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Zamala 15/3/2003

Carissimi,
dopo un lungo silenzio, mi rifaccio vivo. Apro questa lettera con una bella notizia: in Gennaio ho avuto la gioia di accogliere mio fratello in visita a me e alla missione di Salak. Ritengo questa visita una grazia del Signore per tutt’e due.

Non mi dilungo su questa visita perché lui stesso ne ha parlato con entusiasmo a tutti quelli che ha incontrato al suo ritorno.

Vi sto scrivendo dal distretto missionario di Zamala, a 50 km da Salak. Di questo distretto ve ne avevo parlato nella circolare di Giugno dell’anno scorso. Mi trovo qui per una tourné di visite alle comunità (15) in vista della preparazione alla Pasqua.

Come svolgo questa tourné… Al mattino mi reco in una comunità, introduco con una preghiera poi faccio una catechesi. Il tema proposto dalla diocesi quest’anno sono le C.E.V (Comunità Ecclesiale Vivente), quindi il testo base di questa mia catechesi è il Cap. 2 degli Atti degli Apostoli. Poi preparo i pochi cristiani alla confessione, in seguito vediamo insieme i problemi della comunità. Le esigenze più sentite sono: acqua (pozzi), costruzione o rifacimento della cappella, sala per riunioni ed attività di promozione umana, aule di scuola… Le necessità sono molte, ma le promesse da parte mia sono poche. Perché? Innanzitutto i mezzi non sono molti, ma anche perché esigo (e questa è la “politica” diocesana) che facciano la loro parte nel raccogliere un po’ di soldi e nel mettere il lavoro manuale.

Purtroppo succede che, per un pozzo, ho dei soldi, ma il loro contributo si fa attendere lungamente, e allora il lavoro non parte. Questo fatto, ve lo dico sinceramente, mi irrita interiormente, e qualche volta anche esteriormente, perché hanno la possibilità di essere aiutati ma loro non si muovono. Oppure capita che, la persona alla quale hanno affidato i soldi (frutto del loro contributo), sia disonesta e li fa sparire e allora la cosa è più grave.

Anche queste cose fanno parte della vita missionaria.

Qui a Zamala, il prete che mi ha preceduto nell’incarico pastorale di questa zona, ha costruito una casetta di passaggio con un saloncino e due stanze. Per quanto riguarda il cibo (quando non mangio nelle comunità) è la moglie di Paul (il responsabile del distretto) che mi prepara da mangiare, mentre i suoi bambini mi portano l’acqua per bere e per lavarmi. Non c’è luce elettrica, ma me la sbroglio con una lampada da campeggio a gas e, per rimontare il morale, mi faccio un buon caffé con un forellino. Come vedete, anche senza le “comodità” di Salak, sopravvivo.

Dopo questa parentesi savanesca (=in savana), rientrerò a Salak, dove mi aspettano altri impegni Pasquali. Potrò tirare un po’ di respiro solo nella prima settimana di Maggio, quando avrò terminato la visita di tutte le comunità di Salak.

Termino questa mia lunga chiacchierata, augurandovi una Buona Risurrezione nello spirito e nel vostro impegno cristiano.

Grazie per la vostra vicinanza con la preghiera e l’aiuto materiale. Che il Signore Gesù Risorto e vivo fra noi vi benedica.                                  

Con amicizia!

P. Alberto Sambusiti