MISSIONE AMICIZIA    P. GIOVANNI VANZETTI    MISSIONE BANGLADESH

(1925-2007)

"La missione continua!"

P. GIOVANNI VANZETTI, Missionario in Bangladesh. P. Giovanni con un piccolo bengalese! Il suo sguardo semplice che arriva al cuore... Abbraccio di benedizione a un giovane sacerdote!

P. Giovanni Vanzetti è nato a Savigliano (Cuneo) il 15 Giugno del 1925, ed è stato ordinato sacerdote a Milano il 25 Giugno del 1950. Dal 1950 al 1953 fu "propagandista" (animatore missionario) a Sant’Ilario (GE). Nel 1953 ricevette la destinazione per Jailpaiguri, in India, ma non riuscendo ad ottenere il visto di entrata, nel 1955 fu "ridestinato" al Pakistan orientale. Partì il 29 Giugno 1955 con la nave "Asia" e arrivò a Kharachi il 12 Luglio. Dopo qualche giorno volò a Dhaka, e quindi, in treno, raggiunse Dinajpur.

Arrivato a Dinajpur, venne mandato da Luglio a Novembre ad imparare l’Inglese a Saidpur. Dopo lo studio dell’Inglese, fu destinato a Boldipukur, al posto di P. Pussetto ed insieme a P. Gerlero. A Boldipukur imparò il Bengalese.

Dal Novembre 1956 all’Ottobre 1958 fu ad Andharkota con P. Pinos, e dal 1958 al Gennaio del 1961 fu destinato a Rohanpur, con un prete Indiano di nome Alexander. Succederà a questo primo parroco un altro Indiano proveniente anche lui dal Kerala, di nome Sebastian. Durante quel periodo P. Giovanni fu incaricato di costruire l’attuale Chiesa in muratura.

Negli anni ’61-’62 P. Vanzetti fu mandato a Mariampur a sostituire P. Scuccato, in Italia per le vacanze. Mons. Obert gli aveva conferito il mandato di iniziare una presenza a Pathorgata, dove già c’erano circa settecento Cristiani Oraon e Santal, distribuiti in 16 villaggi. Dal Gennaio 1962 andò a risiedere a Cassiabhari, da dove cominciò la costruzione della casa canonica. Nel 1963 costruì la Chiesa, in terra come la canonica. Rimase a Pathorgata fino al 1979.

In questo lungo periodo, P. Vanzetti racconta, nell’intervista rilasciata l’11 Gennaio 2001 a Loanipara a P. Rapacioli, di aver contribuito in modo significativo a sviluppare l’agricoltura della zona. Introdusse una nuova semente chiamata "IRRI" (un "ibrido" selezionato proveniente dalle Filippine), che gradualmente soppiantò il riso locale, insegnò la tecnica del trapianto del riso, e diversificò le colture, introducendo il frumento, le patate (Olandesi), i pomodori, ecc. Costruì anche una diga e cinque chilometri di canali per l’irrigazione. Come riconoscimento, gli fu conferito un premio per l’agricoltura a Joypurat. Costruì infine la scuola elementare, dando a tutti la possibilità di accedere all’educazione di base.

Dal Novembre del 1979 all’inizio del 1980, P. Giovanni si recò nelle Filippine per un corso di aggiornamento, e a partire dall’Aprile si trasferì a Khalisha, un villaggio che dipendeva dalla parrocchia di Boldipukur. Al suo arrivo c’erano circa ottocento Cristiani distribuiti in cinque o sei villaggi, Oraon e Santal, con un solo villaggio Mahali.

Nel Giugno del 1981 si trasferì a Dinajpur, da dove si recava regolarmente a Chalapara. Quando già stava accingendosi a costruire la casa parrocchiale, nel Novembre venne mandato di nuovo a Khalisha, dove rimase fino al 1995, quando si recò in Italia per cure.

Ritornò in Bangladesh nel 1995, e fu mandato a Loanipara, dove si trovava al momento della morte. Nel Novembre 2003, in una lettera a Mons. Moses Costa, P. Vanzetti chiedeva di essere esentato dalla responsabilità della "quasi-parrocchia" di Lohanipara. Nel Gennaio 2007 il Vescovo, oltre ad informare P. Vanzetti circa l’erezione della "quasi-parrocchia" di Lohanipara a parrocchia, lo informava anche della nomina di P. Albinus Toppo a parroco. P. Vanzetti rimase a Lohanipara come assistente.

Il 22 ottobre 2007 alle sette di mattina, a seguito probabilmente di una emorragia cerebrale, P. Giovanni è deceduto. Il parroco P. Albinus Toppo e la sua gente lo hanno trovato accasciato sulla poltrona mentre stava recitando il breviario. Aveva sul tavolino davanti a lui l’ultimo libro di Papa Benedetto XVI su Gesù, che la nipote gli aveva regalato e che si era portato in Bangladesh per rileggerlo. La sera prima aveva conversato a lungo con P. Toppo, dicendogli, tra l’altro, quando fosse morto, di seppellirlo a Lohanipara.

P. Giovanni è morto felice. Voleva infatti morire tra la gente, ed in particolare in mezzo ai suoi Oraon. Aveva letteralmente il terrore di essere costretto ad andare in Italia, oppure alla Casa del PIME di Dinajpur, a causa dell’età o della salute. Il Signore ha accolto la sua preghiera e lo ha fatto morire tra coloro che ha servito e amato.

Ma c’era un’altra ragione della sua felicità. P. Vanzetti aveva un sogno: aprire un "sottocentro" nel vicino villaggio di Pacpukur. Essendo questo anche il desiderio del parroco e del Vescovo, P. Giovanni, alla bella età di ottantadue anni, dopo la fine della stagione delle piogge, aveva iniziato la costruzione della casa parrocchiale del "sottocentro". Sperava di poter celebrare il Natale a Pacpukur.

Infine, un terzo e non meno importante motivo della sua felicità era stata l’incardinazione nella sua cara Diocesi di Saluzzo, firmata l’1 Marzo di quest’anno. P. Vanzetti ha infatti sempre privilegiato la propria Diocesi, e l’incardinazione ha formalizzato tale rapporto.

Egli amava la Chiesa e si sentiva, nella migliore tradizione "Pimina", espressione della propria Chiesa locale ed a servizio della sua Chiesa di "adozione" di Dinajpur. Da uomo pratico quale era, recentemente aveva fatto una grossa donazione per la costruzione del nuovo centro pastorale diocesano e, dopo il ritorno dall’ultima vacanza in Italia nel Luglio di quest’anno, aveva dato al Vescovo, come suo consueto, tante offerte per la celebrazione di S. Messe.

P. Giovanni è ora nella pace del Regno, che ha servito attraverso la propria dedizione alla Chiesa. Egli non si è risparmiato, testimoniando fino alla fine il suo amore preferenziale per i bambini ed i malati. P. Vanzetti era un innamorato della missione, a cui aveva dedicato tutta la sua vita. Una frase che ripeteva spesso negli ultimi anni, soprattutto nei momenti difficili, era: "La missione continua!". Sì, la missione continua. Anche ora!