MISSIONE SPERANZA

MISSIONE AMICIZIA   L'obbedienza di P. Luigi Tiziani   CASA SAN GIUSEPPE

P. Mario Faccioli
"Missionari del Pime" , Maggio 2002

P. Luigi Tiziani nasce nel 1919 a Busto Arsizio (Varese). Ordinato nel 1947, parte per la Guinea Portoghese,
oggi Guinea Bissau, nel 1951, dove resta fino al 1964. Rientrato in Italia ha servito l'Istituto a Milano, Genova e Saronno. L'8 febbraio di quest'anno, a 82 anni, p. Luigi è salito al Cielo.
Ecco il ricordo di uno dei suoi compagni di missione...

Tocca a me scrivere due parole su questo missionario del Pime che ci ha lasciato, sia per il fatto che fu mio compagno di scuola, sia perché i suoi anni di missione furono del mio tempo (e anche di p. Borgato).
Anche lui dopo l'ordinazione sacerdotale, nel 1947, fu trattenuto per alcuni anni in Italia per vari servizi all'Istituto e partì per la Guinea con altri tre confratelli (Vernocchi, Grillo e Ianicelli) solo nel 1951; fu la seconda spedizione di missionari per quel Paese dopo il primo gruppo del 1947.
Tiziani fu condotto a Farim, coadiutore di p. Stevanin; dopo due anni Stevanin passò a Catiò e lui diventò parroco della parrocchia-missione di Farim, e vi rimase fino all'inizio degli anni Sessanta, quando venne destinato a Bafatà.
Vi restò pochi anni perché verso la fine del 1964, per gravi problemi cardiaci, dovette lasciare la Guinea e tornare in Italia: fu un rientro definitivo, perché anche in Italia la sua salute non ricuperò gran che (fu sempre tra il discreto e il precario, e tra il precario e... il peggio).
Comunque, nonostante la salute, possiamo dire che negli anni dal 1964 fino alla fine della sua vita, che ha passato in Italia, p. Luigi non si è "messo a riposo"... ma è stato a disposizione dei superiori per vari impegni.
Fu per molti anni a Velo d'Astico come responsabile della casa dove proprio in quegli anni furono fatti vari lavori. Si occupò molto sia nell'animazione missionaria in diocesi di Vicenza, sia nell'accoglienza di gruppi parrocchiali nella villa Velo, per ritiri, conferenze e corsi di formazione; sia per le vacanze dei seminaristi del Pime di Preganziol.
Fu anche rettore in Casa Madre a Milano, e in un periodo tutt'altro che tranquillo e sereno. Fu rettore per diversi anni anche nella nostra casa di Genova, dove non solo ha fatto modifiche e miglioramenti ma fu proprio nel suo tempo, se non erro, che avvenne la ristrutturazione radicale di quella Casa. E l'ultimo suo impegno fu a saronno, dove gli fu scoperto il male gravissimo e irreversibile, che nel giro di un paio di anni lo port1o a concludere il suo "santo viaggio".
Che possiamo aggiungere ancora di p. Tiziani?
Quando si fa un discorso per qualcuno che ci ha lasciati, pare che si debbano dire sempre e solo cose belle... può essere vero, ma fino ad un certo punto, perché p. Tiziani aveva indubbiamente i suoi limiti, come tutti... ma c'è una cosa di lui, molto bella, che mi pare di poter sottolineare. Una virtù fondamentale per un cristiano, sacerdote e missionario: il coraggio di dire sempre di sì al Signore e ai superiori.
Quando si è trattato di partire per la missione, ha detto di sì, come l'ha detto quando per malattia ha dovuto lasciare la missione; e lasciare la missione a 38 anni non è una cosa che si accetta a cuor leggero e con la gioia stampata sul viso.
In Italia ha accettato e svolto incarichi anche difficili e impegnativi sicuro di fare la volontà di Dio; e chi di noi lo ha conosciuto o incontrato, anche in questi ultimi anni, può affermare di averlo visto sempre tranquillo e sereno, e sempre ben disposto.
Io l'ho incontrato qualche mese fa a Milano dove si trovava di passaggio: lo vidi dimagrito in modo impressionante, la faccia tirata, ma non gli mancava il solito sorriso e la sua solita "battutina".
Nel mese di febbraio sono partiti per il cielo anche il nostro carissimo p. Giannini che ci ha donato sei anni preziosi della sua vita come Superiore Generale; p. Leoncini che ha fatto tanti anni di missione in India e che ha tanto sofferto, anche fisicamente.
È bene e fa bene ricordarli ora che sono nella luce di Dio...
Credo che questo ricordo ci mette dentro qualcosa che appartiene alla categoria dell'essenziale, a ciò che veramente resta di ciò che siamo, di ciò che siamo stati...
Per noi, ognuno di noi che ancora siamo in cammino verso la meta, fa bene guardare a questi nostri confratelli, che si trovano in un'altra dimensione, quella definitiva; e sentiamo che sono tutt'altro che scomparsi dalla nostra memoria, anzi ricordandoci di loro scopriamo sempre qualche lato umanamente e spiritualmente valido che ci fa bene, che ci edifica.
Credo, e sono certo, che al ripensare così i nostri confratelli che ci hanno lasciato, ma io direi anche quelli che non ci hanno lasciato e sono qui con noi, ci farà crescere davanti a Dio e soprattutto potrà aiutarci a vedere la missione che Dio ci ha affidato in una maniera più vera e autentica.