GUINEA BISSAU
La diocesi di Bissau compie trent’anni.
Questa ricorrenza diventa per noi tutti
occasione di fare memoria della nostra
storia,
guardando al futuro con sempre rinnovata speranza.
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P. Marco Pifferi
("Missionari del Pime", Agosto-Settembre 2007)
Anche la Chiesa della Guinea Bissau, come la maggior parte di quelle
africane, è una Chiesa giovane, non solamente per la sua breve storia, ma anche
per il volto giovane che la rappresenta.
Nel 2002 è stato promulgato il progetto di pastorale diocesana che ha come tema
e obiettivo fondamentale: "La Chiesa famiglia di Dio". Questo tema si
sviluppa in vari ambiti specifici, portati avanti lungo questi anni, tra i quali
i più importanti sono: la formazione di piccole comunità vive, la formazione
di agenti di pastorale, l’attenzione particolare alla pastorale dell’adolescenza
e della gioventù.
Tutti sappiamo che la gioventù rappresenta il futuro di questa nazione.
Purtroppo la storia della Guinea, in questi ultimi tempi, è stata una storia di
sofferenza e, in un certo senso, di "delusione" per la caduta di tante
speranze e prospettive che si erano aperte subito dopo la guerra del 1998-99.
La società politica nella quale si erano riposte molte speranze non è stata in
grado di soddisfare i desideri di molti cuori. Purtroppo la distruzione che la
guerra ha portato non solamente a livello materiale, ma anche a livello morale,
non ha certo favorito lo sviluppo del Paese e della persona. In questo momento
in Guinea si sta assistendo a una specie di "vuoto" di punti di
riferimento, specialmente di persone che sappiano trasmettere alle giovani
generazioni motivi forti per i quali lottare e spendere la propria vita. Vi è
un grande desiderio da parte di tutti di sfruttare ogni opportunità, lecita o
meno, per uscire dal Paese in cerca di un futuro migliore.
Cosa facciamo come Chiesa per venire incontro ai desideri dei giovani?
È un dato di fatto che, specialmente in questi ultimi tempi, la Chiesa diventa
sempre più punto di riferimento per molti (e quando dico Chiesa non mi
riferisco solamente a vescovi, sacerdoti o religiosi e religiose, ma anche a
laici impegnati nella vita sociale come cristiani veramente convinti).
Due, a mio avviso, sono i punti sui quali stiamo maggiormente insistendo e che
la commissione diocesana della gioventù porta avanti con una serie di incontri
durante tutto l’anno: il senso forte di "appartenenza" a una
famiglia, la famiglia umana e cristiana guineana, e la formazione di una
coscienza forte al senso del bene comune e della mia responsabilità come uomo e
cristiano dentro questa realtà.
Quali mezzi usiamo per portare avanti questo cammino di formazione? Diversi, e
ciascuna comunità, in base alla propria realtà, cerca di trovare le forme
migliori perché questa formazione diventi sempre più efficace.
Vorrei qui sottolineare alcune attività che stiamo portando avanti:
innanzitutto la formazione di catechisti e agenti di pastorale (per la maggior
parte giovani), e quella delle giovani famiglie cristiane. Vi è poi, a livello
di liceo, un programma chiamato "Alerta vita", che aiuta i giovani
studenti a riflettere sulla realtà della propria vita, specialmente nel
rapporto con l’altro, e una formazione particolare nel campo dell’Aids.
Un altro aspetto importante sono i vari incontri di "scuola della
Parola" che servono ad aiutare i giovani guineani a familiarizzarsi sempre
più con il metodo della "Lectio divina" e a far sì che la Parola di Dio diventi
giorno dopo giorno punto di riferimento della propria vita.
Alcuni movimenti ecclesiali aiutano a crescere in questo senso di appartenenza
alla Chiesa e nel proprio impegno. Per gli adolescenti vi è il movimento dei
"Valentes" (un po’ la nostra "Azione cattolica ragazzi") e
per i giovani vi è il movimento degli "scout" (che, tra l’altro, quest’anno
celebra a livello mondiale i suoi cento anni di esistenza).
Non è facile per questi giovani andare quotidianamente controcorrente,
specialmente in questo momento in cui molti cercano di approfittare di loro e
della loro povertà per i propri interessi personali (sappiamo tutti che il
segretario generale dell’Onu recentemente ha manifestato la sua preoccupazione
per la Guinea Bissau che sta diventando uno dei primi Paesi al mondo dove il
traffico di droga è sempre più "pesante" e incontrollato).
In questo momento chiediamo il vostro aiuto affinché il sogno di una società
più giusta, dove la stabilità e la pace siano veramente frutto di dialogo e di
conversione interiore, diventi realtà per tutti noi.