MISSIONE AMICIZIA   DALL’AMAZZONIA, P. ENRICO UGGÈ   COME SE FOSSI INDIO

Il Natale felice di Radio Alvorada

Il programma per bambini della radio fondata dal Pime in Amazzonia
è stato premiato dall’Unicef.
I suoi piccoli ascoltatori, per Natale, hanno un sogno.

P. ENRICO UGGÈ, direttore di "Radio Alvorada".

Emanuela Citterio
("Missionari del Pime", Dicembre 2005)

In Amazzonia c’è un programma molto speciale. Si chiama "L’ora felice dei bambini". Ogni giorno, dalle 17 alle 17 e 30, tiene incollati alla radio migliaia di piccoli ascoltatori, dalla città di Parintins, dove ha sede, fino ai villaggi sparsi in mezzo alla foresta. Il conduttore è altrettanto speciale: un missionario del Pime, padre Enrico Uggè. I suoi 35 anni trascorsi in Amazzonia si accendono di entusiasmo quando parla di Radio Alvorada, l’emittente fondata nel 1967 da monsignor Angelo Cerqua del Pime, che dal ’92 trasmette il programma.

"L’ora felice dei bambini" è stata premiata dall’Unicef. Perché questa trasmissione ha tanto successo?

È un programma molto vivo, al quale i bambini partecipano direttamente inviando storie, canti, lettere. O venendo negli studi, se possono. Questa è una caratteristica di Radio Alvorada, e il motivo per cui è diventata un punto di riferimento per la gente in tutta la regione. È difficile spiegare quanto possa essere importante una radio così in Amazzonia, per le comunità sparse nella foresta che spesso non hanno altre possibilità di collegamento, ma anche per i bambini che vivono nelle favelas della città. Scopo principale del programma è trasmettere valori positivi, ma anche divertire. La finalità educativa e formativa è sotto forma di gioco.

Cosa rappresenta questa trasmissione per i bambini delle favelas di Parintins?

"Io sogno quando ascolto la radio", mi ha scritto un bambino. Nelle letterine che ci mandano commentano i racconti che abbiamo trasmesso, ci chiedono di ripetere quelli che hanno amato di più, parlano di loro stessi e della propria famiglia. Sentire il proprio nome alla radio, la propria richiesta esaudita è una gioia che rende viva la loro giornata. Cose semplici, mi dico spesso, ma almeno hai fatto felice una persona. Una sera è arrivato negli studi un bambino con il suo papà. Non era riuscito a registrare la trasmissione come ogni giorno e aveva tormentato il genitore fino a farsi accompagnare alla radio. Per questo Natale 2005 abbiamo un sogno: un Natale Alvorada per i bambini sotto gli otto anni che vivono nella periferia di Parintins. Vorremmo organizzare una festa in collaborazione con le parrocchie per dare ai più bisognosi la possibilità di vivere la loro "giornata felice", in cui sentirsi, per una volta, protagonisti. Anzi, lanciamo un appello a chi ci vorrà sostenere dall’Italia.

Si può fare comunità anche a partire da un radio?

Sì. Qui poi la stragrande maggioranza della popolazione non ha la linea telefonica e Radio Alvorada è diventata un mezzo di comunicazione per 500 villaggi sparsi nella foresta e isolati fra loro, che vedono il prete una volta ogni quattro o cinque mesi. È anche un modo per seguire le celebrazioni religiose e gli avvenimenti sociali, tristi o allegri, della propria terra, visto che la televisione trasmette solo notizie a livello nazionale o internazionale. Non solo, attorno alla radio si sono moltiplicate le iniziative: un campionato di calcio per giovani, attività ricreative per i bambini. A Natale a Parintins c’è la tradizionale festa delle pastorelle: gruppi di ragazze che girano per la città raccontando la storia di Gesù con filastrocche cantate al suono del violino. E in radio c’è una specie di gara per la performance più bella.

Chi lavora a radio Alvorada?

Le trasmissioni sono realizzate da una quindicina di persone, fra cui otto giornalisti professionisti, che vanno in giro per la città a raccogliere le notizie, organizzano tavole rotonde a cui la gente può partecipare. La radio vive con fatica, siamo sempre un po’ in rosso. Però sta a cuore al vescovo, e a tutti noi del Pime, perché è uno strumento veramente importante per far crescere una coscienza critica e l’attenzione alla realtà.

Qual è l’esito di questo impegno nella comunicazione?

La gente dice: "l’ha detto la radio Alvorada", per sottolineare che una notizia è attendibile. È un riconoscimento che ripaga di tutti gli sforzi. Sanno che siamo una radio indipendente, che non è legata a nessun gruppo politico o economico.
Qualche tempo fa un’inchiesta ha messo a nudo le trame di un politico corrotto, che è arrivato in radio e ha malmenato il nostro giornalista. Ma tutte le altre radio hanno reagito e hanno diffuso la notizia, così mezzo Brasile sapeva quello che era accaduto. C’è stata una grande protesta che ha coinvolto 20mila persone e il politico ha dovuto dimettersi, sfatando il mito che i potenti vincono sempre. Questo è stato il frutto più grande: la coscienza che le cose possono cambiare, se tutti si uniscono per promuovere la giustizia.