MISSIONE INDIA

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dove i "lebbrosi" diventano "profeti"

Giorgio Bernardelli
("Missionari del Pime", Gennaio 2009)

D’accordo: la "lebbra" è una malattia come altre, oggi anche curabile in maniera efficace. Ma la lunga storia di segregazione dei "lebbrosi" - e la loro presenza ricorrente nelle "Scritture" - non dicono forse anche qualcos’altro? Non sono loro stessi un messaggio che chiama in causa la vita di tutti? È l’intuizione che dal 1983 a Rohinjan - nell’estrema periferia della "Grande Mumbai" - guida i passi di "Swarga Dwar", la «porta del cielo» voluta da Padre Carlo Torriani, Missionario del "Pime" in India dal 1969. Non un "lebbrosario", ma un "ashram", cioè un "luogo dello spirito". Dove i lebbrosi si guadagnano da vivere producendo il riso e il latte di cui hanno bisogno. E insieme testimoniano che «il "Regno di Dio" è fondato sulla pietra scartata dai costruttori».
A "Swarga Dwar" ci sono anche il "dispensario" e l’"ospizio" per chi non è più in grado di lavorare. Ma sorgono in un luogo pieno di vita: dal 1997, infatti, la comunità ha preso in carico anche un gruppo di bambini lebbrosi o orfani di lebbrosi, che - attraverso la scuola e il clima di famiglia assicurato da Luigina Marchesi insieme a una coppia di indiani - possono guardare con altri occhi al proprio destino. Non è però solo un’opera (importante) di "promozione sociale". C’è anche un altro significato, che punta decisamente più lontano. «Vivendo con loro - ha scritto Padre Torriani in occasione dei 25 anni di "Swarga Dwar" - ci siamo accorti che i lebbrosi sono come i "profeti" dell’"Antico Testamento". Ci parlano del nostro futuro, del "piano di Dio". Con le loro "deformità" sono per noi come l’immagine della morte e ci ricordano la nostra "caducità". Senza dubbio - continua Padre Torriani - hanno bisogno di cure mediche, ma come Giobbe, nella "Bibbia", essi sfidano le nostre teorie su Dio e sulla salvezza. In nome di Dio, con la loro vita serena, c’insegnano che la morte non è la fine, ma solo una porta, la porta del cielo».
Eccola, dunque, la vita dell’"ashram" dei lebbrosi. Sveglia alle 6,30 e subito due ore di lavoro manuale per tutti: nei campi dove si coltiva il riso, oppure a tenere puliti i "vialetti". Poi la colazione, insieme, sotto la grande "tettoia-refettorio", dominata dall’ammonimento di San Paolo: «Chi non lavora neppure mangi». È la premessa per la giornata di ciascuno: chi in ufficio, chi in "corsia", chi in cucina, chi nella stalla con le bufale. Fino alla sera, quando ci si ritroverà per la preghiera nella Cappella «ecumenica», cioè aperta a tutte le religioni: indù, buddhisti, giainisti, sikh, parsi, ebrei, cristiani, musulmani... Ogni giorno si prega in comunione con un gruppo di credenti. Tra i simboli c’è perfino la "falce e martello", perché dall’abbraccio dei lebbrosi nemmeno gli "atei" devono rimanere fuori. Shantaram, con le sue mani "deformate" dalla lebbra, suona il tamburo; e nella preghiera il mondo intero entra a "Swarga Dwar". Alla Domenica la Messa si celebra nell’altra Cappella, quella cattolica, dove è custodita l’"Eucaristia". Ma anche chi non è cristiano viene e partecipa.
Accettare la "profezia" dei lebbrosi, però, porta ad andare anche oltre le loro "piaghe". Così - nel grande terreno dell’"ashram" - ti imbatti nel "Jyothis Care Centre", la casa dove sono accolte 30 giovani donne malate di "Aids". L’ha aperta nel 2000 la Congregazione indiana delle "Sisters of the Desituite" su un’area messa a disposizione da "Swarga Dwar". E poi c’è la casa per i 40 "ragazzi di strada" raccolti dalla "Jan Vikas Society" e assistiti dalle "Suore Francescane di Cristo Re". Ma ci sono anche le scuole di Rohinjan, il villaggio vicino. Dotate di nuove aule e strutture grazie a "Swarga Dwar" (con il sostegno di "Caritas Ambrosiana"). Il centro dei lebbrosi sta aiutando a crescere l’intera comunità. Gettando un seme più forte dei "pregiudizi" che anche qui intorno faticano a scomparire.
Fai per uscire e sul cancello ti imbatti nell’ultima scritta, l’ennesima frase che nella "Scrittura" parla di loro: «Andate e dite a tutti quello che avete visto e udito: i lebbrosi sono sanati». Portano sulla carne i segni della loro malattia. Ma in questo "ashram" assolutamente unico coltivano il loro riso, vivono insieme, pregano insieme. Chi è davvero sano e chi è malato? È la domanda "evangelica" che ti resta nel cuore. Quella che ti chiede di non accontentarti di un po’ di pietà. Per una volta prova davvero a guardare il mondo dalla «porta del cielo».

"La Porta del Cielo": http://www.swargadwar.com/sd_italiano.htm