si allevano le bufale che forniscono il latte per tutti.
Le opere che però maggiormente hanno impegnato le energie e le capacità di padre Luigi sono l’ospedale per duecento malati di lebbra e gli ambulatori che seguono i malati non bisognosi di ricovero. Siamo andati a far visita ai malati nei reparti dell’ospedale e un gruppo di donne ci ha lasciato letteralmente senza parole. Alcune di loro avevano le mani e i piedi fasciati, altre avevano già le dita consumate dal male. I loro volti erano scarni, ma con il sorriso sulle labbra hanno avuto il gentile pensiero di salutarci con un canto. In quel momento, di fronte a loro, ci siamo sentiti piccoli e poveri, più poveri di loro.
Ma il "Centro Lebbrosi" ha anche una nota festosa. In certe ore del giorno, grida di gioia e canti si alzano a riempire il silenzio qualche volta pesante. Nel grande piazzale i bambini si ritrovano per giocare o, seduti a gruppi, per studiare. Sono la gioia di padre Luigi, ma anche di tutti i frequentatori del Centro. A loro spetta una parte attiva in tutte le feste: canti, danze, poesie e tutto quello che serve a rendere bella una festività, sia religiosa che civile.
Nel Centro lavorano più di cento persone, gran parte delle quali sono lebbrosi guariti. Ognuno dà il suo contributo per quanto gli è possibile e secondo le proprie forze, ma hanno la soddisfazione di essere utili alla società e di aiutare le loro famiglie con i salari che percepiscono.
In luoghi come questo senti fortemente la grandezza dell’amore infinito di Dio, che ama gratuitamente l’uomo, ogni uomo; si china paternamente su di lui e se ne prende cura, lo segue, lo accompagna lungo i giorni della sua breve o lunga vita fino a congiungerlo a Sé.