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P. LUIGI
PUSSETTO |
Ci sono missionari capaci di trasmettere tutta
la ricchezza di una cultura diversa dalla propria, perché loro stessi se ne
sono appassionati. P. Luigi Pussetto era un missionario di questo tipo. A
testimoniarlo, dopo la sua scomparsa a frebbraio di quest'anno, è rimasto il
suo libro: "I Santal del Bangladesh. Tradizioni e feste", frutto del
suo lavoro di etnologo.
P. Luigi, che ha trascorso metà della sua vita da missionario in Bangladesh e
l'altra metà in Guinea Bissau, era uno studioso delle culture locali. Il libro
sui Santal, una popolazione tribale del Bangladesh, è rimasto come testo di
riferimento per chi studia questa etnia.
In Guinea Bissau, con la tenacia di un missionario ancora giovane, si è
appassionato a tal punto alla cultura dei Balanta da intraprendere la stesura di
un vocabolario sulla lingua di questo popolo.
P. Angelo Rusconi, che ha condiviso con lui gli anni del Bangladesh, lo ricorda
così.
«Era un uomo di preghiera, P. Luigi. Anche l'ultimo sabato si è inginocchiato
per dire il rosario in comunità. Proprio il santo rosario mi sembra l'icona
migliore, la sintesi della sua vita. Ha conosciuto i misteri della gioia: il
gusto e il culto del creato, "lo stormire improvviso dei rami di un albero
o di un cespuglio, il rinfrangersi d'un raggio di sole sull'onda mossa di uno
stagno, fiori e frutti coltivati con passione, il silenzio e la pace della
foresta di Dhanjuri". Quelli del dolore. Per adattarsi a un'altra cultura
ha speso mente e cuore, facendo l'esperienza del salmista: "Chi porta il
sacco della semente se ne va con lacrime". Scriveva nella tesi su Santal:
"Quello che conta è in realtà un adattamento intelligente basato sulla
conoscenza amorosa degli usi e costumi e dell'animo del popolo tra cui si vive.
Ma, forse senza volerlo si continua ad imporre i propri punti di vista in ogni
campo". Nel suo lavoro non sono mancati i misteri della luce.
"Canto, musica e danza possono diventare mezzo di proclamazione del vangelo
- scrive nella tesi - . Non sarebbe il primo esperimento in Bengala: già furono
usati efficacemente questi mezzi agli inizi della missione. È questa una
stupenda possibilità che potrebbe aprire una nuova strada al messaggio di
Cristo tra i Santal e gli altri popoli aborigeni". Ormai vive i misteri
della gloria.
Nell'opera sui Santal conclude: "Nonostante i punti negativi, si deve dire
che in Bangladesh i missionari hanno lavorato alacremente per il Regno di Cristo.
Ma quello che conta è fidarci di Lui, unificare gli sforzi e lavorare in
umiltà".
Anche P. Ermanno Battisti lo ricorda missionario in Guinea Bissau. «Ho
conosciuto P. Pussetto all'inizio della sua misione in Guinea Bissau nel 1981,
quando l'ho accompagnato a Lisbona, dove sarebbe rimasto per alcuni mesi per
imparare la lingua portoghese. Era stato destinato in questa missione africana
non potendo più tornare in Bangladesh, e sicuramente la nuova destinazione
presentava incognite nuove, anche perché era ormai vicino ai sessant'anni e
aveva non poche difficoltà di salute e alimentazione. Ma ci andava volentieri,
ricordo, nella fiducia, come mi diceva, che Dio sarebbe stato la luce dei suoi
passi. In Guinea ho avuto anche spesso modo di osservarlo da vicino quando
volentieri veniva nella nostra chiesa parrocchiale a dare una mano nella
liturgia o nelle confessioni: sempre disponibile, ma anche preoccupato di vivere
con serietà tutto quello che si riferiva alla sua vita di credente, di
sacerdote e di missionario. Non solo: aveva lo scrupolo di svolgere nel modo
più perfetto possibile anche ogni altro suo impegno, come, ad esempio, la
coltivazione, nei terreni della missione, di piante utili di ogni tipo e
soprattutto nello studio di una lingua indigena per lui del tutto nuova e irta
di difficoltà, ma che aveva affrontato con il coraggio e la tenacia di un
missionario giovane, con la volontà di scriverne addirittura il vocabolario».
Così p. Angelo lo ricorda negli ultimi giorni: « Ultimamente erano poche le
parole che ci si scambiava.Mi guardava. Sorrideva. Lo punzecchiavo: "Padre,
non prega più per me: me ne accorgo". "Cosa dici. Tutti i giorni, ti
ricordo con il nome"».