MISSIONE SPERANZA

DALL’INDIA

MISSIONE AMICIZIA     Qui, dove la vita scoppia!     SEGUENTE

Quella vita che si è manifestata e di cui rendiamo testimonianza,
quella vita che è del Verbo di Dio,
che era presso il Padre... questa vita in India si vede!

Entusiasmo e allegria di ragazzi indiani!

P. CARLO TORRIANI
("Missionari del Pime", Ottobre 2007)

Nei mesi d’inverno, quando i turisti europei arrivano in India, capita di dover accompagnare qualche amico per le vie di una grande metropoli come Bombay e di trovarsi nel mezzo delle folle che escono dalle stazioni metropolitane e si riversano negli uffici del centro; capita di passare lungo le strade vicino al porto dove migliaia di persone vivono sui marciapiedi, di vedere qualche distesa di baracche dall’alto di un cavalcavia. Allora si sente che un silenzio opprimente stringe la gola. E quando si vedono bambini e bambini che giocano con un nonnulla ai fianchi delle strade e si aggirano a frotte con le cartelle e le divise scolastiche, capita di sentire domande come questa: «Ma perché continuano a fare bambini in queste condizioni?».
Io che da anni ci vivo dentro, da una parte rivivo le stesse impressioni del mio primo impatto e mi sento imbarazzato a dare una risposta; ma d’altra parte la lunga convivenza con questi uomini e donne mi ha fatto scoprire la risposta: i bambini sono il segno dell’amore che esiste in queste condizioni; i bambini rappresentano l’unica loro speranza; sono la vita, sono il futuro.
Le percezioni, le impressioni, i sentimenti, le reazioni possono essere svariatissime, dipendenti dai nostri umori, dalle precedenti esperienze, dall’educazione, da quello che si vede o non si vede; ma una cosa è evidente, una cosa è innegabile (seppure con riserve), una cosa balza agli occhi di tutti: in
India (a Bombay) c’è vita. La vita qui scoppia sotto i nostri occhi. Ci si può certo chiedere: ma quale vita? La vita della flora, la vita della fauna, la vita umana. L’occidentale si può chiedere ancora: è questa una vita «umana»? La vita è sempre un fenomeno in evoluzione. Le condizioni di vita che si vedono nelle vie e nelle baracche di Bombay non rappresentano certo il livello più alto dell’evoluzione umana. Ma tutte le civiltà sono passate attraverso livelli simili. Inoltre quando si pensa che il "rishi", il veggente, l’uomo di Dio, non ha bisogno di nulla per contemplare l’ultima realtà, che anzi si priva di tutto per essere più libero di vedere al di là, quando pensiamo che in India i "rishi", i veggenti, sono esistiti da sempre, in condizioni economiche e sociali non certo migliori di quelle attuali, chi può dire che quella donna che contempla i suoi bambini nei quattro metri quadrati della sua tenda sul marciapiede, che quel facchino che beve il tè durante la sosta del suo lavoro, non abbiano un momento di visione beatifica? L’uomo è capace di trascendere qualsiasi condizionamento.
Forse io sto fantasticando quando parlo di realtà ultime e di visione beatifica. Certamente non voglio né difendere né idealizzare la povertà e tanto meno esimermi dal lavorare e lottare per la giustizia e lo sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini, ma la vita che si vede a Bombay non è fantasia, è una realtà evidente e prorompente. Mi viene in mente tutta la tematica della vita come Giovanni la descrive nel suo Vangelo e nelle sue lettere. Parafrasando l’inizio della sua prima lettera: quello che abbiamo veduto coi nostri occhi, che abbiamo contemplato e le nostre mani hanno toccato, quel che esisteva fin dall’inizio, quella vita che si è manifestata e noi l’abbiamo veduta e ne rendiamo testimonianza, questa vita che è del Verbo di Dio, che era presso il Padre... questa vita in India si vede.
Ci vuole fede, mi direte voi. Certo! Ma senza fede non si vive.

( Tratto da: C. Torriani, «La porta del cielo», Ed. Emi, Bologna 1997 )

"La Porta del Cielo": http://www.swargadwar.com/sd_italiano.htm